Frine e Cicciolina ci mostrano che la notorietà non ha bisogno di quote rosa

Il binomio notorietà-politica attraversa per intero la storia della nostra cultura e ci insegna che, in fondo, è genderless da sempre! Al giorno d’oggi, in cui i paradigmi genderless sono assunti in assoluto in positivo come prerogativa conquistata solo nel XXI secolo, ci dimentichiamo che nell’antica Grecia, le etère appartenevano a una classe genderless di … Leggi tutto

La serie Boris ed Euripide ci insegnano che il pubblico è sovrano sullo scandalo

Chi lo dice che il pubblico apprezza lo scandalo? Spesso è meglio non giocare col fuoco, perché il pubblico è sovrano! Euripide è il precursore del binomio etica-spettacolo che oggi, nell’era dell’indignazione facile messa in scena da Boris, ci sembra più in che mai impossibile da soddisfare. Boris è la serie tv “troppo italiana” che … Leggi tutto

Teognide risponde ai casi di plagio del festival di Sanremo brandendo la precisione della metrica

L’esempio di Teognide ci insegna che con l’arte non si scherza, il plagio si ostacola con la norma metrica, la sphragis! Che mondo sarebbe se a Sanremo non ci fossero casi di plagio, o se potessero essere scoperti e giudicati con l’imparzialità di una vera norma? Semplice, sarebbe il VII secolo a.C.! Si sta come … Leggi tutto

E se le divinità dell’antica Grecia fossero programmi TV trash? Eccone 5 esempi

Ma se Zeus e Ares vivessero ai nostri giorni, cosa farebbero? Che domande?! Sarebbero le star della trash TV! Eccone 5 esempi Nell’antica Grecia le divinità erano entità superiori, immortali, ma dal carattere “umano, troppo umano”. I miti che le vedono protagoniste sembrano script dei migliori programmi trash! Non ci credete? Leggere per credere!   … Leggi tutto

La serie Sanpa porta su Netflix Vincenzo Muccioli, un Prometeo incatenato alla rupe dell’inchiesta

Sanpa è la docu-serie che ci aiuta a comprendere una delle pagine più oscure degli ultimi quarant’anni e un grande paradigma Chi è l’eroe? Forse la nostra cultura ci porta considerare l’eroe una figura essenzialmente positiva, ma la verità è che l’eroe è un portento, e come tale, ha “Luci e tenebre”. Ecco Vincenzo Muccioli, … Leggi tutto

Il film “The Dig” di Netflix ci regala la vera archeologia in formato home-cinema

Altro che Indiana Jones! Simon Stone ci propone un archeologo meno aitante ma più reale nel film Netflix “The Dig” L’archeologia è una disciplina affascinante, ci permette di comprendere le nostre origini e di porre il passato in costante contatto con il nostro presente. Ma il mestiere dell’archeologo che vediamo nei film è sempre così … Leggi tutto

Saffo torna a parlarci del morbo amoroso in “Tutta colpa di Freud”

Che cos’è l’amore? La risposta più rincuorante lo descrive come un morbo fatale e incurabile se non con la privazione dell’oggetto amoroso

Saffo, Francis Coates Jones

L’amore è ancora un argomento tabù, perché tutti sanno come funziona, ma è difficile parlarne oggettivamente, senza sembrare dei poeti romantici, come Ewan McGregor in Moulin Rouge. Ma Marco Giallini, riprendendo Saffo, ci propone una definizione infallibile sul piano fenomenologico

Vinicio cantava “Che cos’è l’amor” ma Paolo Genovesi ce lo racconta

Ah… l’amore! L’amore ispira l’arte, il genio creativo di scrittori, musicisti, registi, in tutto il mondo. Ma è sempre stato il sentimento più difficile da descrivere. Lo cantava anche Vinicio Capossela, no? Ma ci ha dato una risposta convincente?

Nel film Il favoloso mondo di Amelie, la proprietaria del cafè “Les deux moulins” decantava la sua ricetta dell’amore. Per quanto affascinante, la sua ricetta, tuttavia, non descriveva l’amore, ma si limitava a darci la genealogia.

