Un viaggio alla scoperta di sé: da Alice nel paese delle meraviglie alla serie tv Lost

Un processo di crescita e conoscenza di sé, attraverso un viaggio che si discosta dal concetto convenzionale di realtà: ce lo raccontano un classico della letteratura ottocentesca e una serie televisiva.

 

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Chi di noi da bambino non si è sentito affascinato dalla storia di Alice e del suo mondo delle meraviglie? Ricorderete la celebre ragazzina che, seguendo un coniglio bianco con un orologio da taschino nella zampa, ha scoperto l’esistenza di un mondo parallelo, abitato da stravaganti creature fantastiche. Più di un secolo dopo la stesura del romanzo, scritto da Lewis Carroll, l’emittente televisiva statunitense ABC, ha prodotto una serie televisiva che rimanda, durante le sue sei stagioni, alle avventure della piccola Alice: Lost.

Il significato che si cela dietro un classico della narrativa per ragazzi

Alice nel paese delle meraviglie è il racconto di un cammino in un mondo governato dall’insensato, da paradossi e fantasie oniriche. Una sorta di universo parallelo dove la protagonista, Alice, partecipa ad un tè pomeridiano in un contesto senza tempo e assaggia cibi e bevande che mutano le dimensioni del suo corpo. Riprenderà le sue dimensioni naturali solo dopo essersi ribellata alle regole illogiche della Regina di Cuori, sovrana di questo mondo incantato. Metafora, questa, del delicato processo di crescita individuale: crescere significa rapportarsi con il diverso da sé, reagire a ciò che non possiamo controllare o comprendere. Secondo la critica letteraria che ha analizzato questo romanzo classico i mutamenti fisici sono elemento inscindibile dalla crescita e dell’elaborazione di un cambiamento interiore.

Carroll, con  “Alice nel paese delle meraviglie” e il successivo “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò”, rompe la tradizione della letteratura pedagogica per l’infanzia, fino a quel momento fortemente didascalica, caricandola di significati nascosti, indirizzati per lo più a un pubblico adulto: accettare l’illogico, reagire al contesto, mutare le regole, per conoscere sé stessi.

Illustrazione di John Tenniel (1907)

Se non c’è nessun senso ci risparmiamo un mondo di fastidi, perché non abbiamo nessun bisogno di trovarcene uno.

Il coniglio bianco nella serie televisiva Lost

La serie televisiva statunitense Lost presenta richiami piuttosto espliciti al romanzo. Un episodio appartenente alla prima stagione, chiamato “Il coniglio bianco”, ci mostra uno dei protagonisti, Jack, alle prese con un’allucinazione: il padre, deceduto, che lo invita a seguirlo. La figura dell’uomo viene paragonata al coniglio bianco di Alice nel paese delle meraviglie, con il quale ha infatti in comune il ruolo di guida verso un mondo nuovo, sconosciuto e apparentemente irrazionale. Questa guida è al di fuori della concezione di realtà: è qualcosa di inconcepibile agli occhi del protagonista, in quanto quella che sta seguendo, è una persona che non può essere davanti a lui, perché deceduta.

John Terry nell’episodio “Il coniglio bianco” -Lost

 

Jack: Inseguo qualcosa, qualcuno..

Locke: Ah. Il coniglio bianco. Alice nel paese delle meraviglie.

Jack: Giusto lì, perchè chi inseguo non è qui.

Ecco, a partire da questo punto inizia il processo di crescita personale che il personaggio intraprende. Proprio come la bambina dal vestitino azzurro, Jack si trova ad affrontare una realtà totalmente irrazionale, in cui le regole della coerenza vengono ribaltate e la lucidità non può più essere un modo per comprendere gli eventi.

La figura del coniglio si presenta come elemento simbolico in più di un’occasione, esso funge da bussola che indica la via verso un mondo sconosciuto, al limite del possibile, sconvolgente e fantastico.

Viaggiare con uno scopo

Una tra le diverse domande che sorgono leggendo il complicato romanzo di Carroll è: cosa spinge Alice a continuare il suo viaggio? Certo, la curiosità la porta a seguire il Bianconiglio, ma successivamente questa fa spazio a qualcos’altro. L’obiettivo della bambina è quello di raggiungere il magico giardino, simbolo di bellezza e serenità, che vede attraverso lo spioncino di una porta. Il giardino è la metafora del fine per cui ognuno, lungo il cammino della propria esistenza, compie delle scelte, affronta paure, supera impedimenti. Tale  visione sembra riproporsi  nella serie Lost: i suoi protagonisti scelgono, infatti, la vita sull’Isola, nonostante essa sia difficile e colma di ostacoli, preferendola ad una realtà priva di scopi e attrattive. Questa scelta è motivata dal voler scoprire chi sono destinati a essere, qual è la loro vera identità. Solo la concretizzazione di tale ambizione permetterà loro di raggiungere la serenità che l’individuo, per natura, desidera. Poco importano la lunghezza e la complessità del percorso, ciò che conta è la consapevolezza di dover proseguire ogni giorno, con costanza e determinazione.

Carlotta Napoli

 

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