Scopriamo gli effetti del lutto e come combatterlo con Shuri di “Wakanda Forever”

Nel nuovo film “Wakanda Forever” il lutto gioca una parte importante. Vediamo come questo sentimento agisca sulla nostra mente. Il lutto per la morte di Black Panther nel nuovo film Marvel “Wakanda Forever” ci viene presentato con il processo di accettazione e superamento di Shuri, la sorella del supereroe. Ma come agisce questo sentimento su … Leggi tutto

Diabete e psicologia: vediamo perchè essere diabetici non vuol dire soltanto rinunciare al dessert

Il 14 novembre ricorre la giornata mondiale del diabete. Vediamo insieme gli aspetti psicologici di questa malattia, spesso ignorati. Tutti noi conosciamo una persona diabetica, sappiamo anche che esistono 2 tipi di diabete, i più informati magari sapranno spiegare anche di cosa si tratti, ma spesso l’aspetto psicologico di un soggetto diabetico viene prese sottogamba, … Leggi tutto

Leggere Sherlock Holmes ci fa bene? Scopriamo l’effetto terapeutico dei gialli

A 130 anni dalla prima pubblicazione de “Le avventure di Sherlock Holmes”, scopriamo come leggere gialli possa essere terapeutico. Era il 31 ottobre 1892, quando Doyle pubblicò “Le avventure di Sherlock Holmes”, il cui protagonista sarà destinato a diventare un dei simboli di questo genere. I gialli, come tanti altri libri generi letterari, possono essere … Leggi tutto

Abbiamo veramente bisogno della leva obbligatoria? La disciplina tra psicologia e neuroscienze

A 22 anni dal disegno di legge per l’abolizione della leva obbligatoria si ritorna sull’argomento. Ne abbiamo bisogno per la disciplina? “Da militare ti insegnavano la disciplina!” Questo è quello che spesso si sente in giro quando si parla di introdurre nuovamente il servizio di leva obbligatorio per i giovani italiani. Vediamo meglio quale disciplina … Leggi tutto

Entriamo nella mente di Eminem: scopriamo come funziona un cervello che fa freestyle

50 anni fa nasceva Eminem, leggenda vivente del rap. Vediamo come lavora il nostro cervello quando facciamo freestyle. Eminem è sicuramente uno dei rapper più famosi al mondo. Come tanti partì dal freestyle, ossia sfide a colpi di rap improvvisato. Analizzare quali aree del nostro cervello contribuiscano a questa pratica ci permette inoltre di capire … Leggi tutto

Creare una scuola più inclusiva per gli studenti autistici è possibile? Scopriamolo insieme

Ancora un caso di educazione non inclusiva. Proviamo insieme a capire come integrare gli studenti autistici nella scuola italiana. Maria Grazia, mamma, decide di non portare più il figlio autistico a scuola, affidandosi alla scuola parentale. Un fatto non isolato, che evidenzia ancora una volta le problematiche dell’inclusività nel sistema scolastico italiano, e la necessità … Leggi tutto

Un funghetto per la depressione? Come gli allucinogeni possono curare la nostra mente

La serie “Come cambiare la tua mente” guarda al futuro degli allucinogeni per trattare malattie mentali. Vediamo di che si tratta. La miniserie Netflix “Come cambiare la tua mente” mette gli allucinogeni, sostanze considerate come negative dall’immaginario comune, sotto un’altra luce. Viene infatti spiegato come queste potrebbero rappresentare una vera e propria innovazione, se si … Leggi tutto

Ricorre l’anniversario dell’introduzione delle emoticon: vediamo come dei simboli riescano a trasmettere emozioni

40 anni fa veniva introdotto l’uso dell’emoticon. Vediamo come questo ed altri tipi di linguaggio digitale riescano a trasmettere emozioni. Nel 1982 Scott Fahlman, ingegnere informatico americano, posta diversi simboli (due punti, trattino e parentesi) che formano un volto, creando la prima emoticon. Oggi possiamo contare anche sulle emoji, ma quanto questi simboli effettivamente sono … Leggi tutto

Il capo che non vorremmo avere: scopriamo i disturbi della personalità con “The Office”

Michael Scott di “The Office” potrebbe presentare un disturbo della personalità. Analizziamo la natura e le caratteristiche di questi disturbi. Uno dei personaggi più influenti della serie tv “The Office” è sicuramente Michael Scott, capo della compagnia. Oltre a farci ridere con i suoi comportamenti bizzarri e assurdi, ci dà anche l’opportunità di scoprire i … Leggi tutto

Ricorre l’anniversario della strage di Monaco: entriamo nella mente di un terrorista

Ricorrenze ed eventi ci fanno di nuovo riflettere sul terrorismo. Vediamo come funziona la mente di un terrorista.

