Aggredisce l’ex con l’acido: il concetto di vendetta in Schopenhauer, Gramellini e Medea

I fatti

Una 38enne aggredisce e sfregia con l’acido l’ex compagno. I due si erano conosciuti su Facebook, il loro rapporto era durato un mese circa, poi lui ha deciso di chiudere la storia. La donna allora ha iniziato a perseguitare l’ex, acquisendo un chiaro comportamento da stalker. Non riusciva ad accettare la fine della relazione. Il 19 Aprile l’uomo decide di denunciarla. Tuttavia la sera del martedì 7 Maggio la donna, al termine di un litigio con l’ex fidanzato in strada, gli ha gettato dell’acido in pieno volto. Poi è fuggita via, mentre l’uomo urlava di dolore e chiedeva aiuto. Fu soccorso dal fratello e da altri vicini. Lei, dopo l’aggressione, ha vagato un po’ per la città e alla fine si è costituita ai carabinieri.

Il concetto di vendetta

Si può affermare che con una vendetta di questo tipo la donna si sia comportata come un animale? Dipende. Se con questo intendiamo affermare simbolicamente che si sia comportata in modo disumano, spietato e crudele allora sarebbe lecito. Se intendiamo affermare letteralmente che la vendetta è un atto animalesco la situazione diventa più complessa. Schopenhauer direbbe che questo tipo di vendetta è lontanissimo dall’essere una caratteristica animale. L’azione della donna è stata pianificata. In precisi momenti è andata a comprare l’acido e si è appostata nel luogo dove sapeva che avrebbe trovato l’ex compagno. Non è stato un gesto immediato in seguito a un’offesa, dietro a questa vendetta vi è fredda premeditazione. L’animale secondo Schopenhauer vive nella pura immanenza, non ha la nostra stessa concezione del tempo, reagisce all’istante ad un torto subito. Se infastidisco un gatto questo risponde graffiandomi immediatamente, non mi aggredisce dopo 18 giorni. La vendetta come la intendiamo noi non è propria degli animali. Infatti Nietzsche direbbe che la vendetta è un qualcosa di “umano troppo umano”.

Riflessione di Massimo Gramellini

Sul Corriere della sera Massimo Gramellini scrive:
Se una storia come questa fa notizia, significa che è ancora poco frequente. Rovescia lo schema tradizionale, dove il maschio veste i panni del carnefice. Io però temo che il virus dell’orgoglio ferito – per cui uno pensa di trovare pace solo se si vendica di chi lo ha fatto soffrire – possa colpire indistintamente uomini e donne, perché è il frutto di un modello patriarcale basato sul possesso. Il cambiamento, suggeriva già Jung, richiederebbe l’adesione a un modello matriarcale basato sull’accettazione. Non significa farsi guidare dalle donne, ma dal femminile presente in ciascuna persona, uomo o donna che sia.”

Modello patriarcale

Questo concetto fa riferimento alla tradizione sociale in cui gli uomini detengono principalmente il potere e predominano in ruoli di politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà privata. Nella casa l’uomo era infatti “pater familias”, dominava su moglie, figli e schiavi, detentore del potere di vita e di morte. L’uomo-padre è il principio organizzatore e unificatore della casa, esercitava un potere dispotico. Possedeva letteralmente la moglie, i figli e gli schiavi.
Questo atteggiamento di possesso, di dominio dispotico, è una caratteristica che può trovarsi indistintamente in maschi e femmine.

Medea: rovesciamento del modello

Esempi del rovesciamento del modello patriarcale sono presenti anche nella cultura antica. La vicenda di Medea, lasciata dal marito Giasone che si sposa con un’altra donna, è molto conosciuta. Medea decide di vendicarsi del marito rovinandogli la vita, uccide i suoi stessi figli avuti con Giasone pur di infliggere una pena esemplare a chi l’aveva fatta soffrire. L’atteggiamento di possesso, tradizionalmente attribuito al maschio padrone della casa, è in questa vicenda proprio di Medea la quale non accetta che il marito possa essere di un altra donna. Medea uccidendo i figli sceglie di infliggere un dolore atroce e di lasciare un vuoto incolmabile nell’animo di Giasone, colpendolo non solo come uomo ma soprattutto come padre .Allo stesso modo la donna che sfregia con l’acido l’ex compagno cerca di lasciare un segno fisico, visibile, indelebile della propria ira. Il concetto è: “Se te ne vai facendomi soffrire non solo meriti dolore, ma non sarai mai di nessun altra, ti marchio come mia proprietà.

Elena Bellinello 

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