Jumper, una (inconsapevole) giustificazione della morale del free rider

Un film sul teletrasporto ci fornisce una chiara illustrazione della morale del free rider, oltre che una sua (inconsapevole) giustificazione.

Uno dei poster di Jumper

Cos’è la morale del free rider e perché costituisce un problema per le nostre società? Per capirlo possiamo rivolgerci a Jumper, un film di fantascienza del 2008 sul teletrasporto, dove la morale del free rider non solo è perfettamente incarnata dal protagonista ma viene addirittura giustificata, anche se inconsapevolmente.

Il problema morale del free rider

Cominciamo con qualche esempio. Sei un free rider se sali sui mezzi pubblici senza pagare il biglietto. Sei un free rider se ti rifiuti di contribuire insieme ai tuoi coinquilini all’acquisto di una televisione ma poi la guardi lo stesso. Sei un free rider se utilizzi Wikipedia senza contribuire al suo mantenimento sia in termini economici che conoscitivi. In generale possiamo definire il free rider come colui che gode dei benefici derivanti da un bene pubblico senza partecipare alla produzione del bene stesso o senza sostenerne i costi. I beni pubblici sono i più soggetti al fenomeno dei free riders perché sono caratterizzati dall’assenza di rivalità di mercato (il consumo del bene non diminuisce il bene a disposizione) e dalla non-escludibilità (nessuno può essere escluso dal consumo del bene quando disponibile).

Un’illustrazione grafica del problema morale del free rider (Fonte: Investopedia)

Però, perché si parla di “problema morale del free rider”? Perché nella morale del free rider è insita una grande contraddizione. In economia la presenza di free riders è considerato un caso di “fallimento del mercato” poiché gli individui non sono incentivati a partecipare volontariamente alla produzione del bene. Ma al contempo, per un individuo agire da free rider rimane la scelta più conveniente da un punto di vista razionale poiché può migliorare la sua posizione evitandone i costi. Ovviamente, questo vale finché il numero di free riders è tale da non mettere a repentaglio l’esistenza del bene stesso: se tutti agissero secondo la morale del free rider ad un certo punto nessuno potrebbe più farlo. Per questo si cerca di arginare questo fenomeno attraverso una serie di disincentivi che obbligano tutti a contribuire alla produzione del bene pubblico.

Un’altra rappresentazione della morale del free rider (Fonte: Medium)

Come Jumper illustra e giustifica la morale del free rider

Jumper, uscito nei cinema italiani nel 2008 col titolo Jumper – Senza confini, è un film di fantascienza basato sull’omonimo romanzo di Steven Gould e diretto da Doug Liman. Racconta la storia di David (interpretato da Hayden Christensen), un ragazzo che all’età di quindici anni scopre di essere un jumper (un “saltatore”) e quindi di possedere l’abilità del teletrasporto. Il giovane decide allora di fuggire di casa e vivere una vita da sogno, “senza confini”: sfrutta i suoi poteri per rapinare banche e girare il mondo, non lavora mai e passa il suo tempo a visitare i luoghi più belli del globo. In questo protagonista egoista e opportunista troviamo una perfetta illustrazione della morale del free rider che vive sulle spalle della società senza contribuire al suo mantenimento. Anzi, in questo caso c’è anche l’aggravante dettata dal fatto che David utilizza i suoi poteri per i suoi interessi personali quando invece potrebbe metterli al servizio della comunità (come solitamente fanno tutti i personaggi dotati di superpoteri). Ora, sarebbe legittimo aspettarsi che nel corso della storia questo personaggio si renda conto degli effetti negativi della sua condotta e diventi una persona migliore. Invece non è così e anzi il film finisce (inconsapevolmente) per giustificare David e la sua morale da free rider (anche se a prima vista potrebbe non sembrare così).

Un giorno come tanti nella vita di David (Fonte: Wallpaperup)

All’inizio del secondo atto incontriamo Roland (interpretato da Samuel L. Jackson), capo dei Paladini: giustizieri che da sempre danno la caccia ai jumpers, considerandoli dei parassiti potenzialmente pericolosi nel caso decidessero di usare i propri poteri per far del male alle altre persone. Emblematiche sono le sue parole mentre cerca di catturare David: “Pensi di poterlo fare in eterno? Di vivere così, senza conseguenze. C’è sempre un prezzo da pagare.” Il seguito della pellicola ci mostra il loro scontro e questa sua nuova condizione di braccato sembrerebbe farci pensare che per il nostro protagonista sia arrivato il momento di crescere e redimersi. Invece il finale ci sorprende: David vince sia la battaglia fisica sia quella verbale. Il film lo presenta a tutti gli effetti come nel giusto, finché non userà i suoi poteri per danneggiare gli altri è legittimato ad usarli per il proprio tornaconto personale. Questa altro non è che una giustificazione della morale del free rider. Ma com’è possibile? È forse il segno che ci siamo stancati degli eroi moralmente perfetti e quindi ultimamente la tendenza del cinema è quella di presentarci degli anti-eroi? O forse è un’accurata descrizione di come davvero si comporterebbe una persona nel mondo reale qualora acquistasse dei superpoteri? O forse il film è semplicemente inconsapevole di quello che sta dicendo?

Benjamin Cucchi

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