James Watson: breve biografia

Watson
James Watson con un modello molecolare del DNA, Cambridge, Massachusetts, 1957.

James Watson è nato il 6 aprile 1928 a Chicago (Illinois) dove, alla precoce età di 15 anni, era già studente universitario. Si laureò in zoologia (1947) e ricevette il suo dottorato di ricerca nello stesso campo all’Indiana University (1950). Il suo interesse per la genetica si basò essenzialmente sugli studi condotti da H. Muller e Salvatore Luria, medico e biologo italiano noto soprattutto per il terreno di coltura da lui inventato. Mentre si trovava a Copenhagen per approfondire i suoi studi post-dottorato, iniziò a studiare i virus batterici per investigarne la struttura degli acidi nucleici che essi trasportavano. Dopo una sosta alla Stazione zoologica di Napoli (1951), dove incontrò per la prima volta Maurice Wilkins, Watson familiarizzò con la tecnica della cristallografia ai raggi X. Successivamente spostò la sua ricerca al Cavendish Laboratory all’Università di Cambridge dove conobbe il biologo molecolare Francis Crick che da lì a poco avrebbe condiviso con lui una delle scoperte più sensazionali in ambito scientifico del XX secolo.

sketch
Bozza prodotta da Crick sull’ipotetica struttura del B-DNA.

Nella primavera del 1953 i due scienziati pubblicarono l’articolo Molecular Structure of Nucleic Acids: A structure of Nucleic Acids sulla rivista Nature riassumendo dunque le evidenze sperimentali che avevano portato loro a concludere che la struttura del DNA fosse quella che tutti oggi conosciamo, a doppia elica. Dubbi sul contributo di altri importanti figure accademiche quali Rosalind Franklin sono ancora al vaglio della comunità scientifica internazionale.
Nel 1955 Watson inizia ad insegnare alla Harvard University dove pubblica “Biologia molecolare del gene”, testo di consultazione utilizzato tutt’oggi da molti studenti universitari in campo biologico-sanitario. Dopo essersi sposato con Elizabeth Lewis nel 1968, dalla quale ebbe anche un figlio, avviò il Progetto Genoma Umano all’NIH (National Institutes of Health) negli anni ’80.

 

 

Il furto della foto 51

Come anticipato, non è ancora ben noto il contributo che Rosalind Franklin abbia prestato alla scoperta del DNA ma è certo che, mediante le sue immagine sviluppate in seguito ai processi di cristallografia ai raggi X, Watson e Crick abbiano avuto vita facile a supportare la loro tesi del DNA a doppia elica.

foto 51
La foto 51, elemento essenziale per la definizione della doppia elica del DNA.

La fotografia 51 è una immagine ai raggi X della struttura di una fibra di DNA preparata direttamente dalla Franklin e dal suo team di ricercatori al King’s College. Watson e Crick ad esempio derivarono dall’immagine quello che oggi è definito antiparallelismo delle basi, permettendo di risolvere anche il problema delle coppie di basi azotate analizzate per la prima volta da Chargaff. Il campione di acido nucleico venne inserito in un dispositivo all’interno del quale venne bombardato da raggi X per circa 60 ore di seguito. Lo scattering dei raggi ha poi causato quella particolare colorazione sulla lastra fotografica da cui sono desumibili differenti parametri tridimensionali quali il passo dell’elica o la composizione chimica del backbone della molecola.

cristallografia DNA
Interpretazione tridimensionale della foto 51. Come si vede, vari elementi fondamentali strutturali sono stati desunti dalla fotografia eseguita dalla Franklin mediante cristallografia ai raggi X.

