Il crollo del ponte Morandi attraverso le note di “C’è da fare” e la poetica di Montale

Il crollo del ponte Morandi analizzato sulle note della canzone C’è da fare confrontata con la visione del mondo di Eugenio Montale, poeta genovese.

Logo delle magliette in vendita con il ricavato da destinare alla ricostruzione del ponte

Il 29 giugno hanno fatto saltare in aria le ultime pile del viadotto crollato lo scorso anno a Genova, città natale di Montale, riaprendo una ferita ben poco rimarginata nel cuore degli italiani. Nessuna parola può esprimere appieno l’immane vuoto che lascia la caduta di un pezzo della propria città, soprattutto quando essa è causa della perdita di 43 vite.

Crollo del ponte Morandi; fonte: panorama.it

Le dinamiche del crollo

Il 14 agosto scorso il ponte Morandi di Genova è crollato a causa del cedimento strutturale degli stralli corrosi e di un tirante tranciato, uno dei tanti che sarebbero dovuti essere ristrutturati nell’ambito del progetto di retrofitting.

Backstage “C’è da fare”; fonte: rockol.it

“C’è da fare”: un inno ad unirsi…

A febbraio è uscita su You Tube C’è da fare, canzone che mostra  tutto l’amore di Paolo Kessisoglu e di numerosi cantanti italiani per Genova, “città da capire”, da assaporare nelle sue mille sfaccettature. È presente una sottile denuncia verso il disinteresse delle istituzioni rispetto ad una tragedia assolutamente evitabile se si fossero prese per tempo le dovute precauzioni. Le promesse dei politici vengono associate a quelle dei marinai, i quali non hanno alcuna certezza sul proprio ritorno, a sottolineare l’evanescenza della parola data, a cui “chi vive vicino al porto sa di non dover credere mai”. Il ritornello è una calda dimostrazione di affetto, un invito a raccogliersi in un abbraccio rigenerante che possa dare a tutti la forza per reagire, per rimboccarsi le maniche perché “c’è da fare” ancora molto per tornare alla normalità.

Progetto del nuovo ponte

…per una ricostruzione repentina

 

Tra le proposte per la costruzione di un nuovo viadotto c’è l’idea dell’architetto Renzo Piano che prevede nel suo disegno 43 piloni, pari alle vittime del crollo, ma per velocizzare la ricostruzione e terminare i lavori entro Natale 2019 il numero potrebbe ridursi notevolmente. I costi sono estremamente elevati e si aggirano intorno ai 200 milioni. Il progetto è finalizzato a creare un ponte con una forma simile ad una nave, diventando un simbolo per l’Italia intera.

E. Montale; fonte: sololibri.net

Il punto di vista di Montale

Genova è madre di numerosi artisti che spaziano tra i più disparati ambiti,dalla musica alla letteratura. In corso Dogali, a monte dell’Albergo dei Poveri, c’è  la casa natale di Eugenio Montale, poeta e premio Nobel  per la letteratura nel 1975. Montale parla del suo non sentirsi in sintonia con la vita, con il mondo e con se stesso ponendosi con la sua poetica dell’incertezza e dell’insoddisfazione tra i più grandi autori italiani del primo Novecento. La sua poesia I Limoni, appartenente alla raccolta Ossi di seppia, si chiude con una strofa emblematica ed enigmatica che in chiave d’apertura recita che “ l’illusione manca e ci riporta il tempo/nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra soltanto a pezzi, in alto, tra le cimarese”: la realtà si mostra in tutta la sua cruda concretezza e l’individuo è totalmente disilluso. Al termine del componimento compaiono come un’epifania i limoni che regalano un momento di felicità grazie al loro colore acceso e all’ intenso odore costituendo una nota positiva che si contrappone alla città rumorosa riportando il poeta a rivivere la spensieratezza della sua infanzia, un varco che permette una momentanea fuga dalla vita urbana. Montale avrebbe assistito con occhio critico e disilluso al crollo di uno dei punti nevralgici per il collegamento viario della sua città natale, avvalorando la sua visione della realtà che vede la vita come un continuo accumulo di dolori e che contempla l’assenza di una soluzione esistenziale. Il compito della poesia è per lui quello di raccontare la sofferenza, il male di vivere ed è esattamente ciò che hanno fatto gli autori di C’è da fare. Nella canzone commemorativa si afferma la volontà di fermare “chi urla, chi viaggia” per dedicarsi esclusivamente all’ascolto del rumore del mare che si contrappone al caos urbano: è una riflessione in linea con il pensiero di Montale che, seppur ben lontano da una visione idillica della natura, vede in essa la possibilità di concedersi brevi attimi felici, piccole illusioni che vengono spazzate via da tragedie come il crollo del viadotto.

Angela Orsi

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.