Delirio mistico e fede religiosa: dal furore della cultura greca antica al riconoscimento della patologia

Ciò che oggi è riconosciuto come patologico, in tempi antichi era considerato un modo subcosciente per tirare fuori ciò che discerne le facoltà umane. Platone riteneva che la pazzia fosse concessa per dono divino e, dando voce a Socrate nel Fedro, sosteneva che i beni più grandi derivassero proprio da essa. A lui si deve … Leggi tutto

L’amore da Platone al pensiero stupendo: intreccio di desiderio fisico e mentale

Platone ricerca l’anima feconda, il pensiero però s’immerge sempre nella carne viva che siamo. Cosa sia l’amore ancora oggi risulta difficile da descrivere, per Dante l’amore è quella forza in grado di muovere addirittura il Sole; per Jacopo Ortis l’amore è invece una gabbia che conduce al suicidio. Amore dalle mille facce, che ha la … Leggi tutto

Il crollo del ponte Morandi attraverso le note di “C’è da fare” e la poetica di Montale

Il crollo del ponte Morandi analizzato sulle note della canzone C’è da fare confrontata con la visione del mondo di Eugenio Montale, poeta genovese. Il 29 giugno hanno fatto saltare in aria le ultime pile del viadotto crollato lo scorso anno a Genova, città natale di Montale, riaprendo una ferita ben poco rimarginata nel cuore … Leggi tutto

Come Pieter Bruegel, attraverso il mito di Icaro, affronta l’ansia sociale

La paura del giudizio altrui è spesso un freno alle nostre azioni e ci spinge a dubitare di ogni passo che potremmo fare, credendo di avere su noi stessi gli occhi di chi ci sta intorno. Pieter Bruegel, col suo dipinto “La caduta di Icaro”, prova a liberarci da questa ansia sociale. Rappresentazione della fobia … Leggi tutto

La percezione sensitiva del corpo a partire da Daniel Pennac

“Per tutta la vita dobbiamo sforzarci di credere ai nostri sensi”  (Daniel Pennac, “Storia di un corpo”) Partendo dal romanzo di Pennac “Storia di un corpo” ne scaturisce una riflessione sul ruolo della corporeità in ogni individuo. Che rapporto abbiamo con l’involucro che indossiamo quotidianamente? Che concezione abbiamo del nostro corpo e, soprattutto, quanto tempo … Leggi tutto

Gli incubi dietro ai testi di Billie Eilish spiegati da Sigmund Freud

Cosa si nasconde dietro ai testi della giovane cantante californiana? Ce lo spiega Freud con la sua Interpretazione dei sogni. When We All Fall Asleep, Where Do We Go?  è il nome dell’album di debutto della giovane artista Billie Eilish che da mesi ormai domina le classifiche musicali di tutto il mondo. Il filo rosso … Leggi tutto

Black humor: dov’è il suo limite? Freud ce lo illustrò tramite il Super-io

Nonostante “humor nero” sia un concetto che emerge spesso, tanto nelle conversazioni casuali quanto nella critica letteraria, non esiste un consenso generale a riguardo. Ciò non sorprende, dato che non abbiamo una definizione chiara di umorismo, sebbene la maggior parte delle persone sia convinta di poterlo riconoscere immediatamente. Fin da Platone, e sicuramente molto prima, … Leggi tutto

The Handmaid’s tale: cosa è cambiato dal romanzo della Atwood alla serie televisiva?

The Handmaid’s tale: È meglio il libro o la serie TV? la nostra curiosità ci spinge sempre alla ricerca di nuove informazioni. Ma vediamo quali sono le più evidenti differenze tra il romanzo della Atwood e l’omonima serie tv. Nel 2017, con grande clamore, Hulu production regala agli schermi televisivi The handmaid’s tale. Lo scorso … Leggi tutto

Hegel e i Led Zeppelin si confrontano: possiamo davvero conoscere Dio?

