Hegel e i Led Zeppelin si confrontano: possiamo davvero conoscere Dio?

Cosa hanno in comune un gruppo rock britannico e un filosofo tedesco? Apparentemente nulla, ma già partendo dal presupposto che fossero tutti uomini, possono essere posti sullo stesso piano nella ricerca del senso. Musica, filosofia e religione, tre ambiti che parlano dello stesso argomento, ma in tre lingue diverse.

Stairway to heaven è considerata la canzone rock più bella di sempre, che continua ad aprire ed esplorare a distanza di anni ancora gli aspetti più nascosti della musica e dell’uomo. La sua partitura è ancora oggi la più venduta al mondo ed è inserita nella classifica stilata da Rolling Stone delle 500 canzoni (rock e non) più belle di sempre. Come ogni opera d’arte, essa non è un capolavoro, ma rende i Led Zeppelin un grande, autentico ed universale capolavoro. Che Hegel sia un capolavoro siamo meno disposti ad accettarlo, essendo il filosofo più complesso di tutti (almeno nell’immaginario collettivo), e sicuramente il più frainteso. Nella sua visione sistematica della filosofia (secondo cui ogni cosa è conoscibile dal pensiero perché ogni cosa è pensiero) trovò spazio anche Dio. Ciò lo pone in diretto contatto con chi, più di un secolo dopo, avrebbe scritto una pietra miliare della musica mondiale.

Due immaginari che apparentemente prevaricano il razionale

Già dall’intro, Stairway to Heaven ci getta in un immaginario fantastico, esoterico ed onirico. Il testo, oggetto di molte interpretazioni anche opposte fra di loro, è un piccolo grande racconto, tracciato con linee confuse e non ben definite, come se si ripercorresse una memoria lontana, come se si viaggiasse in un sogno. L’immagine che a primo impatto il gruppo di Londra ci propone è quella della scala verso il paradiso (traducendo letteralmente il titolo). Un collegamento tra la terra e il cielo, tra il mondo delle cose e quello delle idee, fra finito ed infinito. La ricerca di una perfezione spirituale sembra essere l’intento del pezzo, il cui testo fu scritto (a detta dell’autore) in uno stato di trance. Infatti Robert Plant, voce del gruppo, dichiarò in un’intervista: ‘Tenevo in mano un pezzo di carta e una penna e, per qualche ragione, ero di pessimo umore. Quindi, all’improvviso, le mie mani cominciarono a buttare giù parole. Me ne rimasi lì a fissarle e poi quasi balzai in aria per lo stupore’. Uno stato individuabile in un oracolo in dialogo con una divinità, richiamando a noi le mitiche ambientazioni greche di Delfi. Hegel non fece nulla di molto diverso nelle lezioni di filosofia della religione a Berlino dal 1824 al 1831. L’immaginario hegeliano era molto meno onirico, paradossalmente legato molto alla ragione. Al contrario dei Led Zeppelin, Hegel non scelse la strada del sogno e del sentimento, rifiutandola anzi espressamente, per privilegiare la ricerca di una sostanza oggettiva e reale come considerava essere Dio. Il filosofo tedesco infatti sosteneva che fosse praticamente  impossibile essere atei, poiché tutti gli uomini, essendo dotati di pensiero (che gli permette di elevarsi al di sopra della natura) sono occupati nella ricerca di un senso. Dio è essenzialmente questo senso che diamo al mondo, che sia rappresentato nella figura di un uomo anziano e barbuto o che lo sia nel Big Bang. In questa visone anche la scienza è religione, in quanto essa è spiegazione del mondo.

