Donald Trump vuole la Groenlandia: etica e cinismo a confronto

Un lembo di terra freddo, privo di vita, con ghiacciai che si sciolgono in continuazione e terriccio franabile. Un territorio apparentemente inutile. Eppure proprio le cose elencate sono le ragioni per cui le grandi potenze vogliono comprare la Groenlandia.

Donald Trump col primo ministro danese.

Si tratta di una delle notizie che più ha avuto portata globale quest’estate: il desiderio, da parte di Donald Trump, di comprare la Groenlandia dal governo danese. Quest’ultimo, come era prevedibile, ha rifiutato qualsiasi richiesta da parte del governo statunitense. La lotta è proseguita sui social, dove Trump, a colpi di tweet, ha dapprima reagito in maniera stranamente formale, per poi proseguire con toni aspri. Il primo ministro danese, dal canto suo, ha cercato di spiegare al presidente USA i concetti di “stato sovrano” e “accordi territoriali” nel modo più elementare possibile: “La Groenlandia non è in vendita. La Groenlandia non è danese. La Groenlandia appartiene alla Groenlandia”. Malgrado l’apparente assurdità della richiesta, e la quasi comica disputa nata sui social successivamente, la richiesta di Donald Trump è stata totalmente legittima, e di certo ricca di forte senso pratico. Certamente colui che giustifica una simile proposta potrebbe essere criticato, e con buona ragione. Fortunatamente si può avere la possibilità di spiegarsi meglio.

Soldi e terre

Era l’11 ottobre del 1867, quando gli Stati Uniti acquistarono lo stato dell’Alaska dalla Russia imperiale, aggiungendolo alla propria federazione. Lo Zar Alessandro II, alle prese con una forte recessione economica e con crescenti proteste dovute dal suo avvicinamento alla Francia e dalla cattiva gestione della servitù appena emancipata, prese tale decisione per il fatto che un territorio così poco popolato, buono solo per il commercio di pelli di castoro, era una spesa inutile per l’Impero più ampio del mondo. Decenni dopo, furono trovati enormi giacimenti petroliferi in Alaska, un contributo essenziale per rendere gli USA uno tra i maggiori paesi esportatori di petrolio grezzo, e- con grossa probabilità- Alessandro II sta rimpiangendo quella scelta dalla tomba ancora oggi.

L’esempio dell’Alaska è solo uno tra i tanti acquisti territoriali degli USA: spese pazze, che cominciarono con l’annessione della Louisiana, comprata ai francesi nel 1803, e che terminò con l’acquisto commerciale indiretto del canale di Panama. Tornando però alla Groenlandia, gli USA non sono stati gli unici a puntare gli occhi verso quel territorio sperduto: pare, infatti, che pure la Cina fosse interessata alla regione, al punto che già vi era il desiderio di creare una “Via della Seta artica“, sostituendo però le sete con il carbone, l’acciaio, lo zinco, il litio. Tutti minerali di cui l’isola è piena, insieme a vasti giacimenti sepolti sotto i pochi ghiacci rimasti. Tutto ciò, insieme al devastante scioglimento di ghiacciai millenari che ha aperto la strada a nuove rotte commerciali, porta al dubbio che più attanaglia i paesi del primo mondo: quello ambientale.

Groenlandia oggi. In rosso le zone senza più ghiacciai aperte al traffico marittimo.

Filosofia per il futuro

Con cinismo si intende l’atteggiamento di ostentata indifferenza e disprezzo nei confronti di valori morali e sociali. Ciò porta, va da sé, a un atteggiamento disinteressato verso l’esterno, concentrandosi sui propri interessi, col solo obiettivo del raggiungimento del grado di conforto e piacere più elevato possibile. Ebbene, è lecito chiedersi se il cinismo capitalista del ventunesimo secolo non stia andando sempre più verso l’idea pura e semplice di sfruttare le situazioni a proprio vantaggio, con la consapevolezza che la vita è una e che la propria esistenza avrà prima o poi una fine. Dal sempre più crescente sfruttamento della Foresta Amazzonica, ormai ridotta a quasi un cumulo di cenere e piantagioni, allo sfruttamento delle zone africane vittime della desertificazione, luoghi perfetti per la creazione di giacimenti petroliferi, il movimento cinico dei grandi profitti sembra sempre più crescente.

Incendio della Foresta Amazzonica visto dallo spazio.

Cosa fare quindi? Ha senso preoccuparsi del presente, approfittando delle condizioni in cui versa il nostro pianeta per sfruttarle a proprio vantaggio? L’etica è un semplice costrutto filosofico, rispetto alla concretezza dei grandi numeri e dei posti di lavoro, fondamenta dei grandi profitti? Greta Thunberg ragiona semplicemente come una bambina che non ha ancora capito come gira il mondo? Le questioni da trattare sono molto complesse. E gli itinerari delle navi mercantili sono già state tracciate attorno alla Groenlandia, ormai ridotta a un pezzo di roccia. La speranza è quella di vedere paesi in via di sviluppo o già sviluppati che riescano a fermarsi almeno un attimo, chiedendosi quale mondo è bene lasciare ai posteri. In poche parole, andarsene in una bara di mogano rivestita di velluto ma col mondo in fiamme attorno, o in una semplice cassa di legno ma con la consapevolezza di aver fatto qualcosa per spegnere l’incendio.

Meowlow

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.