Questo elemento cruciale per la definizione del DNA venne sottratto ad insaputa della Franklin da Maurice Wilkins il quale, desideroso quanto Watson e Crick di essere ricordato per essere stato tra gli scopritori della struttura del DNA, non esitò a condividere di nascosto i risultati della scienziata con i due biologi.
Nonostante Rosalind Franklin abbia quindi contribuito in maniera sostanziale a determinare la struttura secondaria del DNA, non ha ricevuto il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia come Maurice Wilkins, Francis Crick e James Watson nel 1962 poiché è deceduta nel 1958 a causa di complicanze cliniche dovute al suo cancro ovarico sviluppato molto probabilmente per la prolungata esposizione alle radiazioni ionizzanti di laboratorio. E’ anche vero che l’onorificenza in questione è attribuita a persone in vita però è accaduto in alcuni casi, come nel 2011 con Ralph Steinman, che esso sia stato conferito anche postumo e di certo la scoperta della struttura del DNA giustificava un’eccezione di questo tipo.
La triste vicenda della Franklin può essere facilmente correlata a quel particolare fenomeno psicologico detto effetto Matilda per il quale il lavoro delle scienziate è giudicato più inutile rispetto a quello dei colleghi maschi.

Ombre su Watson: tra commenti sessisti e razzisti

“There’s a difference on the average between blacks and whites in IQ tests. I would say the difference is genetic.”

James Watson nel programma televisivo American Masters

Nella puntata dedicata alla brillante mente di James Watson della serie TV American Masters sono stati analizzati molti aspetti della vita personale dello scienziato: dalla famiglia al lavoro, dal cattivo rapporto con Rosalind Franklin fino ai commenti razzisti. La frase riportata sopra, assieme a molte altre citazioni presenti nel documentario, hanno spinto il Cold Spring Harbor Laboratory di New York (dove lo scienziato è stato direttore dal 1968 al 1994) a ritirare i titoli onorari conferiti a Watson l’11 gennaio 2019.
Tuttavia questa non è la prima volta che Watson sale alla ribalta della cronaca per alcuni commenti sconvenienti in differenti ambiti. Già nel 1968, con la pubblicazione del suo libro The Double Helix, descriveva con fare sessista la figura della Franklin:

“Sospetto che inizialmente Maurice [Wilkins] sperasse che Rosy [Franklin] si calmasse. (…) Per sua deliberata scelta non enfatizzava le sue qualità femminili. Nonostante i suoi lineamenti fossero decisi, non era poi così poco attraente e poteva essere un po’ più affascinante se avesse avuto un minimo interesse nel vestirsi. (…) Quindi era abbastanza facile immaginarla come il prodotto di una madre insoddisfatta che abbia eccessivamente accentuato l’opportunità di intraprendere una carriera professionale che avrebbe potuto salvare le ragazze intelligenti come lei da matrimoni con uomini stupidi.”

Nel 1997, a circa un decennio dalla scoperta dell’AIDS, James Watson propose sulle pagine del Sunday Telegraph di garantire alle donne la possibilità di abortire i feti che possedevano un gene gay. All’epoca ricevette molte critiche dagli attivisti contrari all’aborto e dalla comunità LGBTQ.
Seguono altri interventi spiacevoli come quello del 2000 ad una lectio magistralis presso la Berkeley University in California dove Watson affermava di essere a disagio nel fare colloqui di lavoro con persone sovrappeso perché tanto nessuno le avrebbe mai assunte. Nel 2007, con la pubblicazione del libro Avoid Boring People: Lessons From a Life in Science, giunse ad affermare che ci ostiniamo a pensare che gli Africani abbiano le nostre stesse capacità intellettuali quando poi non ce n’è chiara dimostrazione sperimentale.
Dopo la messa in onda del documentario American Masters il Cold Spring Harbor Laboratory ha deciso di rimuovere Watson da tutte le cariche amministrative e di confiscare tutti i premi e riconoscimenti scientifici associati alla loro organizzazione. La comunità scientifica è sul punto di chiedere anche il ritiro del premio Nobel per le scandalose dichiarazioni dello scienziato che, da come si è desunto, hanno accompagnato gran parte della sua carriera accademica.

Roberto Parisi

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