L’elevazione come tema principale

Una scala permette di elevarsi. È questa la sua funzione naturale, quella di permettere di arrivare più in alto di dove abitualmente si è. Quella dei Led Zeppelin è ovviamente una metafora, difficile pensare infatti che una scala possa condurci al paradiso fisicamente. Si tratta piuttosto della scala della mente, di un’elevazione che parte da noi stessi. Lo spiega Hegel nelle sue lezioni. Dio è sostanzialmente pensiero, spirito. Per cui si parte dal presupposto kantiano (sebbene ci sia la volontà dichiarata di superarlo) che Dio sia pensabile. Ciò che caratterizza l’uomo è proprio il pensiero. Ma che cos’è il pensiero? Banalmente, ma nemmeno troppo, è ciò che ci differenzia dal resto del mondo, dagli animali e dalle cose. Non esistono città create dagli animali, e neppure filosofie fondate dalle pietre. L’uomo è uomo perché ha essenzialmente tre cose rispetto agli altri esseri viventi: memoria, ingegno e coscienza della morte. Hegel lo direbbe in una parola sola, ovvero pensiero. Il pensiero è dunque la scala di cui parlano i Led Zeppelin, la strada verso il paradiso. Hegel definisce la religione come un momento di elevazione dal naturale, in cui l’Io abbandona la finitezza, la natura, la contingenza e le occupazioni mondane, noiose e dolorose, per farsi spirito libero e puro. Un movimento molto simile a quello che permetterebbe di fare una scala. Elevarsi dall’ovvio, dal comodo e dal familiare, per raggiungere un luogo alto, scomodo e difficile da vedere, ma comunque visibile. Il pensiero, secondo Hegel è la scala per il paradiso. Siamo noi stessi che ci precludiamo la possibilità di raggiungerlo, essendo allo stesso tempo gli unici a potercela aprire. Bisogna camminare sui pioli del pensiero, i quali sono saldi e sicuri.

La differenza fra sentimento e rappresentazione: Dio nella comunità

L’ermetico testo della canzone propone molti spunti di riflessione riguardo la spiritualità. La grande quantità delle citazioni ha portato negli anni alla nascita di molte interpretazioni (fra le quali non manca quella che vedrebbe messaggi satanici ascoltando il testo al contrario). Non era sconosciuta infatti la passione di Jimmy Page (chitarrista) per l’occultismo, le religioni pagane e i miti norreni. Nel testo si accenna alla questione del bene e del male: ‘Yes, there are two paths you can go by, but in the long run, there’s still time to change the road you’re on”, in italiano “Sì, ci sono due sentieri che puoi percorrere, ma a lungo andare c’è ancora tempo per cambiare quello che stai percorrendo”. Un altro passaggio assai criptico richiama alla concezione da parte delle culture pagane del regno dei morti, dove secondo il mito moriva il sole:  “And as we wind on down the road, our shadows [are] taller than our souls” (“E nel momento in cui ci precipitiamo in strada, le nostre ombre [diventano] più lunghe delle nostre anime”). Le religioni utilizzano messaggi criptici e di ampia interpretazione, d’altro canto si dice che il mistero è il carattere primario della fede. Hegel parla in maniera molto ampia del concetto di rappresentazione, cioè l’insieme delle preghiere, delle gestualità e dei riti che caratterizzano una comunità religiosa. Il filosofo tedesco infatti sostiene che Dio, essendo sostanzialmente spirito, deve manifestarsi. Lo spirito che non si manifesta, non è spirito. Non è un caso se Hegel definisce il Cristianesimo ‘religione assoluta’, perché Dio si manifesta direttamente nella figura del Cristo. Nelle religioni inferiori la manifestazione sta nella comunità. Lo spirito per manifestarsi ha bisogno di una comunità, di qualcosa che sia al di fuori di esso. E da questa esigenza, secondo Hegel,  nascono i dogmi, i riti, le cerimonie proprie di una religione. Tutti i riti religiosi, spiega il filosofo, hanno il carattere di non essere compresi. Essi ci appartengono, ma non del tutto. Ci appartengono perché siamo noi ad agire e a metterli in pratica, ma li sentiamo come espropriati, non li capiamo del tutto. Il grande capolavoro dei Led Zeppelin mette in conto, magari inconsapevolmente, anche questo. Molte generazioni hanno cantato e canteranno il pezzo, molte di meno potranno dire di averlo capito. Ed è per questo che Stairway to Heaven costituisce quasi un culto per gli appassionati di rock e di musica in generale, perché possiede l’atmosfera ideale di una religione: il mistero.

Marco Braconi

2 thoughts on “Hegel e i Led Zeppelin si confrontano: possiamo davvero conoscere Dio?

  1. Articolo impeccabile, fantastico, apre la mente su argomenti spesso taciuti, qualsiasi appassionato di musica e filosofia (o delle singole) dovrebbe leggerlo, veramente affascinante, complimenti Marco

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