1972 - Atleti e allenatori israeliani uccisi da terroristi palestinesi alle Olimpiadi di Monaco - Dino Valle
Uno dei terroristi responsabili della strage di Monaco del 1972.

Nel 50 anniversario della strage di Monaco compiuta da terroristi palestinesi, a Kabul l’ambasciata russa subisce un attacco. Spesso si cerca di capire ciò che sta dietro un gruppo terroristico, ma troppo poco si riflette su come una persona diventi un terrorista.

Non è tutto terrorismo

Iniziamo col dire che il terrorismo, per essere definito tale, deve avere delle solide basi ideologiche. Se pensiamo, ad esempio, ad attentati con fini economici, non stiamo parlando di terrorismo.

Non sempre però è così fracile distinguere il terrorismo da altri moventi: un esempio può essere l’attuale guerra in Ucraina, sicuramente basata su motivi ideologici (vedi Aleksander Dugin), ma che cela anche motivi economici e politici.

Questo chiarimento è molto importante, in quanto la psicologia di uno di questi “non-terroristi” è volta semplicemente all’ottenimento di più soldi o potere, mentre la psicologia di un soggetto che agisce per un’ideologia è molto più complessa.

19 Jahre nach „9/11“: Die letzten Spuren von New Yorks „Klein-Syrien“

Il bisogno degli altri

Considerando il lato più sociale, possiamo subito fare riferimento ad uno dei bisogni più importanti del’individuo: il bisogno di affiliazione.

L’uomo è naturalmente portato alla ricerca di un gruppo, ossia di persone acccomunate dalle stesse passioni, interessi, o, soprattutto in questo caso, idee. Individui che si sentono quindi “scartati” da altri ambiti o dalla società stessa potrebbe trovare conforto in questi gruppi. Questo spiega anche perché la regolare frequentazione delle moschee è inversamente proporzionale all’arruolamento nell’ISIS.

In un gruppo si viene facilmente e rapidamente a creare un “noi”, che però va di pari passo con la creazione di un “loro”. Questo porta ad una vera e propria distinzione tra persone in-group (facenti parte del gruppo) e out-group (non facenti parte del gruppo), anche a livello cerebrale. Alcune ricerhe hanno infatti dimostrato come alla vista del volto di una persona non appartenente ad un determinato gruppo corrispondesse una maggiore attivazione dell’amigdala, regione del cervello che riesce a metterci in uno stato di allerta.

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Empatia e disumanizzazione

Il terrorismo però comprende spesso anche una parte violenta, che porta spesso i propri membri a commettere omicidi ed attentati. Ciò può essere spiegato attraverso due pricipali fattori: l’empatia e la disumanizzazione, che si influenzano.

L’empatia (ora ci stiamo riferendo anche a quella emotiva, vedi qui) è la capacità di capire e provare i sentimenti, le emozioni altrui, non essendo per questo coinvolti direttamente. Questa può avere un impatto negativo o positivo.

Se proviamo empatia nei confronti di un altro gruppo, molto probabilmente saremo meno portati a fare del male ai suoi membri, ma, al contrario, proveremo ad aiutarli e supportarli. Se invece l’empatia verrà provata per i membri del nostro gruppo (che, nel caso del terrorismo, hanno un atteggiamento di odio per una determinata società o cultura), sarà molto facile acquisire il loro stesso atteggiamento.

La disumanizzazione è un altro elemento chiave che ci fa capire la natura di un terrorista.

Nelle pagine più buie della nostra storia questo processo, che consiste nel far sì che alcuni gruppi o parti della società non vengano più considerate umane, ha avuto un ruolo centrale: pensiamo soltanto agli ebrei, classificati dai nazisti come bestie, ma anche ai capitalisti, chiamati “maiali” dai comunisti. La lista è lunga.

Al giorno d’oggi dobbiamo affrontare il mondo del 21esimo secolo con un cervello dell’età della pietra, ed agire con cautela, cercando di attivare la parte più razionale della nostra mente sarà fondamentale per lo sviluppo di una comunità globale in pace ed armonia.

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