Il Superuovo

La serie Sanpa porta su Netflix Vincenzo Muccioli, un Prometeo incatenato alla rupe dell’inchiesta

La serie Sanpa porta su Netflix Vincenzo Muccioli, un Prometeo incatenato alla rupe dell’inchiesta

Sanpa è la docu-serie che ci aiuta a comprendere una delle pagine più oscure degli ultimi quarant’anni e un grande paradigma

Chi è l’eroe? Forse la nostra cultura ci porta considerare l’eroe una figura essenzialmente positiva, ma la verità è che l’eroe è un portento, e come tale, ha “Luci e tenebre”. Ecco Vincenzo Muccioli, l’eroe di Sanpa.

Gli eroi tragici esistono solo nell’antica Grecia?

Arriva un momento in cui il proverbio “chiedi e ti sarà dato” ti si rivolta contro, costringendoti a un crudo πάθει μάθος. Avete presente quella sensazione di aver ricevuto dal caso proprio quella risposta che stavate cercando, rivolgendovi allo specchio in stile Truman Show?Quella risposta che inaspettatamente arriva come un pugno nello stomaco, costringendoti a riflettere?

Ebbene, questa corrispondenza con il caso, che di per sé sarebbe degna degli euripidei drammi della Τύχη, ha ispirato questo articolo nel segno della tragedia. Può ancora esistere ai nostri giorni un eroe tragico? Nel saggio The Heroic Temper: Studies in Sophoclean Tragedy, Bernard Knox descrive l’eroe sofocleo, che è la massima espressione di eroe tragico.

Questo eroe, incompreso dal coro e dal resto dei personaggi sulla scena, suoi contemporanei, vive in un personale sistema di valori formato da assoluti. Ha fin troppa fiducia nelle sue capacità, al punto da sfidare con superbia e tracotanza gli déi e il sistema della polis.

Mi sono chiesta, scettica, se personaggi di questa taratura potessero ancora esistere nella nostra contemporaneità. La risposta è arrivata, con mia grande sorpresa pochi giorni dopo, con la segnalazione della serie Netflix che avrebbe una volta per tutte smentito i miei dubbi. Parlo di Sanpa.

E se lo Stato non c’è? Nasce Sanpa

Sanpa è la docu-serie Netflix uscita il 30 dicembre 2020 dedicata alle “Luci e tenebre di San Patrignano”. Attraverso 180 ore di interviste e attingendo a 51 diversi archivi, la serie fornisce un ritratto dall’inaspettata onestà intellettuale.

La serie evita di orientare i commenti dei fruitore, che è libero di giudicare la comunità di recupero per tossico-dipendenti fondata da Vincenzo Muccioli a Coriano, comune in provincia di Rimini, nel 1978. Sorvolando sulle numerose critiche, positive e non, pronunciate sulla serie e astenendoci da ogni giudizio sulla struttura che ancora oggi è in attivo, il focus dell’articolo si concentra proprio sul suo fondatore.

A leggere la sua biografia su Wikipedia, sorge spontaneo chiedersi se Vincenzo Muccioli sia veramente esistito. Uomo versato in diverse attività, dalla personalità forte, carisma magnetico e di industriosa astuzia. No, non sto parlando del πολύτροπος Odisseo, ma di un uomo che ha avuto la lungimiranza del vero imprenditore.

Muccioli vide nella società italiana degli anni 70’ un oggettivo deficit statale, intercettando la possibilità di investirvi forza ed energie. Lo Stato italiano era infatti oberato dalla difficile situazione politica (proprio nel 78’ viene rapito e ucciso Aldo Moro dalle BR). Se aggiungiamo la totale incapacità di risoluzione dell’ecatombe di giovani che il governo stava offrendo all’eroina, e l’ostracismo di una società italiana ignorante sull’argomento “droga”, comprendiamo che Muccioli abbia fatto una scelta controcorrente.

La fondazione e la gestione della comunità di San Patrignano è stato un gesto di sfida, una risposta a uno Stato assente. Procedendo in rotta ostinata e contraria, attirandosi critiche, fama, prestigio e un successo spropositato (che gli valse anche la creazione e diffusione di leggende sul suo conto), Vincenzo Muccioli si pose come il Salvatore di una fetta della società. Muccioli si fece sindaco perpetuo di una città e di una comunità di persone plasmate a sua immagine e somiglianza.

Il Prometeo eschileo ci aiuta a capire chi sia un eroe

Come sempre, il buon Tucidide ha ragione. Non importa quanti secoli passino, quanto progresso, in termini quantitativi, si produca: il mondo va avanti, l’uomo è sempre uguale a se stesso. Secondo lo storiografo ateniese, la storia non è destinata a ripetersi sempre uguale a se stessa. Ma quando l’uomo, nelle sue pulsioni più viscerali, ricrea determinate condizioni, la storia antica può aiutarci a comprendere come andrà a finire.

E per una storia che non conosce scale di grigi, come quella di Muccioli, non possiamo che rifarci a quella che gli antichi consideravano la vera storia, il mito. Il mito è serbatoio della tragedia, dai quali lo stesso Erodoto, padre della storia, riprende il carattere paradigmatico. Ed ecco che il profilo di Muccioli si sovrappone a quello di Prometeo, incatenato alla rupe della sua colpa.

Nella rhesis (vv.436-506) Prometeo racconta fiero al coro delle Oceanine i suoi prodigiosi doni, concessi a una razza umana che prima di lui viveva emarginata dagli dèi, in una condizione di ferina inciviltà e degrado. Nell’elenco delle invenzioni delle arti, che vanno dalla agricoltura alla divinazione, dalla scrittura alla navigazione, Prometeo dice di aver fatto tutto da solo, di essere stato il primo a dare all’uomo una vita degna di essere vissuta.

Dichiara di aver sfidato l’ira di Zeus per amore (εύνοια) nei confronti della razza umana. Zeus, metafora dell’ordine cosmico e politico dato dalla prerogativa di potere, non ha amato gli uomini, li ha creati, ma li ha lasciati a vivere da soli, al buio delle loro caverne. Prometeo invece gli ha dato le arti, gli ha insegnato a vivere da uomini, ponendosi come un’alternativa a Zeus.

Il nostro titano non riceve che pietà da parte del coro, perché il coro non può comprendere l’eroe. Ma il coro ci insegna che Prometeo è un cattivo medico (vv.473) perché proprio lui, che ha inventato l’arte della medicina, è colpito da un male da cui non sa uscire.

Questa è la tragica ironia che fino alla fine accomuna i nostri eroi, che hanno commesso il fatale errore di accecarsi di superbia, riconoscendosi un potere che non possedevano di diritto. Muccioli ha cercato di sovvertire un ordine del quale solo chi detiene il potere, Zeus o lo Stato, è garante. A noi cosa resta? La pietà nei confronti dell’uomo, la critica nei confronti del paradigma.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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