Il Superuovo

Frine e Cicciolina ci mostrano che la notorietà non ha bisogno di quote rosa

Frine e Cicciolina ci mostrano che la notorietà non ha bisogno di quote rosa

Il binomio notorietà-politica attraversa per intero la storia della nostra cultura e ci insegna che, in fondo, è genderless da sempre!

Al giorno d’oggi, in cui i paradigmi genderless sono assunti in assoluto in positivo come prerogativa conquistata solo nel XXI secolo, ci dimentichiamo che nell’antica Grecia, le etère appartenevano a una classe genderless di parvenu politicamente scorretta, usando una corruzione solo sensuale

L’antica Grecia fonda la sua cultura su ricchi ed eterni Narcisi

Quella dell’antica Grecia, si sa, è una cultura nata e sviluppatasi nella celebrazione delle grandi imprese, delle guerre memorabili e più incredibili. Spesso questa tendenza sfocia nell’autocelebrazione, o meglio, nella committenza di opere d’arte o letterarie che ostentino l’appartenenza a uno status, o, più semplicemente, il soddisfacimento di alcuni parametri standard.

Infatti, i protagonisti di questa civiltà pavoneggiante rispondono allo standard della kalokagathia (bellezza e nobiltà- d’animo e di lignaggio).  Abbiamo, infatti, eroi appartenenti a famiglie nobili o divine, atleti nudi tanto ricchi quanto unti, guerrieri dai fisici scultorei che sacrificano ore di workout nella piana di Maratona per la salvezza della patria. O almeno, è così che l’arte ce li presenta.

L’arte ha un ruolo fondamentale in questo processo, perché il kleos, cioè la gloria, è acquisito attraverso poemi, encomi, panegirici, epinici e opere d’arte materiali. L’arte è garanzia di memoria perenne, con la continua fruizione delle storie che li vedono protagonisti.

Il kleos dunque conferisce autorevolezza al nostro uomo-pavone, che fin dalla nascita è dotato di un ruolo politico all’interno della polis. Ma la storia ci insegna che i parvenu sono sempre dietro l’angolo, pronti a impadronirsi del potere e dei linguaggi dei ricchi. E, vi sorprenderà sapere che tra i parvenu più infervorati, ci sono loro: le donne!

E se Lisistrata avesse preso il potere?

“Donne, dududu, in cerca di guai”, cantava Zucchero, e credo che anche Aristofane, con la sua Lisistrata, sarebbe d’accordo! La società della Grecia antica era divisa in categorie mobili, sia per gli uomini che per le donne. I vertici del potere e della notorietà potevano essere raggiunti da entrambi i sessi, ma con strumenti diversi.

Sebbene l’antica Grecia sia oggettivamente baluardo di una società maschilista, tuttavia, non era sufficiente essere un uomo per godere della notorietà. Solo per nascita o per ricchezza, o attraverso una carriera politica fortunata, si poteva raggiungere la notorietà di Pericle. E alle donne non erano totalmente precluse le porte del kleos.

Non a caso, all’inizio di questo paragrafo, ho citato la Lisistrata di Aristofane. Le donne hanno dalla loro un’arma potentissima, quella della seduzione e della bellezza. Le etère, infatti, erano in grado, qualora dotate di un particolare spirito imprenditoriale, di scalare le vette della società e approdare attraverso l’arte alla fama.

L’esempio più famoso è quello di Aspasia, l’etèra di Pericle, tanto bella quanto sapiente! Secondo alcuni studi, dietro la Diotima del Simposio platonico, sarebbe celata la nostra etèra. Ma l’etèra più capace è un’altra, la cara Frine.

Busti di Aspasia e Pericle

The importance of being an etèra

Etèra, bellissima, scaltra, la nostra Frine è una vera imprenditrice di se stessa. Da una misera condizione economica, riuscì ad affrancarsi tra le alcove di uomini potenti. Una squillo di lusso che fece scandalo per due motivi: per aver dato corpo ad Afrodite, per essere entrata in politica.

Frine capì che la ricchezza accumulata dal lavoro di prostituta non l’avrebbe nobilitata, le mancava qualcosa, le mancava la comunicazione, farsi conoscere in tutto il mondo greco. Posò dunque per il caro Prassitele, il quale la scolpì nuda (per la prima volta nella storia dell’arte greca!) e la scolpì quale immagine della dea Afrodite.

La statua, posta a Cnido (e oggi perduta) in un santuario a strapiombo sul mare, interrompeva la navigazione dei marinai ammaliati dalla bellezza di Frine-Afrodite. Migliaia di copie vennero fatte, al punto che Frine, un’etèra, una donna, si era appropriata del kleos, della memoria perenne. Ma una cosa mancava alla nostra Frine, un ambito della carriera maschile che non aveva ancora calcato: la politica!

Cicciolina è una Frine che ci ha creduto più del dovuto!

Lo so, avete indovinato, anzi, a leggere il titolo, direi che la stavate aspettando. Squillo di lusso che si appropria dei mezzi di comunicazione più efficaci, diffondendo la sua immagine lasciva nel mondo, per poi occuparsi di politica. Frine altro non è che la copia raffinata della nostra Cicciolina!

Ilona Staller, proprio come Frine, proviene da un background politico e familiare burrascoso. Ma le nostre “donnine”, come affettuosamente le chiama Lia Celi in una sua recente pubblicazione, sanno il fatto loro! Cicciolina passa da cameriera a tesoriera dei segreti internazionali, dopo essere stata contattata dai servizi segreti, per raccogliere informazioni su uomini d’affari americani. Consapevole del proprio charme spudorato, ottiene un enorme successo il Italia come speaker radiofonica di un programma dall’erotismo esplicito, come attrice pornografica e come modella.

Raggiunta la notorietà, attraverso un’arte diversa da quella greca, e potendo contare sul voto di protesta, Cicciolina raggiunge l’apice della sua carriera politica nel 1985, schierandosi col Partito Radicale. Fu eletta deputato nella X legislatura del Parlamento italiano nel 1987, con 20 000 preferenze, risultando seconda solo a Marco Pannella.

Frine, in quanto tespiese d’origine era una fervida antimacedone. Frine avrebbe finanziato la ricostruzione delle mura di Tebe, dopo che nel 335 a.C. erano state distrutte da Alessandro Magno, purché sulle stesse mura fosse stata apposta la scritta «Alessandro le distrusse, le rifece l’etera Frine», secondo Diodoro Siculo. Così, anche Cicciolina si batté per gli ideali in cui credeva di più, i diritti umani e la lotta contro il nucleare.

Entrambe accusate di empia oscenità, vivono ancora oggi nella nostra cultura popolare a dimostrazione che il binomio notorietà-politica è valido oggi come 2500 anni fa, ma anche che la notorietà è genderless e giustifica i mezzi.

 

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