Abbandono, morte e rinascita: il passaggio di status dall’oltreuomo di Nietzsche a Gandalf

Abbandonare le proprie convinzioni per accedere a un livello superiore di sé, attraverso la volontà di potenza. L’oltreuomo teorizzato da Nietzsche è ripreso da Tolkien nella figura di Gandalf.

Gandalf il Grigio (radiospada.org)

Il Signore degli Anelli” è certamente una delle opere più influenti dell’ultimo secolo. J.R.R. Tolkien ha creato in esso una vera e propria letteratura epica, dando vita a un intero mondo, popoli, lingue, creature che ancora oggi sono fonte d’ispirazione per gli autori di un genere, il fantasy, che prima praticamente non esisteva. Lo stesso George R.R. Martin ha recentemente dichiarato di aver attinto all’opera di Tolkien per la stesura della sua saga, dando vita all’universo di “Game of Thrones”. In un episodio cruciale, Tolkien fa compiere allo stregone Gandalf un passaggio di status che ricorda, anche se con qualche differenza, il passaggio all’oltreuomo teorizzato dal filosofo Friedrich Nietzsche negli ultimi decenni dell’ottocento.

 Nichilismo attivo e nichilismo passivo

Nelle due opere “La gaia scienza” e “Così parlò Zarathustra”, Nietzsche afferma che Dio è morto, ma di che morte parla? Sicuramente non intende una morte fisica, dal momento che lo stesso Nietzsche è ateo e non crede nell’esistenza di Dio, ma che Dio non è più la fonte per un codice morale. La morte di Dio rappresenta il crollo delle considerazioni morali valide fino ad allora. Il culmine della metafisica occidentale, che aveva volto il suo impegno a squarciare l’apparenza per trovare la verità, si risolve per il filosofo tedesco nel tramonto di Dio e della verità con lui. Se Dio muore, non c’è nulla esterno alla realtà, all’esistenza, con il quale questa possa essere paragonata. Ogni verità, ogni convinzione, ogni legge morale, è vanificata.

Friedrich Nietzsche (studenti.it)

Davanti a questo crollo di ogni valore, è possibile reagire in due modi: passivamente o attivamente. La reazione passiva è quella di chi decide di subire totalmente questo crollo, abbandonandosi al corso degli eventi. Il nichilista passivo si chiude ad ogni creatività, aggrappandosi a qualche convinzione, un lembo di valore ormai logoro individuato in un panorama ormai vuoto di senso. C’è però, secondo Nietzsche, un’altra soluzione: vivere in modo attivo, liberarsi dalle convinzioni passate, da ciò che è vecchio, per tornare fanciulli, creatori di nuove possibilità esistenziali.

Recuperare la volontà di potenza

Come si può riuscire in un atteggiamento attivo, superando così il nichilismo? Nietzsche ci parla della volontà di potenza, per la prima volta nel “Così parlò Zarathustra” e successivamente in molte sue altre opere. Si tratta di una volontà intesa come continuo rinnovamento di valori, continuo desiderio e quindi continuo accrescimento. La volontà di potenza è dunque creatrice di possibilità, ma genera una situazione paradossale: ogni verità raggiunta dalla spinta del desiderio è infatti essa stessa una non-verità, ogni traguardo raggiunto deve essere annullato e annientato per spingersi sempre oltre per non restare imprigionato in un atteggiamento che diventerebbe passivo. Di questa condizione si fa carico, con leggerezza, l’oltreuomo. Esso, liberandosi dei pesi, diventa quel fanciullo in grado di creare possibilità, condizioni e valori sempre nuovi.

Oltreuomo e Gandalf il Bianco: il passaggio di status

Ecco quindi chi è l’oltreuomo (Übermensch) di Nietzsche, non un supereroe o una divinità immortale, ma una coscienza pronta ad aprirsi al mondo come mai aveva fatto prima. L’oltreuomo afferma se stesso e pone i propri valori, in particolare quelli morali, davanti a quelli comuni, ritenuti superati e non più validi. Esercita una responsabilità diretta, vive affrontando razionalmente la realtà in un continuo superamento. L’uomo cambia il proprio status, andando oltre la propria fisicità, consapevole delle proprie risorse intellettuali e morali.

Gandalf affronta il Balrog (reddit.com)

Tolkien, in “Il Signore degli Anelli”, pone a protezione delle creature della Terra di Mezzo l’ordine degli Istari, cinque stregoni della razza degli Ainur con il compito di affrontare e arginare le forze del male. Non sono veri e propri uomini, ma piuttosto creature angeliche incarnate. Nonostante questo, uno di loro, Gandalf, affronta il passaggio di status tipico dell’oltreuomo. Conosciuto come Gandalf il Grigio, lo stregone accompagna la compagnia dell’anello nel viaggio verso Mordor. Giunto alle miniere di Moria si trova ad affrontare le proprie paure, tipiche della condizione umana che assume, combattendo contro un Balrog, un demone al servizio delle tenebre. Il duello è ricco di significati, ma è la prova che Gandalf deve superare per abbandonare la vita materiale per accedere ad una metafisica. Gandalf uccide il Balrog, ma muore a causa delle fatiche.

Gandalf il Bianco (cinematographe.it)

Si risveglia nudo, spogliato di sé, di tutte le sue convinzioni, di ciò che era la sua verità prima del duello. Gandalf compie il suo passaggio di status e viene rivestito di Bianco, ora capo dell’ordine degli Istari. Addirittura quando incontra i vecchi amici non ricorda il suo vecchio nome: quella condizione non gli appartiene più. Pur essendo più simile a una resurrezione, rispetto alla proposta di Nietzsche, anche questo passaggio è legato alla volontà di potenza, cioè l’abbandono della vecchia morale/identità, l’abbandono delle sicurezze, per divenire qualcosa di nuovo.

Matteo Pavesi

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