La chioma di Berenice, Sansone e Brunori Sas: tre capelli sul comò

I capelli nel mito Avete mai visto una dea classica pelata? Beh io no. Questo perché i capelli sono sempre stati sinonimo ed espressione di bellezza e potere. Già nel mito si ha un accenno alla loro forza grazie a quello di Berenice. In una elegia di Callimaco, giuntaci frammentata, si racconta del sacrificio di … Leggi tutto

Deadpool, Shakespeare ed il ribaltamento degli stereotipi: quando la perfezione non è più l’importante

Tutti noi, da piccoli, avevamo un eroe o un idolo. Una principessa, un cavaliere, un supereroe o supereroina… personaggi perfetti, simboli del bene supremo che vince sempre sul male. Le storie della nostra infanzia erano caratterizzate dalla netta divisione fra bianco e nero, fra perfezione e depravazione. L’eroe doveva essere l’immagine del comportamento ideale che … Leggi tutto

Con il loro album d’esordio Hype Aura i Coma_Cose ci introducono alla ludolinguistica

La ludolinguistica: definizione e utilità Stando alla definizione del GRADIT (grande dizionario italiano dell’uso) di Tullio de Mauro, la ludolinguistica si presenta come la branca della linguistica che si dedica ai giochi di parole e alle combinazioni lessicali. E’ difficile delimitarne chiaramente i contorni, soprattutto nella zona sfumata dove essa si confonde con l’enigmistica. Questa … Leggi tutto

I Thegiornalisti spopolano con “Zero stare sereno” e Pirandello fa da controcanto

Un ritornello che si fissa in testa, parole canticchiate nella metro, melodia che risuona nei bar, in radio, in televisione. Insomma, un vero e proprio tormentone. Si tratta della canzone Zero stare sereno, singolo tratto dall’album Love dei Thegiornalisti, gruppo musicale italiano che, nel giro di pochi anni, ha spopolato con le sue hits di successo. Zero stare sereno: … Leggi tutto

La memoria tra sogno e realtà: quando un sogno diventa reale nel cinema e in Calvino

Shimon Peres, non troppo tempo fa, disse che fintanto una persona avesse avuto più sogni che ricordi, sarebbe stata giovane. Questa semplice frase si ricollega a una lunga serie di precedenti che possiamo assimilare al doppio binomio gioventù-sogni, maturità-ricordo. Un’intera tradizione di autori e artisti  ha provato a spiegare il senso del sogno nella giovinezza … Leggi tutto

Innocente fino a prova contraria: è valido anche per Michael Jackson?

L’isola che non c’è   Leaving Neverland è il nuovo documentario di Dan Reed che ha diviso il pubblico. Prodotto negli Stati Uniti da Hbo e trasmesso in Italia dal Nove nelle serate del 19 e 20 Marzo, raccoglie le testimonianze di James Safechuck e Wade Robson. I due uomini hanno accusato il re del pop, … Leggi tutto

Il valore dell’ ‘ascolto’ 13 anni dopo il primo tweet

Sono già trascorsi 13 anni dal 21 marzo 2006, giorno in cui il primo ‘tweet’ è stato postato su uno dei più celebri e utilizzati social network: Twitter.  Se ne celebri quindi il compleanno, alla luce del suo impatto sulla comunicazione di tutti i giorni. Twitter e il suo linguaggio 13 anni fa esatti Jack … Leggi tutto

Libertà ritrovata e libertà perduta: Spirit al galoppo tra ferrovia transcontinentale e guerre indiane.

Premessa: questo articolo è pieno di spoiler, quindi se non hai mai visto Spirit leggi a tuo rischio e pericolo!

“Eccomi, sono qui/venuto al mondo selvaggio e libero/” canta Zucchero sulle note della colonna sonora italiana del film d’animazione Spirit- cavallo selvaggio per presentare l’omonimo protagonista mentre nasce. Spirit è un mustang che, in poche scene significative, vediamo crescere per diventare lo stallone coraggioso e determinato nel proteggere il  branco di cui è il capo. Dopo una simpatica scenetta al chiaro di luna in cui Spirit riprende due puledri che si fanno i dispetti anziché dormire, lo stallone incuriosito da una luce sospetta nella macchia d’alberi di fronte va a controllare, lasciando inquieta la madre Esperanza. Questo è il momento di partenza delle sue avventure.

Spirit e la cavalleria americana

Arrivato presso l’origine della luce, Spirit vede per la prima volta degli umani. Non sembrano pericolosi, dormono, e così vi si avvicina. Svegliati dai rumori tuttavia, essi, che si rivelano essere membri della cavalleria americana, dopo uno strenuo inseguimento, riescono a catturare il bellissimo stallone che viene condotto al loro quartier generale. Dopo svariati tentativi per domarlo, il turno del colonnello, temuto da tutti tranne che da Spirit, sembra quello decisivo. Apparentemente il cavallo si ammansisce e questo dà modo al colonnello di fare un discorso ai suoi soldati. Si rivelano le sue intenzioni: concludere la ferrovia transcontinentale, colonizzare il West, sottomettere gli indiani Lakota. E tutto ciò è proprio quello che nella realtà dei fatti è successo.

La prima ferrovia transcontinentale

Il primo luglio 1862 il presidente Lincoln firma il Pacific Railroad Act con cui dà inizio alla costruzione di una strada ferrata che congiunga l’Oceano Atlantico alla California, dove era stato trovato un filone aurifero nel 1848, e il Pacifico. Da un decennio circa la febbre dell’oro, che aveva già spinto 300.000 cercatori presso Sacramento e dintorni, premeva perché si costruisse la benedetta ferrovia. Essa avrebbe reso possibile attraversare il continente in una sola settimana, da New York alla California, prima divise da sei mesi di un cammino che prevedeva di seguire il fiume Platte, attraversare pianure e montagne, l’incursione di malattie sconosciute! Il percorso scelto, dopo anni di indecisioni, è stato ideato dall’ingegnere civile Theodore Judah e si snoda lungo il 41-esimo parallelo, attraverso Nebraska, Wyoming, Utah, Nevada e California, collegando Omaha a Sacramento.

