È davvero possibile essere liberi? Ce lo spiegano Kant e Giorgio Gaber.

La difficoltà ci viene spiegata dal filosofo per poi essere riletta, in chiave contemporanea, dall’artista italiano Giorgio Gaber. La soluzione inaspettatamente però presenta caratteri piuttosto “obbligatori”.

La libertà che guida il popolo, Eugène Delacroix, olio su tela. (it.wikipedia.org)

Che cos’è la libertà?
Ad ognuno di noi, almeno una volta nella vita, è capitato di porsi questa domanda. Tuttavia, spesso ci troviamo in grande difficoltà nel cercare di dare una risposta che la possa soddisfare appieno.

La Difficoltà di dare una definizione ad un concetto astratto.

Chi nella sulla vita non si è mai posto la domanda: “Sono davvero libero?” Vi siete resi conto dell’incredibile numero di possibilità che si aprono? Queste tendono a non esaurire mai la questione, anzi si crea un terribile groviglio di idee, da cui sembra impossibile districarsi. Perché la definizione di libertà, come molti concetti che noi riteniamo astratti, varia nei diversi contesti in cui viene inserita; e declinata in ognuno di essi assume sfaccettature differenti, tanto da rendere impossibile darne una definizione unica. Una spiegazione di questo “fenomeno” è fornita da uno dei più importanti filosofi dell’epoca moderna: Immanuel Kant. Con la sua originale re-interpretazione del concetto di libertà, Kant cambia il suo significato, o per meglio dire, fa sì che esso si inscriva in un solo ambito specifico della vita dell’uomo; ciò rende possibile eliminare le varie sfaccettature e riuscire a dare una definizione universalmente valida. Come vedremo però la “soluzione” proposta da Kant ha dei caratteri particolari, che a prima vista poco si accosterebbero con un’idea di libertà: per il filosofo è proprio nel contenuto che abbiamo di questa a fuorviarci e ad ostacolarci. Le idee astratte, come libertà, amore, etc., per il filosofo della critica sono un tipo particolare di pensieri che, poiché fanno riferimento a concetti non esperibili nella quotidianità, non potranno mai avere una conferma concreta. Come è possibile fare esperienza della libertà? Vederla, darle dei caratteri oggettivi? Questo è il problema quindi: ogni volta che noi inseriamo l’idea di libertà in qualche contesto, questa prenderà la “sua” forma; ma se torniamo ad analizzarla senza un contenuto della quotidianità a cui applicarla, ci sembrerà vuota.

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Sembra dunque non esserci soluzione

Il concetto di libertà potrà quindi prendere forma solo una volta applicato alla vita quotidiana; quindi, solo una volta che gli avremmo dato un contesto da cui prendere, o su cui modellare la propria definizione. Una volta giunto al punto della questione, il filosofo elabora una soluzione per ovviare al problema. Per fare questo Kant introduce una nozione di “coscienza” interna e comune ad ogni uomo indicandola come “legge morale”: una sorta di senso del dovere, uguale per ogni uomo e in grado di guidarlo seguendo la massima: “agisci come se la tua azione, una volta fatta, diventi legge”.

La libertà quindi da concetto astratto diventa azione: noi siamo liberi infatti solo qual ora scegliessimo di seguire la legge morale, e lasciassimo da parte i nostri “istinti”, da cui spesso ci facciamo comandare. Una sorta di possibilità di compiere la scelta giusta, che spesso per colpa di bisogni (dettati dai sentimenti o interessi personali) viene a mancare. Sembra però che il concetto di libertà sia stato eliminato e sostituito da questa legge morale, ma ciò che Kant intende è esattamente il contrario.

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Ma allora è davvero possibile parlare di libertà?

Un aiuto a comprendere ciò che Kant vuole sostenere può esserci offerto dal grande Artista italiano Giorgio Gaber nella sua canzone “La libertà” (1973). Il Cantautore sostiene, kantianamente, che la libertà non possa essere trovata “in un uno spazio libero” di un singolo, o nella classica forma del fare ciò che si vuole. Essa nasce dal senso di responsabilità di ogni uomo: è la possibilità di scegliere che ogni uomo può esercitare, che si realizza con la società, e in essa trova la sua massima espressione.
Nell’attualità, la responsabilità d’azione espressa da Kant si può declinare in due ambiti ben precisi: la lotta al cambiamento climatico; l’esercizio dei propri diritti e doveri come cittadino nelle democrazie occidentali.

 

 

 

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