Nel 1933 finiva ufficialmente il proibizionismo in America, che ci dà un buono spunto per parlare di punizioni e rinforzi.

La ratifica di un emendamento 89 anni fa ridava la libertà di bere alcol senza essere perseguiti dalla legge. Il proibizionismo era in pratica una punizione per coloro che non si attenessero alla politica “no alcol” dell’epoca.
Comportamentismo e scatole nere
Prima di parlare di punizioni e rinforzi dobbiamo capire meglio il contesto in cui si svilupparono i primi studi e le prime teorie in merito: in una parola, comportamentismo.
Il comportamentismo (o behaviorismo) è uno dei tre maggiori approcci psicologici (psicoanalisi, comportamentismo e psicologia umanistica) nato all’inizio del secolo scorso con John Watson, psicologo americano, il cui pensiero venne molto influenzato dalle ricerche e dagli esperimenti portati avanti da Ivan Pavlov, fisiologo russo, alla fine del XIX secolo.
Per la teoria behaviorista la mente è una “scatola nera”: non possiamo vedere ciò che si trova all’interno di essa, e per questo motivo possiamo studiarla soltanto attraverso le azioni, i comportamenti dell’individuo (proprio da questo il nome “comportamentismo”).

3 tipi di apprendimento
Il concetto centrale alla base di questo pensiero è l’apprendimento, ossia il processo e il risultato dell’acquisizione di esperienza individuale, conoscenze, capacità e competenze. L’apprendimento è fondamentale nell’adattamento del soggetto all’ambiente.
Esistono tre tipi principali di apprendimento:
- Basato sul condizionamento classico, quindi se associamo ad uno stimolo che provoca una reazione spontanea un altro stimolo, saremo in grado di provocare la stessa reazione con lo stimolo da noi introdotto, stimolo à reazione (vedendo del cibo, un cane aumenterà automaticamente la salivazione; quindi, se associamo al cibo il suono di una campanellina, ad esempio, dopo alcune prove il cane comincerà a salivare al suono del campanello).
- Basato sul condizionamento operante, ossia reazione à Il soggetto, dopo aver compiuto un’azione, riceverà un feedback dall’ambiente (punizione o rinforzo), capace di influenzare i suoi comportamenti futuri.
- Basato sull’imitazione, quindi osservando gli altri il soggetto sarà in grado di imitare ed assorbire in comportamenti funzionali e/o positivi.
Punizione e rinforzo positivi e negativi
Come abbiamo appena visto, la punizione ed il rinforzo si basano sul condizionamento operante, ma come funzionano ne particolare?
Usiamo la parola “rinforzo” quando mettiamo diamo ad un determinato comportamento una risposta volta ad approvare, dare seguito, quel comportamento; in poche parole, vogliamo che esso si ripeta. “Punizione” indica invece un feedback in grado di far sì che quel determinato comportamento non si ripeta.
Il rinforzo e la punizione possono inoltre essere positivi o negativi. Questo non significa buoni e cattivi, ma semplicemente “positivo” vuol dire che aggiungiamo, facciamo qualcosa, mentre “negativo” vuol dire che togliamo, priviamo il soggetto di qualcosa.
Un esempio di rinforzo positivo è farsi dare la zampa dal proprio amico a quattro zampe per poi premiarlo con un croccantino, mentre ogni volta che dei genitori permettono al figlio di rimanere a casa da scuola quando dice di avere mal di pancia (mentendo), questi inconsciamente staranno rinforzando negativamente (togliere lo stimolo negativo della scuola) le lamentele del pargoletto.
Una punizione positiva si ha quando un allenatore costringe chi arriva in ritardo a fare 100 piegamenti, mentre una punizione negativa sono, in questo caso, gli strumenti del proibizionismo, ossia multe salatissime (privazione del denaro) e prigione (privazione della libertà).

Punire o premiare?
Possiamo dire quale di questi metodi sia migliore? Dipende, ma in realtà la risposta è affermativa.
Il meccanismo della punizione può essere utilizzato efficacemente, ma presenta molte problematiche. Spesso lo utilizziamo soprattutto con i bambini quasi senza accorgercene con urla e castighi, ma è giusto sapere che non sempre rappresenta la soluzione migliore.
Quando si parla di perspettive a lungo termine spesso non questa non sembra essere la strategia migliore ed in alcuni casi potrebbe creare ansia e paura nell’individuo, portandolo ad evitare la situazione in cui è stato punito. Sembra chiaro inoltre come una punizione non sia assolutamente funzionale nel creare un comportamento adeguato, in quanto punisce una determinata azione, ma non mostra l’alternativa corretta. In breve, la punizione non associata ad un qualche rinforzo positivo sembra essere problematica a lungo andare.
Il rinforzo è quindi un metodo molto più efficace, anche se non privo di controindicazioni. Soprattutto quando si parla di rinforzo positivo, infatti, dare una ricompensa anche quando questa non è necessaria è stato dimostrato diminuire la motivazione interna ed incrementare quella esterna. Tradotto: se vostro figlio studia storia perché gli piace e come ricompensa per ogni capitolo studiato comincerete a dargli un cioccolatino, è molto probabile che comincerà a studiare non più per il gusto di farlo, ma più per il gusto del cioccolato.
