Il maschio alpha esiste veramente? Scopriamolo insieme a Brad Pitt in “Fight Club”

Brad Pitt spesso interpreta ruoli da “maschio alpha”. Ma questo tipo di uomini dominanti esiste veramente? Scopriamolo insieme.

Кто такой альфа-самец: качества настоящего мужчины, как им стать

In Fight Club, Troy e molti altri film, Brad Pitt, che ha compiuto gli anni il 18 dicembre, interpreta quello che può essere definito il maschio alpha per eccellenza, ossia un uomo mascolino e dominante. Ma questa figura esiste veramente?

Le origini del mito

“Maschio alpha” è un’espressione che ormai è entrata a far parte del nostro vocabolario e sta ad indicare il “vero uomo”, colui che si trova in cima alla gerarchia dello status sociale e che ha accesso praticamente illimitato a denaro, potere e partner. Tutto questo riesce ad ottenerlo grazie alla prestanza fisica, all’intimidazione, alla dominazione e, talvolta, alla violenza. L’opposto del maschio alpha è il maschio beta, ossia un soggetto sottomesso, debole, alla base della gerarchia e che viene spesso dominato.

Tutti questi termini compaiono per la prima volta alla fine del XIX secolo per descrivere i maschi dominanti in un determinato gruppo, ma in ricerche basate non su umani, ma su animali. Questo termine sarebbe però stato destinato a diffondersi anche al nostro genere nel secolo successivo.

Adouls Huxley, nel romanzo distopico “Il mondo nuovo” (titolo originale “Brave New World”, 1932), immagina un mondo in cui esistono uomini di diverse categorie, che vanno dagli “Alpha” agli “Epsilon”. Oltre a questo, studi condotti principalmente sui lupi negli anni 40 e 50 e al libro di David Mech del 1968 “The wolf: ecology and behavior of an endangered species” contribuì a rendere il termine “alpha” comune in ambito scientifico.

La svolta fu la pubblicazione del libro “Chimpanzee Politics: Power and Sex among Apes” di Frans De Waal, primatologo ed etologo olandese, che riassumeva alcune ricerche di primatologia, ossia lo studio scientifico dei primati, definendo, tra le altre cose, le caratteristiche principali dei maschi alpha degli scimpanzè. Sulla scia dell’entusiasmo creato dal libro, negli anni ’90 queste osservazioni vennero sempre più spesso associate anche al genere umano. Successivamente TV, media ed altri mezzi di informazione (nell’ultimo decennio i social media) contribuirono a creare nell’immaginario comune quello che oggi conosciamo come maschio alpha.

ILFU: Book Talk | Frans De Waal - TivoliVredenburg
Frans De Waal

Parliamo di Scimpanzè

Nella diffusione di questo termine anche alla nostra specie è però errata, in quanto, in primo luogo, per quanto possano essere simili a noi, non possiamo semplicemente traslare i risultati di studi sui primati all’uomo; in secondo luogo, l’ideale che abbiamo è assolutamente sbagliato e differisce dalle ricerche effettivamente fatti.

Come chiarisce infatti lo stesso De Waal, uno scimpanzè alpha non è un bullo che terrorizza gli altri membri del gruppo, ma ha un ruolo molto attivo ed estremamente stressante. I livelli di cortisolo, ormone dello stress, vanno aumentando a mano a mano che aumenta il “rango”, la posizione sociale dell’individuo. Il maschio alpha però presenta livelli di cortisolo molto più alti, che potrebbero essere paragonati ad un rango molto inferiore. Questo perché la gerarchia negli scimpanzè non è così semplice come potremmo pensare e basata sulla predominanza fisica, ma è organizzata in modo molto più complesso. Soprattutto le coalizioni, quindi unioni di diversi soggetti, e un rapporto positivo e di fiducia con il resto del gruppo sono fondamentali per “raggiungere la cima” e restarci.

Proprio per questo lo stress è maggiore negli alpha. Questi devono essere sempre allerta, in quanto da un momento all’altro potrebbero essere spodestati. Perché questo non accada devono dimostrare la loro funzionalità, utilità nel gruppo (talvolta sedando conflitti imparzialmente), ma anche dimostrando la loro empatia nei confronti degli altri. I maschi alpha dimostrano un livello di conforto dei membri del gruppo molto più spiccato rispetto ad altri ranghi.

Questo in parte può essere visto anche in Fight Club: Tyler Durden (Brad Pitt) non è un capo violento che sottomette tutti, ma esercita una grande influenza, un’autorità sugli altri membri del gruppo, questi lo seguono spontaneamente, traggono beneficio dalle sue idee ed iniziative, lo considerano il loro leader. Detto questo però, non in tutte le specie di primati posso essere definiti dei maschi alpha; quindi, capiamo come utilizzare questo termine per gli umani, la cui società è estremamente complessa e sfaccettata, sia estremamente riduttivo e un tentativo di semplificare la realtà.

The Apes of Wrath: Humans Re-enact Frans de Waal's 'Chimpanzee Politics'

Dominante significa più donne? Non proprio

Ma quali sono i vantaggi di un maschio alpha negli scimpanzè? Primo fra tutti, la riproduzione, il sesso, quindi il fattore chiave dell’evoluzione. Molti uomini che oggi aspirano ad essere veri maschi alpha lo fanno anche e soprattutto per avere più successo con le donne e, di conseguenza, cominciano a comportarsi in modo talvolta aggressivo.

Ma un esperimento, oltre a ciò che abbiamo appena spiegato, ci fa capire come questo cambio di comportamento atto ad avvicinarsi al nostro ideale (errato) del maschio alpha sia il più delle volte inefficace.

Gli sperimentatori mostrarono con video e descrizione un tennista, John. In un caso, questo veniva descritto come un ottimo giocatore (prime tre frasi della decrizione), e veniva presentato come dominante, competitivo, autoritario, in grado di sottomettere mentalmente gli avversari. Nel secondo caso, John veniva descritto sempre come un ottimo giocatore, ma “non dominante”, quindi non competitivo, a volte sottomesso. I risultati mostrarono come nel primo caso John fosse più sessualmente attraente, anche se non per forza preferito come possibile partner.

In un altro studio delle studentesse lessero le stesse descrizioni del tennista John (dominante vs. sottomesso), ma i ricercatori aggiunsero una condizione di controllo, in cui le partecipanti leggevano solo le prime tre frasi della descrizione (ottimo e talentuoso giocatore). Coerentemente con lo studio precedente, le donne trovarono “John dominante” più attraente dal punto di vista sessuale rispetto a “John sottomesso”, ma il John raffigurato nella condizione di controllo ebbe le valutazioni più alte di sessualità di tutti.

E’ probabile che l’aver sentito parlare di un comportamento dominante o non dominante, a prescindere da altre informazioni su di lui, lo abbia reso meno attraente dal punto di vista sessuale. I ricercatori concludono spiegando: “In breve, una semplice dimensione dominante-non dominante può avere un valore limitato nel predire le preferenze delle donne”.

uomo in camicia arancione e pantaloncini neri che tiene la racchetta da tennis in bianco e nero

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