Le eresie nella storia: scopriamo le posizioni dottrinali dei primi movimenti eretici

Vediamo quali sono i caratteri principali dei movimenti eretici sorti tra il II e il IV secolo d.C. 

I movimenti eretici nacquero principalmente al fine di criticare alcuni concetti e argomenti teologici, come la SS. Trinità, la natura di Cristo e altri dogmi della chiesa, e furono per questo ritenuti eterodossi rispetto al teologia della Chiesa cattolica.

DOCETISMO E GNOSTICISMO

Il Docetismo sorge già nella seconda metà del I secolo d.C.; l’eresia negava la natura umana di Gesù sostenendo che il suo corpo fosse solo apparente (il nome deriva infatti dal greco “δοκέω” che significa “appaio”). Da questa tesi conseguiva la negazione della sofferenza e della morta di Cristo e ovviamente anche della sua risurrezione. Per quanto riguarda invece lo Gnosticismo, si pensa sia sorto indipendentemente dal cristianesimo intorno al I secolo d.C. dalla fusione di elementi del pensiero magico orientale, delle religioni misteriche, della filosofia greca, del giudaismo, per poi trovare nella rivelazione di Cristo il terreno più adatto al suo sviluppo. In questo movimento eretico trova particolare spazio l’esaltazione della conoscenza riservata a pochi uomini superiori e ritenuta capace di innalzare chi la possiede fino al principio divino. Di particolare importanza nello Gnosticismo cristiano è il dualismo tra spirito e materia che si riflette nella concezione del divino: da un Dio assolutamente trascendente e perfetto deriva per degenerazione una divinità inferiore, ovvero il Demiurgo, autore delle cose materiali che sarebbe da identificare nel Dio dell’Antico Testamento. In quest’ottica Gesù, inviato dal Dio superiore, è un puro spirito la cui morte e risurrezione sono da intendersi in chiave esclusivamente simbolica. Tra i massimi esponenti di questa eresia si ricorda l’egiziano Valentino vissuto nel II secolo d.C. tra Alessandria d’Egitto e Roma.

MANICHEISMO E MARCIONISMO

Lo Gnosticismo è tra le dottrine che influenzarono il Manicheismo, eresia elaborata dal persiano Mani (216-277 circa) che concepiva la realtà come terreno di lotta tra due opposti principi quello del bene e quello del male. Sant’Agostino, prima della conversazione al cristianesimo, aveva aderito al movimento del manicheismo perché sperava di trovare in esso una spiegazione razionale e soddisfacente alle domande che lo assillavano da quando aveva letto il dialogo ciceroniano Hortensius e ne era stato spinto a interessarsi non solo alla retorica ma anche alla filosofia. In questo movimento dottrinale il dualismo che caratterizza il mondo si ritrova anche nell’uomo, nel quale convivono un principio spirituale (l’anima) e una realtà materiale (il corpo). Dal punto di vista etico, coloro che aderivano perfettamente a questo movimento eretico, conducevano una vita scettica astenendosi dal mangiare carne del bere vino e praticando il celibato. Per quanto riguarda il Marcionismo, esso è un’eresia fondata da Marcione (originario di Sinope, nel Ponto). Come gli gnostici egli sosteneva la discontinuità tra le rivelazioni dell’Antico e del Nuovo testamento facendole derivare da due divinità diverse; rispettivamente dal Dio “giusto”, creatore del mondo e causa di ogni male terreno, e dal Dio “buono” che avrebbe inviato Cristo per liberare l’umanità dal dominio del Dio “giusto”. Tale contrapposizione implicò una riduzione dei Testi sacri di riferimento ai soli iscritti del Nuovo testamento nei quali la continuità tra giudaismo e cristianesimo e meno marcata. Marcione aderiva inoltre anche al Docetismo, considerando Gesù incorporeo.

MONTANISMO, DONATISMO E PELAGIANESIMO

Il Montanismo fu un movimento straordinariamente longevo (sopravvisse infatti fino al V secolo d.C.). Fu fondato da Montano, originario dell’Asia Minore nella seconda metà del II secolo d.C. ed ebbe tra i suoi adepti una personalità di spicco come Tertulliano. Il montanismo era caratterizzato da una concezione secondo cui la vera rivelazione era quella che Dio comunicava agli uomini attraverso i suoi profeti come Montano spesso le due donne con cui aveva fondato il suo movimento Priscilla e Massimilla. Si trattava di una posizione dottrinale particolarmente invisa alle gerarchie ecclesiastiche in quanto finiva per mettere in discussione la loro autorità che si richiamava alla tradizione apostolica e alle Sacre Scritture. I montanisti perseguivano una condotta di vita rigorosamente ascetica. Della predicazione di Montano e delle sue seguaci sono pervenuti per tradizione indiretta alcuni Oracoli che attestano fra l’altro la fiducia nell’imminente ritorno di Cristo che instaurerà il suo regno sulla terra (la Gerusalemme Celeste di cui parla l’Apocalisse di Giovanni) per un periodo di mille anni. Per quanto concerne il Donatismo, esso è un movimento sorto in Africa in seguito alla persecuzione di Diocleziano, che si concluse nel 311. Il comportamento tenuto dal vescovo di Cartagine, Ceciliano, accusato di aver ceduto alle pressioni dei persecutori aver consegnato loro i libri sacri provocò aspro polemiche in seno alla chiesa. Proprio tra gli avversari di Ceciliano emerse la figura di Donato di Cartagine, da cui il movimento ereticale trasse il nome. I donatisti che si consideravano come una comunità di “puri” e di “santi” si separarono dalla chiesa ufficiale (si trattò dunque di un movimento scismatico) rifiutando la validità dei sacramenti e ribattezzando inoltre quanti entravano a far parte della setta. Il Pelagianesimo prende invece il nome da Pelagio, un monaco vissuto prima a Roma, poi in Africa e a Gerusalemme . Esso è un’eresia caratterizzata contrario di opporsi al lassismo morale di molti cristiani, richiamandoli alle loro responsabilità: l’uomo in quanto libero deve scegliere e realizzare il bene. In stretto rapporto con questa istanza morale si trovano nella predicazione di Pelagio e dei suoi seguaci la negazione, più o meno esplicita, del peccato originale e dunque del valore salvifico dell’incarnazione di Cristo e del battesimo che si ridurrebbe ad una cerimonia d’iniziazione.

 

 

 

Lascia un commento