È questa la democrazia? Habermas: agire comunicativo e strumentale in politica

La democrazia era considerata da Aristotele come la forma di governo peggiore, ma anche quella più prudente da adottare, poiché la sua corruzione porta a conseguenze meno nefaste di quella delle altre. Ovviamente la democrazia moderna è completamente differente da quella antica: noi abbiamo rappresentanti che siedono in un parlamento e parlano a nostro nome per via del fatto che vengono eletti, mentre nell’antichità vi era una democrazia diretta. La funzione dei nostri politici è rappresentativa, ossia il loro compito è quello di ispirare fiducia e condividere idee con gli elettori in vista di realizzare la vera democrazia, che avviene nelle camere dei parlamenti.

Seduta parlamento a Montecitorio

Degenerazione democratica

Ci sono alcuni fenomeni della ‘democrazia moderna’ che possono risultare come una sua degenerazione: fenomeni che, per quanto riscontrabili ampiamente anche nel secolo scorso, oggi hanno assunto un’importanza inedita. Un’idea molto diffusa, a cui già da tempo va incontro la democrazia, è quella per cui la politica è intesa come una competizione in cui primeggiare. Le campagne elettorali sono diventate delle vere e proprie ‘lotte strategiche’ in cui ogni partito, utilizzando tutti i mezzi possibili, cerca di ‘guadagnarsi’ la maggior quantità di elettori: con l’esplosione dei social network e dell’informazione online, la strategia maggiormente utilizzata è diventata quella dell’utilizzo di fake news, ossia notizie inventate al solo scopo di fornire un’illusoria e falsa visione della contemporaneità agli elettori indecisi e far così in modo che votino quei partiti che propongono soluzioni a problemi inventati o esagerati. L’utilizzo di algoritmi e di una folta schiera di personale addetto alla cura delle pagine social di molti politici, mette in scena una vera e propria battaglia tattica, in cui si tenta di capire come funzioni la psicologia di massa degli elettori sui social, per creare campagne pubblicitarie atte a indurre i cittadini a cambiare il proprio voto influenzandoli, con lo scopo ultimo di ‘vincere le elezioni’. Ovviamente è normale che ogni partito tenti di ottenere la maggioranza del parlamento, del resto ognuno di essi rappresenta una visione del mondo considerata la migliore dai suoi membri, avendo dunque un forte impatto etico, ma il motivo per cui ogni partito vuole ‘vincere le elezioni’ è evidentemente quello di governare da soli, ossia di rifiutare tutte le proposte portate avanti dall’opposizione per il solo fatto che siano stati loro a proporle.

Inoltre, si ha una progressiva burocratizzazione degli ambiti politici, cosa che spesso rende impossibile una reale scelta politica, rendendola tecnica. Questo fenomeno è molto ben evidente soprattutto a livello europeo (non è un caso che tutti i partiti, inclusi quelli che hanno governato in Europa in quest’ultima legislatura, propongano di cambiare l’Europa) in cui gli interessi economici di stati o lobby si scontrano con le volontà politiche, avendo spesso la meglio.

Due tipi di agire: strumentale e comunicativo

È questa la vera democrazia, oppure è solo una perversione? Per rispondere a questa domanda è utile prendere in considerazione il pensiero di uno dei più grandi filosofi contemporanei, ossia Jürgen Habermas. La sua teoria politica è fondata su una categorizzazione che evidenzia una profonda divisione tra due tipi di agire: il primo tipo di agire individuato è quello strumentale (o teleologico), ossia quello che utilizza la ragione per calcolare i mezzi migliori per raggiungere un determinato scopo, che è proprio dell’ambito tecnico-scientifico e produttivo della vita umana. Il secondo tipo di agire è quello comunicativo, ‘orientato verso l’intesa’ e in cui l’elemento linguistico trova la sua vera espressione in quanto medium privilegiato che permette il confronto e la condivisione di punti di vista e mira all’intesa tra i partecipanti ad una conversazione. L’idea di democrazia di Habermas, incentrata sull’agire comunicativo, è quella di democrazia deliberativa basata su una situazione discorsiva ideale, libera da dominio e da disequilibri di potere tra i partecipanti al dialogo, che permetta di raggiungere un accordo sulla base dell’argomento migliore. Secondo Habermas nella politica non ci deve essere spazio per l’agire strumentale, anzi, dovrebbe essere l’unico ambito della vita umana privo di strategia e volto realmente alla comprensione e all’intesa tra le parti. Habermas ha notato la tendenza a strumentalizzare tutti gli ambiti dell’esistenza, ma ha anche individuato questa tendenza come la negazione dell’unica possibilità di libertà.
La democrazia è quindi la possibilità di dialogo e di confronto fra idee diverse che, grazie alla forza dell’argomento migliore, portano ad una soluzione a problemi sociali condivisa da tutti i partecipanti al dialogo. Il principio D (o principio del discorso), così com’è formulato da Habermas, è ciò che permette di fondare delle norme valide ed è il fulcro della democrazia: “sono valide soltanto le norme d’azione che tutti i potenziali interessati potrebbero approvare partecipando a discorsi razionali”.

Jurgen Habermas

Modello, non utopia

A seguito di quanto detto, Habermas potrebbe apparire come utopista, ma in realtà egli si rende perfettamente conto che il suo modello, che ricorda molto da vicino quello dei seminari universitari, non può ambire ad un’applicazione perfetta: idee, visioni del mondo e valori differenti sono difficilmente conciliabili tra di loro e dunque il compromesso risulta spesso necessario. Tuttavia, è il modello di politica che risulta essere radicalmente diverso rispetto a quello che ci troviamo noi di fronte: la politica non deve essere quell’attività in cui ‘si vince’, ma quell’attività con cui una collettività porta giustizia e benessere a se stessa, cercando di comprendersi e di conciliare le diverse visioni del mondo ad essa interne. Deve essere quel tipo di agire che permette di prendere le decisioni insieme, e non una lotta per imporre la propria volontà o i propri interessi. Habermas ci propone dunque un modello ideale di democrazia a cui asintoticamente tentare di avvicinarsi, in modo tale da invertire la tendenza degenerativa a cui la democrazia è sottoposta già da tempo.

Martino Bidese

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