Forse Moulin Rouge è il film che si avvicina più di tutti alla descrizione dell’amore, ma  in questo caso, la definizione è romantica e poco accurata, un po’ troppo generica. Finora sembra che le immagini evocate dalla canzone di Vinicio siano la risposta più completa e attendibile…

Ma per fortuna nel 2014 esce, lui, il film che ha rotto il silenzio nel cinema italiano. Si tratta di una commedia tanto lontana dall’essere “all’italiana”, quanto vicina alla soluzione di questo enigma: cos’è l’amore? Il film in questione è Tutta colpa di Freud e la sua risposta è: una malattia!

 

Marco Giallini in una scena del film

L’amore è una malattia che si sconfigge con la psicanalisi?

Tutta colpa di Freud è un film del 2014 diretto da Paolo Genovese. Ci racconta la storia familiare di uno psicanalista di scuola freudiana, padre di tre complicatissime figlie. Durante i titoli di testa del film, il nostro uomo, interpretato da Marco Giallini, recita un monologo contenete un’efficace definizione dell’amore.

L’amore sarebbe una malattia, che viene somatizzata dalle persone in maniera diversa: per alcuni il sentimento nasce, cresce e muore nello stesso arco temporale e con l’intensità di un’influenza; per altri è qualcosa di più grave e duraturo, ma – ci assicura Giallini – si guarisce sempre.

Nel film, le figlie dello psicanalista sono alle prese con tre diverse situazioni amorose, che le fanno soffrire, vacillare, perdere la testa. Quel che accomuna le storie, pur diversissime, di queste ragazze, è la presenza del padre, ormai cinico nei confronti delle relazioni, abbastanza distante da poter essere professionale, ma altrettanto coinvolto sentimentalmente da far pasticci.

Il personaggio di Marco Giallini non è un unicum nella storia della nostra cultura, sia pop sia alta, non è la prima voce a rappresentare l’amore coma una malattia e descrivere i sintomi. La prima ad averci regalato questa verità è Saffo, poetessa greca vissuta circa 2700 anni avanti Giallini.

Saffo descrive i sintomi dell’amore ma non ci dà i rimedi

Nella cosiddetta Ode della gelosia, Saffo scrive:

“dolce suona la tua voce
e il tuo sorriso

accende il desiderio. E questo il cuore
mi fa scoppiare in petto: se ti guardo
per un istante, non mi esce un solo
filo di voce,

ma la lingua è spezzata, scorre esile
sotto la pelle subito una fiamma,
non vedo più con gli occhi, mi rimbombano
forte le orecchie,

e mi inonda un sudore freddo, un tremito
mi scuote tutta, e sono anche più pallida
dell’erba”

Il testo (fr.31 V.) ci è tramandato da quel vecchio buongustaio dell’Anonimo del Sublime. L’Anonimo menziona i versi elogiando la bravura della poetessa per la perizia con cui descrive compiutamente la sintomatologia, anzi, la fenomenologia patologica dell’amore.

I sintomi sono descritti con tanta acribia che in alcuni casi è possibile nominarli con una nomenclatura scientifica. Non ci credete? Allora ecco il cocktail letale dell’amore: tachicardia, afasia (perdita della parola), febbre, annebbiamento della vista, rimbombo alle orecchie, sudorazione fredda, violenti brividi in tutto il corpo, pallore e, infine, sensazione di morte imminente.

Saffo, come il nostro psicanalista, ha una figura professionale all’interno del thiaso, che le consente di avere una conoscenza precisa e dettagliata di questo sentimento, ma la voce poetica ci rivela che il personaggio del carme è coinvolto emotivamente.

Altro che semplice influenza! Per Saffo, l’amore è una malattia che non risparmia le sue vittime, un morbo che assale, feroce, e rompe ogni resistenza immunitaria. A 2700 anni dalla prima descrizione del morbo, attendiamo ancora qualcuno che ci dia l’antidoto.

 

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