Una soluzione in bianco e nero? Vediamo come i cruciverba possono rallentare il declino cognitivo

La Settimana Enigmistica compie 91 anni. Vediamo come i cruciverba ed altre pratiche possano rallentare il nostro declino cognitivo.

Coping with Cognitive Declines at Work

Sono tante le persone che durante momenti di svago o in una giornata in spiaggia sotto l’ombrellone scelgono di passare il tempo con dei rompicapi. Oltre a farci divertire, però, questi, insieme ad altre abitudini potrebbero rallentare l’invecchiamento del nostro cervello.

Un cervello che invecchia

Il declino cognitivo (secondo il dizionario APA) è la riduzione di una o più abilità cognitive, come la memoria, la consapevolezza, il giudizio e l’acutezza mentale, nell’arco della vita adulta. La presenza e il grado di declino variano a seconda dell’abilità cognitiva misurata: Le abilità fluide spesso mostrano un declino maggiore rispetto a quelle cristallizzate. Il declino cognitivo fa parte del normale invecchiamento in salute, ma un declino grave non rappresenta la norma e potrebbe essere sintomo di una malattia: è, infatti, il sintomo principale delle demenze indotte da malattie, come il morbo di Alzheimer.

Alcune persone con declino cognitivo possono non essere in grado di prendersi cura di se stesse o di svolgere le attività della vita quotidiana, come la preparazione dei pasti, la gestione degli appuntamenti medici o la gestione delle finanze personali. Le limitazioni delle capacità cognitive possono influire sulla capacità di gestire efficacemente i regimi farmacologici, con conseguenti esiti negativi per la salute di malattie croniche in comorbilità, come le cardiopatie o il diabete. Educando le persone sui fattori di rischio modificabili, incoraggiando la valutazione e l’intervento precoci e comprendendo l’impatto sugli adulti e sulle loro famiglie, è possibile migliorare la salute e il benessere di molte persone, soprattutto gli anziani.

photographie en niveaux de gris d'une personne couvrant le visage

Non soltanto un passatempo

I cruciverba, che possiamo trovare a migliaia sfogliando tra le pagine della Settimana Enigmistica, potrebbero rappresentare un buon modo di mantenere la mente allenata. Infatti, anche se il declino cognitivo è comunque parte del normale decorso del nostro cervello, questo può essere quantomeno rallentato.

Una recente ricerca di fine 2022 ha dimostrato come effettivamente questo tipo di rompicapi possa effettivamente essere benefico per questo problema. Ai partecipanti per 78 settimane venne chiesto ti sottoporsi ad un intensivo allenamento cognitivo, ma se ad un gruppo vennero assegnati giochi cognitivi online, l’altro avrebbe dovuto completare dei cruciverba di media difficoltà. A questo sarebbero poi seguiti test per misurare il livello di declino cognitivo e anche il volume dell’ippocampo tramite l’imaging a risonanza magnetica (l’ippocampo tende a ridursi con il declino cognitivo).

Su tutte le scale che vennero usate per valutare il declino cognitivo, coloro che avevano completato cruciverba ottennero punteggi più alti e presentavano inoltre una minore riduzione dell’ippocampo, suggerendo quindi una reale efficacia dei cruciverba nel rallentamento del declino.

Bisogna però dire che alcune caratteristiche dello studio non sono esattamente ideali (come lo stato socioeconomico, il sesso ed il numero di partecipanti), quindi i risultati per ora necessitano di ulteriori conferme ed approfondimenti e sono da prendere con le pinze.

persona in maglione bianco e nero scrivendo su carta bianca

Rallentare il processo senza medicine?

Ma esistono altri metodi non farmacologici, quindi meno dispendiosi e senza possibili controindicazioni, per combattere questo declino?

L’attività fisica sembra essere una buona pratica per rallentare il declino cognitivo. Le persone che si allenano ad una buona intensità per tre o più volte a settimana ad una buona intensità presentano una diminuzione delle funzionalità cognitive. Bisogna però evidenziare come questi effetti positivi si riferiscano a brevi intervalli di tempo.

La musicoterapia si rivela anch’essa funzionale. Specialmente gli inni buddisti si traducono in un miglioramento delle abilità cognitive, in quanto portano il soggetto a richiamare alla mente alcune memorie del passato, includendo inoltre anche la parte emozionale delle stesse, attivando quindi entrambi gli emisferi. Proprio per questo in generale il massimo dell’efficacia tramite questa terapia si ottiene esponendo il soggetto a musica familiare e con cui è in qualche modo connesso.

Studi inoltre confermano l’efficacia della dieta mediterranea, in particolare se questa è ricca di frutta secca e olio di oliva. È inoltre importante evitare di bere quantità eccessive di alcol. In uno studio, i forti bevitori – definiti come coloro che bevono più di quattro bicchieri al giorno o 14 alla settimana per gli uomini e più di tre bicchieri al giorno o sette alla settimana per le donne – avevano un rischio di Alzheimer superiore del 22% rispetto ai non bevitori.

Visto che il sonno è una delle componenti fondamentali del processo di apprendimento e di memoria, è estramamente utile cercare di riposare per 7-8 ore a notte.

Alcune ricerche dimostrano che le persone con forti legami sociali hanno meno probabilità di subire un declino cognitivo rispetto a quelle che sono sole. Al contrario, la depressione, che spesso va di pari passo con la solitudine, è correlata a un declino cognitivo più rapido. Inoltre, avere una solida rete di persone che vi sostengono e si prendono cura di voi può aiutarvi a ridurre i livelli di stress. Le attività sociali richiedono l’impegno di diversi processi mentali importanti, tra cui l’attenzione e la memoria, che possono rafforzare la cognizione.

donna che indossa una giacca grigia

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