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Psicoterapie a confronto: approfondiamo 3 approcci psicoterapeutici meno conosciuti e i loro punti di forza

Psicoterapie a confronto: approfondiamo 3 approcci psicoterapeutici meno conosciuti e i loro punti di forza

Le scuole di pensiero psicoterapeutiche sono molteplici e varie. Ma quale psicoterapia scegliere?

Per chi è del mestiere essere a conoscenza che la psicologia non ha un solo punto di vista è qualcosa di assodato.

Ma per chi invece la psicologia ne ha solo sentito parlare di sfuggita una volta in un bar o poco più lo psicologo è rappresentato da uno stereotipo ben definito.

Lo stereotipo dello psicologo

Parlo dello stereotipo dello psicanalista classico: due persone, lo psicologo ascolta, il paziente parla su un lettino.

Questo accade per una o due sedute da un’ora a settimana per un tempo indeterminato (5/10 anni almeno).

Quello che non sai è che lo psicologo non è necessariamente uno psicanalista, e che quella che normalmente si intende come psicoanalisi classica in realtà si definisce psicoterapia.

La psicoterapia è diversa per ogni approccio terapeutico: vediamone alcuni dei meno conosciuti, per i grandi classici c’è sempre tempo.

 

La terapia sistemico-relazionale: origine, teoria e pratica

L’approccio sistemico-relazionale trae le proprie origini dall’antropologo Gregory Bateson, precursore della teoria della comunicazione, il quale è il primo ad introdurre un concetto fondamentale, quello di “soggetto contestuale”.

Sostanzialmente Bateson teorizza che la personalità di un individuo si strutturi sulla base di processi interattivi, ossia delle relazioni che l’essere umano instaura con l’ambiente e con gli altri.

L’oggetto di studio privilegiato non sono le caratteristiche delle singole persone, ma ciò che avviene tra loro.

L’attenzione viene data, oltre che all’individuo, alle sue interazioni, alle dinamiche tra individui e al processo di comunicazione.

La teoria sistemica parte appunto dall’assunto che l’individuo non è disgiunto dagli altri, ma parte integrante di un sistema, come ad esempio quello della famiglia.

In questi sistemi ogni variazione nello stato di un elemento finisce con il modificare lo stato di ognuno degli altri.

Secondo questa teoria i sintomi del singolo sono espressione di un disagio dell’intero sistema familiare.

I sintomi vengono interpretati come un messaggio che il singolo lancia al suo sistema di riferimento per manifestare un disagio che è proprio del sistema stesso.

L’individuo che si fa portatore dei sintomi è il “paziente designato” che, attraverso l’espressione del suo disagio, manifesta un conflitto dell’intero nucleo.

In questo senso, si intende che la psicopatologia e i sintomi non dipendano soltanto da esperienze negative e traumi, ma anche dalle difficoltà che si possono incontrare all’interno del un sistema di relazioni.

L’intervento terapeutico dell’approccio sistemico-relazionale si basa sull’osservazione diretta delle modalità attraverso cui il paziente si relaziona con il suo gruppo di appartenenza, in primo luogo la famiglia, anche se le difficoltà possono manifestarsi in qualsiasi ambito relazionale (amicale, lavorativo, ecc..).

Questo approccio si focalizza sul presente e sull’analisi delle difficoltà del qui e ora.

 

Psicoterapia della Gestalt, la terapia della “consapevolezza”

La parola “Gestalt” significa “forma” e fa riferimento al concetto secondo cui non percepiamo le cose come elementi sconnessi tra loro ma come scene complesse.

All’interno di queste scene alcuni di questi elementi predominano mentre altri contemporaneamente retrocedono nello sfondo.

Secondo lo psichiatra Fritz Perls questo processo percettivo è una metafora che spiega come nella nostra vita ciclicamente emergano dallo sfondo psichico dei bisogni che scombussolano il nostro equilibrio omeostatico.

Allo stesso tempo, ci orientano nel mondo e ci permettono di dirigere le nostre attività verso il loro appagamento.

In condizioni di benessere l’individuo è in grado di riconoscere il bisogno che emerge in primo piano dentro di sé.

Questi può decidere come muoversi affinché questo venga soddisfatto, quindi godersi l’esperienza di soddisfacimento, chiudere il ciclo ed essere aperto ad una nuova esperienza.

Là dove si interrompe questo processo nasce la sofferenza.

Soffriamo perché abbiamo perso la capacità di sintonizzarci con noi stessi e con ciò che l’esperienza ci sta offrendo.

