Il Superuovo

Che cos’è l’infinito? Rispondono il filosofo Giordano Bruno e il pittore C. D. Friedrich

L’uomo può in qualche modo riuscire a raggiungere “L’infinito”? Dalla rivoluzione scientifica in poi il concetto di infinito ha subito una rielaborazione, “trasformandosi” da mera caratteristica di Dio a base di tutta la realtà, diventando, dunque, oggetto d’interesse di artisti, filosofi e letterati che nel tempo hanno cercato di rappresentare la naturale tensione umana verso … Leggi tutto

Alle feste aggiungi un posto a tavola per Hilbert e i suoi infiniti amici

I paradossi dell’infinito sono tali perché l’infinito è una quantità bizzarra, ma le feste di Natale potrebbero aiutarci a capirne qualcuno L’infinito è una quantità strana, che non si comporta come gli altri numeri finiti e che spesso sembra autocontraddirsi. Molte nostre domande però lo chiamano in causa. L’universo è infinito? Come si comporta una … Leggi tutto

Mr. Meeseeks di Rick e Morty: la rappresentazione animata dell’esistenzialismo di Camus

Era il 2 dicembre del 2013: la AdultSwim rilascia nell’etere un programma tv che in pochi non conoscono. Stiamo parlando di “Rick and Morty”, cartone animato che ha conquistato i cuori di nichilisti, scienziati e non solo. La trama è assurda quanto semplice: l’uomo più intelligente della terra è tornato ad abitare con la figlia … Leggi tutto

Uomo e macchina, realtà e finzione, possibilità e limiti attraverso il film “Lei”

Al giorno d’oggi la vita di ognuno è caratterizzata da una componente online e una offline. Queste due realtà si intersecano e influenzano a vicenda creando un equilibrio… Ma se la vita online ci offrisse più possibilità di quella offline fino a poter sostituire il valore che l’umano ha nella “vita offline”? Lei (Her) è … Leggi tutto

L’affidabilità dei social network non lascia scampo: Facebook e il colore ipnotico

La tensione diminuisce, la respirazione si regolarizza mentre. Il corpo si rilassa, recupera. Quale metodo più efficace per sciogliere la tensione che aprire un social network blu? Il Blu rappresenta l’unione, un sentimento di appartenenza e perciò la fedeltà, sarà un caso che i principali social network da una parte rilassano e occupano il tempo … Leggi tutto

Leopardi e BoJack in continuità: quando è necessario fermarci e godere di ciò che abbiamo?

Vogliamo sempre ciò che non abbiamo e, quando lo otteniamo, ce ne stanchiamo. Viviamo nella perenne attesa di un’avventura, nel senso etimologico del termine (dal latino, advenire), nell’attesa di qualcosa che irrompa dall’esterno, che sopraggiunga in modo inaspettato e inopinato, di qualcosa che non costruiamo noi, non progettiamo noi. A cosa si riduce l’esistenza quando … Leggi tutto

Quella dannata fissazione per il tatuaggio dell’infinito: Kant ne sa qualcosa

La moda Con tatuaggi dell’infinito mi riferisco alla rappresentazione del suo simbolo, definito lemniscata. Il primo ad utilizzare tale simbolo è stato John Wallis un matematico inglese vissuto nel XVII secolo. Il concetto di infinito, però, ha radici molto più antiche e attraversa varie culture in vari periodi storici. Nella nostra società, in particolare, si … Leggi tutto

Giordano Bruno e quell’infinito spezzato dal nostro Medioevo

Presunzione di sapere, rispetto dei dogmi e superstizione. Tre comportamenti che descrivevano benissimo la vita quotidiana di epoche buie ma si adattano bene anche per il nostro presente non proprio luminoso. Basti pensare al fronte no vax, a chi fa il sottosegretario alla cultura senza toccare un libro da anni e alle proposte di corsi … Leggi tutto

Tennis match: tradizione o innovazione?

Il Next Gen ATP Finals, torneo che conta appena tre edizioni e che si svolge presso il Mediolanum Forum (Milano), non è solo il trampolino di lancio della nuova generazione di tennisti, ma anche il palco di prova di nuove regole, le quali, se ritenute efficaci, potrebbero essere introdotte permanentemente in tutte le competizioni, rivoluzionando così la mentalità del tennis. É giusto modificare le centenarie regole di questo sport per renderlo più accessibile al pubblico che lo segue da casa?

Esausti, Isner e Mahut al termine della partita da record a Wimbledon 2010.

Set più brevi, emozioni più concentrate.

Wimbledon, 2010. Al primo turno l’americano Jhon Isner batte il francese Mahut nella partita più lunga della storia del tennis che, suddivisa in tre giorni, è durata undici ore e cinque minuti. I cinque, estenuanti set si sono conclusi 70 a 68, senza tie-break come prevedono le regole di questo prestigioso torneo. Partita infinita e da record, annovera il numero più alto di aces (112, da parte di Isner e 103 di Mahut), il numero più alto di game giocati in un solo match e la durata maggiore.  Se ci fosse stato un tie-break al termine del quinto set, non avremmo avuto questa stupefacente prova di resistenza fisica e mentale che ci hanno regalato i due protagonisti. Le cose, tuttavia,  stanno cambiando nel mondo del tennis, che, forse, non riesce più a sostenere le pressioni di una società che vuole tutto e subito. Ovviamente, partite così lunghe e di cui non si può prevedere la fine sono d’intralcio ai veloci tempi televisivi a cui ci siamo abituati. Quindi, per trovare il giusto compromesso,  nel Next Gen ATP Finals, dal 2016, vengono utilizzate delle nuove regole per provare ad ottenere match più brevi, con più momenti chiave, che possano tenere gli spettatori incollati allo schermo per tutta la partita. Innanzitutto, i set sono stati ridotti: se prima per aggiudicarsene uno servivano sei game, qui ne bastano quattro e in caso di tre pari, si ricorre subito al tie-break. Per vincere la partita bisogna ottenere tre set su cinque, in modo che il numero totale di game vinti alla fine sia sempre di dodici (prima se ne dovevano vincere due). Più rivoluzionario ancora è il killer point sul quaranta pari: non serve più un vantaggio di due punti per vincere un game. Ciò rende la partita non solo più imprevedibile ma anche più soggetta al caso, in quanto i giocatori perdono la possibilità di “combattere” nei vantaggi per ottenere il game: un colpo di fortuna basta a decidere le sorti del game, o peggio, del match.

Chung, il primo vincitore del Next Gen ATP FInals nel 2016.

Net su servizio e giudici di linea aboliti.

Né il nastro sul servizio, né i giudici di linea hanno più voce in capitolo. Il primo perché, se il servizio entra nel rettangolo, viene considerato valido pur toccando la rete in modo da non differenziare l’intervento del nastro sul servizio da quello avvenuto durante un qualsiasi altro punto. I secondi perché dal 2017 sono stati sostituiti da un sistema elettronico che controlla linee e impatti delle palline al suolo e che suona quando una di queste finisce fuori dalle linee del campo, il quale tra l’altro è privo di corridoi. In questo modo l’errore umano nel chiamare le palline in o out viene praticamente azzerato perché le macchine non sbagliano e non dovrebbero essere soggette a nessun tipo di influenza. Altra tecnologia provata al Forum ma atta ad eliminare i tempi morti è lo shot-clock: un timer che, a bordo campo, impedisce di ignorare la regola dei 25 secondi tra la prima e la seconda battuta, fa rispettare i 5 minuti di riscaldamento concessi ai giocatori prima del match e i tre minuti del medical time-out (al massimo uno per partita).

Muguruza e il suo allenatore durante un coaching.

Sport individuale sì o no?.

Grazie a delle enormi cuffie nere, che nel novembre scorso sono state, poverette, distrutte dalla furia del ventenne greco  Tsitsipas, i tennisti possono comunicare, se lo ritengono opportuno durante il cambio campo, con il proprio allenatore. Alcuni, come Alex De Minaur, 19-enne arrivato in semifinale nella scorsa edizione, che ha parlato questo argomento in un’intervista sul canale dedicato  Supertennis nel novembre 2018, non amano il coaching: poiché si tratta di uno sport individuale, il tennis dovrebbe lasciare il giocatore completamente solo in campo, a trovare in sé la soluzione per battere l’avversario senza aiuti esterni. Nel 2008, in realtà, la possibilità di coaching nel circuito WTA è stata inserita tra le regole nel singolare femminile ma tale distinzione tra i due sessi sembra non essere ben giustificata.

Stefanos Tsitsipas trionfa su Alex De Minaur al Next Gen ATP Finals 2018.

L’atmosfera

Un’altra delle regole riguarda il comportamento dei tifosi. Se prima non potevano quasi pensare di sussurrare all’orecchio del proprio vicino, pena il rimprovero dell’arbitro di sedia, adesso possono addirittura entrare e uscire dagli spalti senza aspettare la fine del cambio campo. Gli unici esenti da questa regola sono quelli che siedono dietro le linee di fondocampo. Chissà come saranno contenti i giocatori, che magari già faticano a mantenere la concentrazione sul match per tutta la partita, vedendo con la coda dell’occhio un tizio che sguscia inosservato tra le sedie cercando di non far cadere la pila di bicchieri di coca e patatine che ha appena comprato, chiedendo permesso e urtando tutti i vicini.

Il verdetto.

Queste nuove regole verranno introdotte anche in tutti gli altri tornei del circuito maggiore? Solo lo shot-clock è stato attivato durante tutti i tornei. Tuttavia l’obiettivo è stato raggiunto: le partite del Next Gen ATP Finals durano al massimo  un’ora e mezza, cioè un tempo accettabile e compatibile per le televisioni che devono trasmettere gli incontri. Da un lato rendere le partite più veloci potrebbe essere un bene in quanto migliora l’organizzazione dei tornei e non lascia che i giocatori si stanchino eccessivamente per le partite seguenti. Ciò su cui si dovrebbe pensare di più, forse, è l’introduzione del coaching, che potrebbe snaturare il concetto di fondo di questo sport: il confronto solitario con noi stessi che è il problema e insieme la soluzione della partita. Anche la leggerezza nel guardare la partita da parte dei tifosi è un’arma a doppio taglio: se da una parte un’atmosfera più rilassata sugli spalti potrebbe attirare alle partite anche le persone che ritengono il tennis uno sport troppo esclusivo, dall’altro lasciare troppa libertà di creare confusione è un’ostacolo sia alle performances dei giocatori che all’educazione che il tennis, di solito, porta con sé.

Camilla Viola

Roger Federer esulta dopo aver conquistato un punto.

 

Microcosmo e macrocosmo: come la filosofia ha per prima teorizzato l’infinito

Come sono nati gli studi riguardo l’universo e il mondo delle nanoparticelle? (http://htwins.net/scale2/) Questo percorso è iniziato più di 2600 anni fa, quando nell’antica Grecia nasceva la filosofia, che in qualità di disciplina “amante della saggezza”, tentava di descrivere i fenomeni da sempre visibili all’uomo, ma non comprensibili in maniera inequivocabile. I mezzi a disposizione … Leggi tutto