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Il manifesto che pubblicizzava la “Central Pacific Union”

Le due compagnie che si occuparono dei lavori, allettate dagli enormi prestiti agevolati che lo stato aveva messo a disposizione appositamente, furono la Central Pacific Railroad che avrebbe iniziato da Sacramento con un percorso attraverso le montagne della Sierra Nevada in direzione est e la Union Pacific Railroad, che da Omaha in Nebraska avrebbe percorso le grandi pianure in senso inverso. Gli operai, irlandesi immigrati per la Union e cinesi per la Central, lavoravano instancabilmente 12-15 ore al giorno protetti dalla cavalleria americana dagli attacchi degli indiani di cui sfruttavano il territorio.

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Il percorso che avrebbe seguito la ferrovia transcontinentale.

I Lakota e i cavalli

Dopo il discorso, Spirit disarciona il colonnello e riesce a fuggire aiutato da Piccolo Fiume, un pellerossa Lakota che nei giorni precedenti era stato catturato. Una volta libero però, Spirit viene subito acciuffato dagli amici del ragazzo, che monta ora la sua bellissima cavalla Pioggia, di cui Spirit si innamora. Una volta all’accampamento indiano Spirit entra in un mondo del tutto nuovo: qui gli umani sono amici dei cavalli e vivono in armonia con loro, come dimostra il sincero affetto che Pioggia prova per Piccolo Fiume. I Lakota sono nativi americani che allora vivevano nel territorio circostante le Black Hills, per loro sacre, e occupavano le grandi pianure del Nord e Sud Dakota, del Colorado, del Wyoming, del Montana e del Nebraska (dove è ambientato il film). Essi erano cacciatori nomadi di Bisonti che, da quando i cavalli si erano diffusi anche nel Nord importati dai conquistadores spagnoli due secoli prima, avevano affinato incredibilmente le tecniche per cavalcare diventando ottimi fantini e guerrieri a cavallo.

I cavalli Lakota si lasciano dipingere dagli indiani, ma Spirit lo trova ridicolo.

Le guerre indiane

Cavallo Pazzo

Il 1800 fu caratterizzato dalle cosiddette guerre indiane in cui i Soldati Blu americani, in Spirit guidati da un colonnello che assomiglia al generale Custer, avevano l’obiettivo di risolvere al più presto la questione indiana. Il risultato fu il loro tragico loro sterminio per ottenere i territori ricchi di oro, uranio e altre materie prime. In particolare i Lakota furono tra gli indiani che opposero la più fiera resistenza: è da menzionare la battaglia del Little Bighorn in cui gli indiani Lakota uniti a Cheyenne e Arapaho sotto la guida del capo Cavallo Pazzo distrussero  il reparto del 7 Cavalleria guidato da Custer. Questa battaglia rappresenta la più grande vittoria indiana ma anche l’unica vera sconfitta per l’America. Il periodo d’oro dei Lakota fu tra il 1830 e il 1877 perché a seguire, stremati dalle battaglie, si piegarono sotto il volere degli Stati Uniti che, nonostante questo, effettuarono il gravissimo massacro di Wounded Knee, in cui furono uccisi circa 350 indiani inermi, 230 dei quali  donne e bambini. Le guerre indiane segnano un periodo buio della storia americana che ha segnato praticamente tutto il XIX secolo e che hanno coinvolto tutto il territorio statunitense.

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Immagine di devastazione dopo il massacro di Wounded Knee.

Spirit vive la guerra e la costruzione della ferrovia

Quando finalmente Piccolo Fiume decide di lasciare Spirit libero, il cavallo non ha il tempo di metabolizzare che un attacco dei Soldati Blu colpisce l’accampamento. Battaglia, confusione, armi e fuoco mettono a soqquadro il villaggio, proprio come sarebbe potuto accadere nella realtà. Pioggia viene colpita da un colpo di pistola e cade nel fiume agitato, Spirit la segue. Dopo essere caduti da una cascata e approdati alla riva passano la notte insieme ma lei sembra sempre più debole. Al mattino i Soldati Blu catturano un’altra volta Spirit che viene costretto a lavorare alla ferrovia, che, però, punta dritta alla sua terra natìa! Con uno stratagemma riesce a farsi slegare e a liberare gli altri cavalli. La locomotiva che trascinavano, ormai libera, inizia a franare lungo la discesa su cui si trovava ed è un attimo lo scaturire di un incendio furibondo.

L’intervento di Piccolo Fiume salverà la situazione portando in salvo Spirit, facendolo ricongiungere con Pioggia e, alla fine, lasciandolo correre verso la libertà del suo branco insieme alla sua amata. Iconica, tra le ultime scene, quella del salto sul burrone per sfuggire definitivamente al colonnello nemico. Solo adesso mi rendo conto del valore di questo film d’animazione: non solo la storia un ribelle, ma della libertà di Spirit e di quella  rubata crudelmente agli indiani, nati liberi nella loro terra e oggi costretti nelle riserve.

Camilla Viola

 

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“Ricordati che devi morire!” veniva detto a Massimo Troisi nel celebre film Non ci resta che piangere. La locuzione, celebre per lo scambio di battute nel film, “Sì, no, mo’ me lo segno“, ha però radici molto più antiche: era infatti un’usanza dell’antica Roma, al rientro di un generale dopo una conquista bellica, per combattere … Leggi tutto

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