Fashion-addicted, abilissimo giocatore di biliardo e così puntuale da fare storia quando fece ritardo: Immanuel Kant è sicuramente stato uno dei personaggi più celebri e aneddotici di tutta la storia della filosofia. Grazie agli intrecci che il filosofo intrattenne in vita conosciamo molti dettagli della sua quotidianità, piena di stravaganti curiosità.

Immanuel Kant
Ritratto di Immanuel Kant

Immanuel Kant fu il più importante esponente dell’illuminismo tedesco, anticipatore degli elementi fondanti della modernità così come la conosciamo oggi ed attuatore di una vera e propria rivoluzione della filosofia: grazie a lui la filosofia si distaccò dall’aspetto dogmatico metafisico tradizionale ed assume il carattere di una ricerca critica sulle condizioni della conoscenza ed i limiti delle capacità conoscitive dell’uomo nell’ambito teoretico, pratico ed estetico.

Ciò che non ci raccontano a scuola, però, è come Kant – lo stesso Kant della Critica della Ragion Pura – vivesse con rigore le sue giornate e quali stranezze si possano leggere di lui nelle innumerevoli biografie a lui dedicate.

Come Kant si mantenne durante gli studi universitari

Diversamente dalle aspettative famigliari, nel 1740 Kant si iscrisse alla facoltà di filosofia di Königsberg, lasciando così la casa paterna ed andando a vivere con un altro studente – tale Johann Heinrich Wlömer, con cui rimase in rapporti di amicizia per tutta la vita.

Per mantenersi agli studi il giovane Immanuel dava lezioni di latino e persino di biliardo, gioco, nel quale, a detta dei suoi amici, era particolarmente esperto e per 10 anni fece il precettore privato presso famiglie altolocate.
Per incrementare il suo reddito teneva anche qualche conferenza sulle fortificazioni militari.

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Costruì una giarrettiera per uomo fai-da-te

Kant era un vero e proprio fashion-addicted: come una delle biografie riconosciute cita: ci teneva a non presentarsi al prossimo in abito disgustante o soltanto vistoso.

Nella calura estiva portava sempre abiti leggeri e calze di seta, che non legava come altri facevano.
Kant aveva inventato una sorta di giarrettiera per uomo fai-da-te, un meccanismo a molla che veniva regolato tramite ingranaggio e tramite due corde sorreggeva le calze.
Come una stessa biografia cita:
In una scatoletta simile a quella degli orologi da tasca ma più piccola … era applicata una molla la cui forza traente poteva essere aumentata o diminuita tramite un arresto. [Alla molla era legata] una doppia corda con fissati due piccoli uncini che venivano agganciati ai due lati della calza. […] Quei reggicalze elastici erano per lui di tale necessità che quando si aggrovigliavano Kant era in grande imbarazzo.

Königsberg
La cittadina di Königsberg

Una volta fece ritardo… e l’avvenimento passò alla storia

Kant passò tutta la sua vita all’interno della città di Königsberg.
La regolarità del suo stile di vita era qualcosa di così riconosciuto e leggendario che gli abitanti del luogo regolavano i loro orologi sulla base delle abitudini di Kant.

Pare si svegliasse ogni mattina alle 5 in punto ed andasse a letto alle 22, senza un giorno d’eccezione.
Gli abitanti di Königsberg regolavano gli orologi al passaggio del professor Kant, all’andata o al ritorno della passeggiata quotidiana.
La strada era sempre la stessa (più tardi divenne nota come Philosophengang, o “Passeggiata del filosofo”).

Una sola volta fece ritardo, ad un appuntamento con il suo mentore di puntualità: tale Green.
Una sera Kant aveva promesso a Green di accompagnarlo la mattina seguente alle otto a una passeggiata. Green che in simili occasioni passeggiava per la camera ai tre quarti con l’orologio in mano, al cinquantesimo minuto si metteva il cappello, al cinquantacinquesimo prendeva il bastone e al primo rintocco dell’ora apriva lo sportello della carrozza, partì senz’altro e per via vide Kant che con circa due minuti di ritardo gli veniva incontro: ma non si fermò, perché avrebbe agito contro l’intesa e contro la regola.

Un litro di vino al giorno, dieta a base di formaggio e sempre in affitto

La vita quotidiana di Kant per quanto riguarda l’ambito del mangiare, del bere e dello stare in casa non era meno peculiare rispetto al resto.

Kant era un uomo molto abitudinario e la tavola non era esclusa dal suo esserlo: era sua consuetudine bere un litro di vino rosso al giorno, preferibilmente Bordeaux.
Inoltre era ghiottissimo di formaggio, così tanto che quando il maggiordomo iniziò a nasconderglielo poiché ad una certa età il medico gli sconsigliò di mangiarne grandi quantità, Kant lo licenziò in tronco.
Non la prese granché con filosofia.

Passò la vita perennemente in affitto, poiché in questo modo poteva levare le tende al sopraggiungere di qualsivoglia seccatura: infatti Kant era molto sensibile ai rumori a causa dell’elevata concentrazione che le sue intense attività filosofiche gli richiedevano.
Si dice che una volta fu costretto a lasciare il proprio appartamento per colpa del gallo del vicino.
L’insolente pennuto aveva la cattiva abitudine d’interrompere le lunghe meditazioni del filosofo col suo chicchirichì.
Kant inizialmente s’offerse di comprare l’implacabile molestatore, pregustando già il momento in cui lo avrebbe accoppato, ma il proprietario si rifiutò di venderlo e  Kant dovette ripiegare sul trasloco.

Insomma, gallo 1 – Kant 0.

Immanuel Kant, la mummia

Alcune sue biografie riportano che di notte si avvolgesse nelle lenzuola proprio come una mummia.

Tra una prova di abilità quasi da escapologo nel venirne fuori il mattino successivo e la volontà di voler imitare un baco da seta durante la notte, riusciva così a far sopraggiungere il sonno praticamente subito.
Cita la biografia:
Una lunga consuetudine gli aveva insegnato una maniera molto abile di annidarsi e arrotolarsi nelle coperte. Prima di tutto si sedeva sul bordo del letto, poi con un movimento agile si slanciava di sbieco nella sua tana, poi tirava un angolo della coperta sotto la sua spalla sinistra e, facendola passare sotto la schiena, la portava sotto la sua spalla di destra; infine, con un particolare tour d’adresse [“gioco di abilità”], operava sull’altro angolo allo stesso modo; e riusciva finalmente ad avvolgere completamente la coperta attorno a sé. Così bendato come una mummia, o […] avvolto come il baco da seta nel suo bozzolo, aspettava l’approssimarsi del sonno, che generalmente sopraggiungeva subito.

 

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