La battaglia del maggio francese pronunciata nei versi di Fabrizio De Andrè

Il mese di fuoco che diede inizio alla libertà cantato in versi dal celebre autore.

Maggio 1968: ''Proibito proibire'' - Report - NAUTICA REPORT

3 maggio 1968, la data che segnò il principio della rivoluzione mossa da studenti e lavoratori in contrasto alla visione di un contesto sempre più classista ed elitario.

La canzone del maggio

Quale fu l’avvenimento che scatenò l’insorgere del movimento del Sessantotto?

La chiusura di un corso di laurea e l’introduzione di una riforma scolastica definita classista che portarono alla protesta di quattrocento studenti all’Università della Sorbona.

Con questa scintilla si diede inizio ufficialmente a quel periodo di contestazione del Sessantotto ricordato con il nome di “maggio francese”.

Il piano di riforma scolastica prevedeva, al termine degli studi secondari, una severa selezione da effettuarsi attraverso un esame supplementare che avrebbe ridotto considerevolmente il numero degli studenti universitari e consentito l’accesso agli studenti più dotati.  In questo modo l’Università avrebbe corrisposto meglio alle esigenze di alta qualificazione e specializzazione tecnica previste per i quadri dirigenziali, ma non avrebbe consentito a tutti l’ingresso.

Fabrizio de Andrè, il celebre cantautore Genovese delineò in versi nella sua  “Canzone del maggio” le dinamiche della rivoluzione Sessantottina, in una ballata che risuona libertà e leggerezza Calviniana sin dai primi versi.

Se la paura di guardare vi ha fatto chinare il mento,

Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti.

Parole che si mostrano immortali e indimenticabili, chiamano alla responsabilità del singolo e mirano alla presa di coscienza e di posizione.

Chiunque si sottometta, chiunque ignori, è chiamato in causa a guardare, ad agire, a bramare la verità autentica per il bene comune.

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E’ Vietato Vietare

Slogan del movimento Sessantottino fu «Il est interdit d’interdire» ovvero, “è vietato vietare”.
Un aforisma lanciato da Jean Yanne sulle onde radio di RTL (Radio Luxembourg) sotto forma di uno scherzo beffardo, destinato a diventare successivamente grido di protesta con il quale ricordare il clima di proteste francesi.
Non si mosserò unicamente proteste Studentesche, bensì ci furono numerosi scioperi dei lavoratori, occupazioni di fabbriche, finchè non venne palesata la necessità di nuove elezioni.
Quale fu però il motivo reale di tutto questo?
Il bersaglio generale del movimento era di natura sociale, politica, culturale e mirava a scardinare il potere e le sue strutture gerarchiche, insomma, tutto doveva cambiare, e doveva accadere il più presto possibile.
Chi bisognava scardinare, quindi?
La società tradizionale, l’autoritarismo, il capitalismo, l’imperialismo, nel tentativo di dare avvio a un processo di liberazione e di conquista.

Luca G. Castellin on Twitter: "«Siate realisti, chiedete l'impossibile» #iocicredo #JuventusBayern @juventusfc http://t.co/oZOdkIaFmF" / Twitter

Movimenti mondiali di emancipazione

Il fenomeno del maggio francese si pose su larga scala.
Gli obiettivi comuni ai diversi movimenti erano una radicale trasformazione della società sulla base del principio di uguaglianza, l’opposizione ai poteri costituiti in nome della partecipazione di tutti alle decisioni, l’opposizione al capitalismo e alla società dei consumi, la liberazione dei popoli sotto il giogo coloniale, la lotta al militarismo delle grandi potenze, l’eliminazione di ogni forma di oppressione sociale e di discriminazione razziale.
Non fu solo un movimento politico, altresì sociale, umano, una vera e propria lotta d’amore.
Chi non ne prese parte, chi non condivise questo “amore ideale” si macchiò della terribile colpa di sentirsi assolti, ma esserne effettivamente coinvolti
la libertà ha sempre un costo, ma solo se siamo disposti a pagarlo, potremo ottenere l’emancipazione dalla schiavitù mentale e fisica.

Parole che, nonostante gli anni passati, risuonano ancora intensamente a generazioni di distanza, e di cui vorremmo non ci si dimenticasse mai.

“Verremo ancora alle vostre porte
E grideremo ancora più forte”.

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