Uno spettro s’aggira per l’Europa, anzi questa volta per il mondo intero e no, non è il comunismo quindi possiamo stare tranquilli. E’ il populismo: un’ideale che è entrato a far parte recentemente della vita politica e del dibattito inerente ad essa ma che è nato molto tempo fa. Nasce infatti in Russia, nella seconda metà dell’Ottocento, quando alcuni studenti e intellettuali volevano andare verso il popolo” costruendo scuole nei villaggi più remoti per favorire l’istruzione dei contadini ed alimentare i sogni rivoluzionari. Poi il populismo ha assunto diverse sfumature fino ai giorni nostri, arrivando perfino a scagliarsi contro la moderna democrazia considerata espressione del potere di un élite che opprime la volontà dei cittadini.

Questo ha portato ad un’ avversione da parte del popolo verso gli esponenti della politica tradizionale e ad una conseguente apertura a favore di nuovi personaggi dalle dubbie competenze ma sicuramente dotati di grande capacità di presa sulle masse. Se analizziamo la situazione italiana possiamo notare come dalle ultime elezioni siano usciti vincitori i due partiti che hanno adottato proprio questa strategia politica, la Lega e il Movimento 5 stelle hanno infatti portato avanti una campagna elettorale incentrata sull’importanza della volontà popolare contrapposta alla volontà di una vaga e poco definibile élite dominante. Il popolo ha accolto come rinnovatori esponenti politici quali Matteo Salvini o Luigi Di Maio che promettevano di voler governare in nome degli italiani o addirittura di far governare gli italiani attraverso forme di democrazia diretta.

 

Populismo e carnevalizzazione

 

“Il carnevale, in opposizione alla festa ufficiale, era il trionfo di una sorta di liberazione temporanea dalla verità dominante e dal regime esistente, l’abolizione provvisoria di tutti i rapporti gerarchici, dei privilegi, delle regole e dei tabù. Era l’autentica festa del tempo, del divenire, degli avvicendamenti e del rinnovamento. Si opponeva a ogni perpetuazione, a ogni carattere definitivo e a ogni fine. Volgeva il suo sguardo all’avvenire incompiuto.” 

Ecco come descrive il carnevale Michail Bachtin, una festa che consentiva di stravolgere l’ordine quotidiano, consentendo per un breve periodo di liberarsi dal giogo del potere tradizionale, dal dominio del re e della Chiesa. Una festa che trova corrispondenza nei Saturnali romani, durante i quali, come ci ricorda Seneca, gli schiavi assumevano il ruolo dei padroni e si trovavano ad amministrare nella casa una repubblica immaginaria e a prendere decisioni importanti in merito a questioni di giustizia o comunque problemi di importanza maggiore rispetto a quelli di cui erano soliti occuparsi. La divisione tra liberi e schiavi spariva e questi ultimi si sedevano al tavolo dei liberi.  Anche nelle commedie plautine la carnevalizzazione consegna la legge a tutti coloro che sembrano i meno capaci di possederla. In questo clima carnevalesco è facile notare una certa somiglianza con l’ormai tanto in voga democrazia diretta propugnata dai grillini, tale meccanismo tende infatti a lasciare il potere di decidere su questioni politiche cruciali alla massa degli elettori spesso impreparati e poco razionali. In questo modo si innesca un processo di carnevalizzazione della politica italiana che consente ampio peso politico alla parte bassa o marginale della società; una parte di solito esente da questi compiti poiché soprattutto non preparata a svolgerli. Se poi aggiungiamo Matteo Salvini che ogni giorno adotta un nuovo goliardico travestimento (poliziotto, vigile del fuoco, protezione civile etc.) ecco che la festa di carnevale è fatta, con l’unico e triste problema che questo carnevale delle istituzioni durerà molto di più di un solo giorno.

Pier Carlo Giovannini

 

 

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