Frank-N-Further è il nuovo Victor Frankenstein: non bisogna aspirare alla perfezione ma essere liberi

Quando il cinema degli anni ’70 guarda alla tradizione per lanciare un importante messaggio di libertà individuale, ne esce fuori un nuovo dottor Frankenstein che non fallisce e sa cantare.

Tim Curry è Frank-N-Further in una scena iconica del “The Rocky Horror Picture Show”

Non è raro che il cinema si serva degli stilemi della tradizione letteraria per rendere una scena più appetibile agli occhi dello spettatore, un dialogo più intenso, una storia d’amore più appassionante, una morte più straziante; e non è raro che il cinema addirittura riproduca e dia vita alla letteratura mettendo in scena i romanzi e le storie che da sempre ci hanno tanto appassionato. Ma è quando la tradizione stessa viene rivisitata e impregnata di un messaggio nuovo che essa svolge nei film il suo compito di magistra vitae.

He’s just a sweet transvestite!

Interpretato dal grande Tim Curry, Frank-N-Further è uno scienziato bisessuale e trans, proveniente dal pianeta Transexual (“Bisesso” nei sottotitoli italiani) della galassia Transylvania, e deciso a creare Rocky, l’amante perfetto, per soddisfare i suoi piaceri sessuali nell’ormai  film cult “The Rocky Horror Picture Show” (1975), diretto da Jim Sharman e tratto dall’omonimo musical di Richard O’Brien.
Già dal suo nome è evidente il riferimento al dottor Victor Frankenstein, protagonista e narratore del romanzo gotico di Mary Shelley “Frankenstein o il nuovo Prometeo”, pubblicato nel 1818. Un giovane che, avvicinandosi alla filosofia naturale durante gli studi universitari, inizia a comprendere la possibilità di creare un uomo artificiale, a cui può conferire determinate caratteristiche quali la lunga vita, una spiccata intelligenza, grande forza fisica e una salute perfetta.
Ma cosa hanno e non hanno in comune questi due grandi personaggi?

Scena tratta dal “Rocky Horror Picture Show” in cui Frank-N-Further dà vita alla creatura

Due dottori e due creature perfette (o quasi) a confronto

Victor ha in sé una grande sete di conoscenza, ma anche un ego sfrenato che lo spinge a voler creare qualcosa di tanto grande e magnificente da assicurarsi una duratura e buona reputazione nel mondo della scienza. Grazie alla scoperta della filosofia naturale, egli scopre di poter vincere la morte dando inizio ad una nuova razza umana perfetta e sempiterna. Sarà però proprio la sua ambizione alla perfezione che lo consumerà, infatti, proprio nel momento in cui la sua creatura prende vita, Victor si rende conto di quanto essa sia ripugnante passando in pochi secondi dall’amore all’odio per quell’essere che, grazie a lui, è nato dalla morte.
“La vita non offre avvenimenti tanto mutevoli quanto lo sono i sentimenti dell’uomo. Avevo lavorato duramente per quasi due anni al solo scopo di infondere la vita a un corpo inanimato. Per questo avevo rinunciato al riposo e alla salute. L’avevo desiderato con intensità smodata, ma ora che avevo raggiunto la meta il fascino del sogno svaniva, orrore e disgusto infiniti mi riempivano il cuore. Incapace di sostenere la vista dell’essere che avevo creato, fuggii dal laboratorio e a lungo camminai avanti e indietro nella mia camera da letto, senza riuscire a dormire. […] Oh! Nessun mortale avrebbe potuto sostenere l’orrore del suo aspetto! Una mummia riportata in vita non sarebbe risultata raccapricciante come quell’essere repulsivo. Lo avevo osservato quando non era ancora ultimato: anche allora era sgradevole, ma quando i muscoli e le giunture avevano assunto capacità di moto era diventato qualcosa che neppure Dante avrebbe saputo concepire.” (M. Shelley, “Frankenstein, o il nuovo Prometeo”)

Harry Treadaway è Victor Frankenstein nella serie tv “Penny Dreadful”