Cosa hanno in comune un gruppo rock britannico e un filosofo tedesco? Apparentemente nulla, ma già partendo dal presupposto che fossero tutti uomini, possono essere posti sullo stesso piano nella ricerca del senso. Musica, filosofia e religione, tre ambiti che parlano dello stesso argomento, ma in tre lingue diverse. Stairway to heaven è considerata la … Leggi tutto

Il seme della follia: dal Saul alfieriano al film Shutter Island

La smania di potere, l’incapacità di adattarsi, il desiderio di vivere una realtà distinta da quella che si affronta tutti i giorni e non solo sono il preludio della follia: un tabù nella vita comune, spesso vista come motivo di isolamento, ma che nel corso della storia ha coinvolto numerosi uomini, alcuni anonimi, altri famosissimi.

I cosiddetti folli sono da sempre stati considerati dalla società come individui anormali che non riescono ad amologarsi alla massa. In passato considerati degli esseri demoniaci, in seguito deportati in strutture specializzate organizzate per evitare che entrassero in contatto con la società, al fine di non contaminarla. Per fortuna, con il tempo e il superamento dei preconcetti, anche chi viene considerato folle riesce a ritrovare se stesso e a integrarsi nuovamente nella società.

La follia nella storia

Studiare la sofferenza umana è sempre stato lo scopo della medicina fin dai suoi albori, da Ippocrate (460 – 377 a.C.), il primo medico greco che la storia riconosca, fino alla medicina odierna.

 

L’atteggiamento medico diffuso nei confronti del disturbo mentale, però, fu in origine di perplessità, incertezza e paura; poiché determinate manifestazioni comportamentali venivano considerate inspiegabili e soprannaturali, in quanto ritenute opera del diavolo, secondo le credenze cristiane.

Quella che noi comunemente chiamiamo follia è una patologia estraniante che si manifesta generando l’allontanamento dell’individuo dalla sua società, annientando la rete delle sue relazioni sociali, senza che egli se ne renda conto; dunque, una sofferenza psichica che è considerata una ‘devianza dal normale’. Ma cos’è la normalità? Certamente una convenzione ‘culturale’, che non conobbe risvolto prima di prendere piede e radicalizzarsi dagli inizi del 1900, la teoria del relativismo culturale e l’idea che non esistano realtà o princìpi assoluti, ma solo realtà legate a particolari condizioni in cui essi emergono.

Nel XVI secolo, con l’avvento delle scoperte geografiche e il contatto con altre popolazioni, l’uomo europeo si convinse di essere il portatore di civiltà, cultura e superiorità assolute, arrivando a forme di intolleranza e discriminazione del ‘diverso’ che poi, nel corso dei secoli, si radicalizzarono per arrivare a sfociare in esasperate forme di razzismo e xenofobia. La tolleranza nei confronti del follia era, quindi, del tutto inesistente e veniva considerata alla stregua di una patologia da segregare, rinchiudere e isolare dal mondo della normalità; la comunità iniziò ad allontanare i folli, la diversità venne vista come un pericolo che minava l’equilibrio della società. L’inoperosità dei folli fu equiparata a mera inutilità e mancanza di un ruolo nella società e nacque la necessità di eliminarli. Le strutture lasciate libere dai lebbrosi furono finalizzate ad accogliere una massa enorme di individui respinti dalle città e divennero ospedali con sembianze di carceri. L’Hopital General di Parigi, fondato nel 1656, rappresentò il simbolo dei luoghi di ”accoglienza” della follia, deputati alla correzione del malfunzionamento degli alienati, isolati affinché manifestassero la loro sregolatezza all’oscuro di tutti in zone neutrali che negassero loro la libertà.

Solo nella seconda metà del Settecento dalla detenzione nelle carceri si passò ad un approccio terapeutico verso i malati e si progettarono delle strutture atte alla loro accoglienza: ospedali e istituti specializzati in Germania, Inghilterra e Francia.

 

Quando il desiderio di potere si trasforma in follia: il Saul

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