Soffriamo perché seguendo ciò che l’ambiente ci richiede pensiamo di aver perso un intuito verso i nostri reali bisogni.

Perdiamo la nostra “bussola”, girovaghiamo nel mondo in maniera disorganizzata e così come non riusciamo a distinguere gli elementi per noi positivi. Questo perdendo la capacità di scegliere i mezzi adeguati per raggiungere le nostre mete.

Il fine immediato della psicoterapia della Gestalt è quello di ristabilire la “consapevolezza” di ciò che proviamo, un “contatto” con i propri processi sensoriali ed emotivi e questa nuova presa di coscienza, di per sé, produce sviluppo e cambiamento.

Il paziente non è osservatore di se stesso, ne elabora interpretazioni ma piuttosto va a fondersi con le proprie azioni, integrando tutte le parti di sé misconosciute.

Il terapeuta accompagna il paziente nel suo processo di ri-sintonizzazione con se stesso, di sperimentazione e di fioritura.

 

L’analisi bioenergetica: la psicoterapia a mediazione corporea

L’Analisi Bioenergetica è una psicoterapia a mediazione corporea.

La sua peculiarità è quella di conciliare il metodo della psicoterapia verbale con un lavoro esperienziale sul corpo a fine terapeutico.

Essa si muove dal presupposto che fin dalla nascita ognuno di noi è un insieme di psiche e corpo.

Questa psicoterapia aiuta a prendere consapevolezza di sé stessi, ad affrontare in maniera creativa i problemi personali e a sviluppare il proprio potenziale.

Affonda le sue radici nell’opera di Sigmund Freud (1856-1939), a cui va il merito dell’elaborazione della psicoterapia come ambiente specifico per affrontare i propri problemi psichici e somatici.

Inizialmente Freud utilizzava durante la terapia anche il massaggio, ma ha via via limitato la sua psicoterapia a uno scambio esclusivamente verbale.

Questo “tabù del contatto” è rimasto dominante nella psicoterapia fino ad oggi.

Wilhelm Reich (1897-1957), paziente e allievo di Freud, fu il primo ad osservare come i problemi psichici dei pazienti che aveva in cura si traducessero in atteggiamenti e comportamenti e viceversa.

I suoi studi lo portarono ad introdurre nella sua terapia delle modalità di lavoro con il corpo e la postura del paziente, utilizzando tecniche di respiro, di contatto e di movimento espressivo.

Il punto di vista di Lowen

Negli anni ’50 Alexander Lowen, a sua volta paziente e allievo di Reich, integrò ed elaborò le innovazioni teoriche e tecniche del suo maestro e creò una propria impostazione di psicoterapia corporea, denominata Analisi Bioenergetica.

Il primo punto da cui parte Lowen è proprio l’integrazione mente-corpo. L’idea di base è che corpo e mente siano funzionalmente identici.

Quello che avviene nella mente riflette ciò che sta accadendo nel corpo e viceversa.

Questi due elementi non possono essere separati e non esiste esperienza che non abbia impatto su entrambi.

Nel corso della vita, ognuno di noi iscrive nel corpo e nella mente, le emozioni e i sentimenti che sorgono in risposta a stimoli esterni. Quanto più tali stimoli sono gravi, come nel caso di eventi traumatici, tanto più lasciano segni indelebili.

Per difenderci da questi traumi adottiamo una “struttura” che ci permette di non percepire emozioni e sentimenti con i quali non riusciamo a convivere.

Questa rappresenta la “memoria del corpo” e si manifesta attraverso le contrazioni e tensioni muscolari.

La memoria del corpo è un sistema difensivo che tende col tempo a diventare cronico permanendo anche quando l’evento traumatico originario è passato.

In questo caso parliamo di “corazza caratteriale”, ossia ciò che viene lavorato nella terapia bioenergetica.

Se vogliamo comprendere la personalità ed il carattere di una persona è importante avere chiaro quanta energia abbia e come la utilizzi.

 

Conclusioni

Questi sono solo 5 dei numerosi approcci psicoterapeutici, e quella che hai letto è una rassegna super sintetica dei vari punti di vista.

Se ti interessa l’argomento ti consiglio di farti qualche weekend in ognuna delle scuola che ti incuriosisce; tendenzialmente ogni città medio/grande italiana ha tutte le scuole di psicoterapia più “famose”.

Solitamente con 100/150 euro si fanno delle discrete esperienze dove si tocca con mano l’essenza dell’approccio.

Qualora volessi invece continuare ad approfondire solo via web, ti suggerisco la rubrica Psicoterapie a Confronto da cui questo articolo è tratto.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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