La reazione di Frank alla nascita di Rocky è, invece, tutt’altro che negativa, in quanto la sua creatura corrisponde esattamente all’idea di estetica da lui partorita sin dal principio: un giovane estremamente bello, armonioso nelle proporzioni corporee e universalmente appetibile. Ma, come se le sue fattezze non fossero ancora abbastanza perfette, Frank regala al nascituro una serie di attrezzi ginnici per allenare il suo corpo, già in realtà scultoreo e abbronzato, sulle note della famosissima canzone “(in just seven days) I can make you a man” (noto slogan del culturismo, ma anche chiaro riferimento all’atto della creazione narrata nella Bibbia; allo stesso modo, rimanda al ruolo dell’artista-creatore la presenza, nella dimora del dottore, di numerose statue e opere d’arte di autori noti quali Michelangelo e Leonardo).

Si dice che il troppo stroppia ma forse a volte è meglio esagerare? La libertà grida non sussurra

È l’eccesso che, soprattutto nel caso di Victor, ma anche in quello di Frank, sarà la causa della loro rovina. Per il dottor Frankenstein, infatti, l’eccessiva ossessione per la conoscenza, la fama, la perfezione si trasformerà in una profonda depressione ed in un altrettanto insistente desiderio di voler distruggere il frutto del suo arrogante esperimento. Consuma, quindi, tutte le sue forze, fino allo sfinimento, nella ricerca della sua tanto odiata creatura per la quale troverà anche la morte.
Frank, invece, muore a causa del suo eccesso di libido per mano del suo “fedele” servitore Riff Raff che, subito dopo averlo ucciso, giustifica il gesto dicendo “society must be protected”, come a voler censurare materialmente la licenziosità del dottore, considerandola un pericolo per la società.
Il ruolo di Further nel film è infatti quello di dare uno schiaffo alla bigotta morale comune del tempo che imponeva, fra le altre cose, di arrivare vergini al matrimonio, spingendo i due sposini Brad e Janet ad abbattere le loro barriere inibitorie (più evidenti forse in Janet). Il suo scopo, però, è anche quello di legittimare le relazioni omosessuali, sia tra uomini che tra donne, come segno dei moti del ’68 dei quali ancora si sentiva il rumore all’epoca dell’uscita del film. È con assoluta libertà e naturalezza che si presenta infatti sulle note di “Sweet Transvestite” in abiti succinti e ricchi di paillettes, trucco e tacchi chilometrici in una delle prime scene del film; ed è con altrettanta spontaneità che nuota nella piscina della sua dimora durante lo “spettacolo del piacere” cantando “Don’t dream it, be it!”.

Tim Curry canta “Don’t dream it, be it!” in una scena iconica del “The Rocky Horror Picture Show”

Questo è dunque il vero messaggio, enfatizzato e reso eterno dall’omicidio, che si cela dietro a un tanto stravagante e bizzarro personaggio: non dobbiamo sognare di essere chi vorremmo essere, ma dobbiamo fare di tutto perché sogno e realtà coincidano; non dobbiamo avere paura di mostrare al mondo la nostra vera natura, con le nostre debolezze e i nostri punti di forza, piuttosto è proprio su questi ultimi che dobbiamo puntare per realizzare i nostri sogni, trovare il coraggio di metterci alla prova e superare i nostri limiti. Tuttavia, la lezione più importante che Frank-N-Further vuole insegnarci, forse in maniera consapevolmente estremizzata nel film, è che non bisogna mai avere paura di amare qualcuno liberamente, a prescindere dal suo sesso.
Ed è qui che la tradizione si rinnova trasformando un personaggio che vive nella paura e nella vergogna, ormai caduto in disgrazia a causa di un progetto fallito, in un uomo che non ha paura né vergogna delle sue azioni, di quello che è e di chi decide di amare; un uomo libero e noncurante dei pregiudizi che cerca in tutti i modi di combattere per rendere anche gli altri liberi dal perbenismo, dall’omofobia e dall’ipocrisia che ancora oggi avvelenano la nostra società.
Saremo mai capaci di ascoltarlo?

Flavia Lauriola

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