Presunzione di sapere, rispetto dei dogmi e superstizione. Tre comportamenti che descrivevano benissimo la vita quotidiana di epoche buie ma si adattano bene anche per il nostro presente non proprio luminoso. Basti pensare al fronte no vax, a chi fa il sottosegretario alla cultura senza toccare un libro da anni e alle proposte di corsi di esorcismo per contrastare riti satanici in prima serata (e sulla rete pubblica, per giunta).

Dove è finita la grandezza dell’uomo moderno? Un semplice abbaglio rinascimentale o qualcosa di più? Poco più di 400 anni fa, Giordano Bruno arse vivo, condannato dalla Chiesa, per aver difeso ed esaltato la grandezza dell’uomo, nel corpo e nell’intelletto, della natura e di un Dio che non conosce gerarchie.

Una Terra perfetta in un cosmo infinito

Il filosofo nolano si forma nel convento domenicano di Napoli fino al 1576, per poi peregrinare in Italia e Europa. I punti cardine del suo pensiero si possono riassumere in:

  1. sistema neoplatonico che include uomo, natura e Dio come parti confuse di un’unità indifferenziata;
  2. eliocentrismo di stampo copernicano.

Giordano Bruno

il nucleo della filosofia di Bruno poggia sull’infinita forza creatrice della divinità insita nella materia. Un universo panteistico nel quale la Terra non occupa più la sua millenaria posizione privilegiata, bensì condivide uno spazio infinito con altri mondi, centrali e periferici al tempo stesso. Un simile affronto all’astronomia aristotelica implica inoltre il superamento di ogni distinzione tra alto e basso, tra perfezione celeste e disvalore terrestre. Nessuna paradiso a cui aspirare e nessuna valle di lacrime da attraversare colmi di speranza: solo un prodigioso desiderio di vita hic et nunc che si riversa nell’avventura della conoscenza.

Capacità stra-ordinarie a portata di… mano

Nello Spaccio della bestia trionfante del 1584, Bruno scrive che

gli dei avevano donato all’uomo l’intelletto e le mani, e l’avevano fatto simile a loro, donandogli facoltà sopra gli animali; la qual consiste non solo in poter operare secondo la natura e l’ordinario ma, ed oltre, fuor le leggi di quella

Che la razionalità sia il tratto peculiare dell’uomo non è di per sè una scoperta. La rivoluzione di Bruno, ancora una volta contro Aristotele, consiste nel’aver posto la mano come origine della razionalità. Perché è la mano ciò che consente la presa e la trasformazione degli oggetti. Quindi consente non solo di interagire con la realtà ordinaria, ma anche di oltrepassarla ed è qui che nasce la scintilla della creatività. La manipolazione, motore dell’ingegno, allontana l’uomo dalla condizione bestiale per avvicinarlo alla divinità. In tal senso Bruno non può fare a meno di esaltare la civiltà moderna e le sue promesse di libertà e scienza.

Al tempo dell’ignoranza e degli inquisitori social

skinner l'eretico, come giordano bruno
Scena tratta dall’episodio “Il film festival di Springfiled”. Il preside Skinner sta esponendo la teoria eliocentrica ai suoi concittadini

Non si può dire che l’attuale panorama rappresenti la visione di Giordano Bruno. Anzi, se egli fosse ancora vivo e deciso a divulgare il proprio pensiero, sarebbe ugualmente giustiziato. Magari non dalla Chiesa cattolica, ma da pubblici anonimi e iperconnessi che in nome della libertà di opinione hanno dimenticato cosa significhi sostenere e argomentare un’opinione. Numerose mani pronte a digitare rabbiosamente sulla tastiera anche nelle controversie più specialistiche, per il gusto di imporre la propria versione o invocare la ghigliottina contro i presunti colpevoli. Mani tuttavia che non innescano alcuna scintilla dell’intelletto. Come spiegare altrimenti quelli capaci di appoggiare un senatore leghista allarmato dalla minaccia della stregoneria perché gli alunni di una scuola primaria hanno interpretato fiabe e racconti di altre culture? O come spiegare gli insulti diretti a una miss Italia disabile, “rea” di avere impietosito una giuria buonista (altra pecca molto stigmatizzata, il buonismo) grazie alla sua protesi?

Solo alcuni esempi di riflessioni aberranti mascherate da eroici furori, che nulla hanno da spartire con l’omonima opera dell’eretico nolano: un inno all’amore umano per la conoscenza in sintonia col cammino infinito della scienza moderna.

Siamo forse troppo abituati a credere in una direzione progressiva e lineare della storia. Ogni riverbero del passato ci pare assurdo, ingiustificato, e interrompe quella sete di infinito che accomuna Bruno a tutti i difensori, grandi e piccoli, del barlume della cultura.

Luca Volpi

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