Il Superuovo

Psicoterapie a confronto: analizziamo insieme 3 grandi classici della psicoterapia

Psicoterapie a confronto: analizziamo insieme 3 grandi classici della psicoterapia

La psicoterapia è un percorso che predilige molteplici punti di vista, alcuni vicini, alcuni opposti: comprendiamoli attraverso tre classici

Nello scorso articolo abbiamo affrontato 3 psicoterapie meno conosciute come la Psicoterapia Sistemico-Relazionale, la Psicoterapia della Gestalt e l’Analisi Bioenergetica.

Oggi affrontiamo tre grandi classici della psicoterapia: la Psicoanalisi (o psicoterapia analitica), la Psicoterapia Cognitivo Comportamentale e la Psicoterapia Adleriana.

Partiamo dalla più conosciuta

La psicoterapia psicoanalitica (o comunemente psicanalisi)

La psicanalisi ha origine con le ipotesi sul funzionamento psichico di Sigmund Freud agli inizi del ‘900.

La cura orientata alla psicoanalisi ha saputo adattarsi ai tempi e ai cambiamenti della società. Inoltre ha saputo integrare nelle sue basi teoriche le nuove scoperte nell’ambito delle neuroscienze e delle nuove teorie sociali.

Essa viene considerata come una “terapia globale” che tende ad esplorare i bisogni, gli impulsi e i desideri radicati nell’individuo. Principalmente si interroga sulle cause profonde del disagio soggettivo.

Alla base teorica troviamo la convinzione che i comportamenti siano il prodotto visibile di un gioco di forze psicologiche inconsce.

L’obiettivo terapeutico è la maturazione del paziente, che diventa più consapevole degli aspetti della sua personalità.

Questo portando l’Io (consapevolezza) dove prima era soltanto Es (puro istinto).

Il ruolo del terapeuta è quello di guidare il paziente attraverso l’esame dei conflitti irrisolti e degli eventi significativi del proprio passato, aiutandolo a collegare tra loro esperienze passate e problemi attuali.

La terapia cognitivo-comportamentale: come funziona e per chi è consigliata

Nelle sedute di TCC il primo punto da affrontare è la definizione chiara e condivisa tra paziente e terapeuta degli obiettivi.

Il paziente svolge un ruolo attivo nell’identificazione di pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali che entrano in gioco in situazioni di malessere.

Questi viene stimolato a formulare pensieri alternativi a quelli ricorrenti per uscire da schemi fissi.

Il terapeuta adotterà strategie basate sulla scoperta guidata e sul dialogo socratico.

Questo significa fare domande progressivamente più approfondite con lo scopo di far emergere gli automatismi che tendono a rafforzare i sintomi che intaccano il benessere del paziente.

Nell’ottica di un lavoro continuo su pensieri ed emozioni, la terapia prevede che vengano assegnati al paziente degli homework da svolgere al di fuori del setting terapeutico.

Il paziente impara così sia a gestire autonomamente i suoi sintomi, ma anche a conoscere il suo disturbo e a metterlo in relazione al contesto generale della sua vita.

Gradualmente il paziente adotterà nuove strategie funzionali.

La TCC, più di altri approcci, lavora principalmente sul sintomo nel qui e ora e ad oggi la TCC è considerata uno degli approcci più efficaci per la risoluzione del disagio psicologico.

Nello specifico, l’APA (American Psychiatric Association) consiglia la TCC come trattamento di prima scelta per i disturbi: ossessivo-compulsivo, attacchi di panico, bulimia nervosa e alimentazione incontrollata, abuso di sostanze, disturbo post traumatico da stress.

La psicoterapia adleriana (o individualistica): l’incoraggiamento come strumento di cura

“Essere uomini significa avvertire un sentimento di inferiorità che esige di essere superato.” Alfred Adler

La psicoterapia individuale è stata sviluppata da Alfred Adler, primo allievo di Sigmund Freud, nel 1912.

È un approccio a stampo psicodinamico che si concentra sull’individuo nella sua globalità.

In particolare si concentra sui comportamenti volti a far fronte alle sue debolezze e sul suo senso di appartenenza alla società.

Adler ha dedicato gran parte della sua ricerca allo studio dei sentimenti di inferiorità e di scoraggiamento.

Questo arrivando a sviluppare uno dei principi cardini della sua teoria, ossia che l’individuo debba essere esplorato partendo dalla capacità di adattarsi alla propria comunità.

Tutti mirano al proprio miglioramento muovendosi tra alti e bassi, ma chi soffre di un disagio psichico vive questo movimento in modo desolante, partendo da un’idea di scarso valore: “Non sono all’altezza, non sono amabile…”.

Nella prospettiva adleriana, queste persone sono scoraggiate e non hanno fiducia nelle proprie possibilità di riuscire a realizzarsi nella vita.

Per contrastare il senso di scoraggiamento, la psicoterapia individuale parte dal concetto opposto, ossia dall’incoraggiamento.

Incoraggiare non significa lodare o compiacere, ma fornire fiducia e sicurezza.

Esso fa concentrare l’attenzione della persona sulle proprie forze e sulla capacità di vivere con gli altri individui.

Gli psicologi adleriani, incrementando il coraggio e i sentimenti sociali dell’individuo, lo aiutano ad agire e operare in un’ottica di cooperazione e compartecipazione con i propri simili.

Il fine di questo trattamento non è solamente il sollievo dal sintomo, ma anche l’adozione di uno stile di vita collaborativo.

La psicologia adleriana costituisce un approccio alla psicoterapia decisamente ottimistico che tenta di armonizzare i bisogni per uno sviluppo ideale di individualità e di responsabilità sociale, entrambi ugualmente importanti.

 

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: