Il Superuovo

Sindromi occidentali che non avrebbero senso in altri mondi e il relativismo culturale

Quanto incide la cultura di appartenenza nella psicologia? E’ sempre giusto analizzare un disturbo con i criteri del mondo occidentale? Il relativismo risponde a queste domande

Partendo dalla definizione di relativismo, storico e culturale, in questo articolo verrà analizzato come alcune condizioni hanno bisogno di un determinato contesto per essere comprese. Dall’anoressia alla meditazione buddista, dall’Amok alla Zar, il mondo è così culturalmente diversificato da richiedere infinite chiavi di lettura per essere compreso.

Relativismo: la psicologia dell’oggi e del dove

Il relativismo è una posizione filosofica. Si riferisce al fatto che ciò che è considerato normale o patologico differisce in base alla cultura e al tempo storico di appartenenza. Il relativismo storico fa riferimento ai cambiamenti nel tempo di alcune concezioni considerate patologiche in un tempo passato. Uno degli esempi più chiari è quello dell’omosessualità, classificata come un disturbo mentale fino al 1973. Il relativismo culturale, invece, si occupa di patologie strettamente legate alla cultura. Sia nel mondo orientale, sia in quello occidentale, possiamo elencare una serie di comportamenti atipici, o sindromi, riscontrate in specifiche parti del mondo. Alcune sindromi sono considerate perfettamente normali in un determinato contesto, ma in un altro sono ritenute patologiche. Tutto questo ci permette di capire il concetto fondamentale del relativismo culturale: ogni cultura ha una valenza in quanto tale, per questo la presenza di una diversità culturale non può essere considerata in termini di giusto o sbagliato, normale o patologico.

 

Relativismo nella cultura di massa

Secondo diversi autori l’anoressia può essere considerata una sindrome culturalmente determinata. L’anoressia, che si riferisce all’ autoprivazione del cibo, è diffusa per la maggior parte in uno specifico gruppo socioculturale: donne giovani, bianche e benestanti appartenenti alla società industrializzata occidentale. Inoltre, Thompson e colleghi hanno sottolineato come gli ideali di bellezza femminile, comunicati attraverso i diversi mass media siano cause dirette dell’anoressia. L’anoressia fa parte dei disturbi alimentari, ma ci sono anche altre classi di disturbi che vanno analizzate in base al contesto di riferimento. I monaci buddisti, ad esempio, presentano diversi criteri diagnostici del disturbo di personalità schizoide, un disturbo in cui il paziente presenta un pattern di distaccamento dalle relazioni sociali e ristretta gamma di espressioni emotive. Ovviamente non ci sogneremo mai di far seguire una psicoterapia a tutti i monaci buddisti del mondo solo per il loro credo religioso. La diagnosi del disturbo schizoide, quindi, risulta inappropriata se posta al di fuori del contesto culturale per cui è stata formulata.   Negli anni Cinquanta una tipica casalinga americana aveva le stesse caratteristiche che oggi vengono considerate sintomi di un disturbo dipendente di personalità. La donna si aspettava che fosse il marito a prendere le decisioni importanti per il nucleo familiare e non era mai in disaccordo con il marito stesso per paura di perdere il suo supporto. Di rappresentazioni del genere ne abbiamo molte nelle serie tv. Infatti, nella sitcom “Lasciatelo a Beaver”, June Cleaver era considerata il simbolo della madre e moglie ideale degli anni Cinquanta, dato che lo show era trasmesso in bianco e nero proprio negli anni dal 1957 al 1963. Ma la stessa donna oggi verrebbe considerata eccessivamente dipendente dal marito.

Sindromi culturali del Mondo Orientale

In letteratura sono descritte molte sindromi che non fanno parte del mondo occidentale. L’Amok, ad esempio, è stata riscontrata in MalaysiaIndonesia Nuova Guinea. Si tratta di un improvviso attacco omicida, dove il soggetto è pervaso da un profondo accesso d’ira, innescato da un affronto o un insulto e colpisce prevalentemente gli uomini. In Korea, invece, c’è la Sin-byung, una sindrome di ansia e disturbi fisici seguiti da uno stato di dissociazione e possessione di spiriti ancestrali. In alcune culture dell’Africa del Nord e del Medio Oriente è stata osservata un’esperienza, definita Zar, dove un individuo crede di essere posseduto da uno spirito che lo porta a gridare, ridere in modo incontrollato e sbattere la testa. Nella cultura occidentale un comportamento simile verrebbe considerato anormale, invece la Zar, nei luoghi dove si origina, non viene considerata patologica.

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