Bion e Binswanger spiegano l’apparente insensatezza del massacro di Columbine

Bion e Binswanger possono aiutarci a spiegare la strage di Columbine? Se sì, siamo in grado di rintracciarne i motivi? Ecco perché l’insensatezza definisce il disagio patologico che, a volte, colpisce l’essere umano.

Wilfred Bion, una delle figure più alte della psicanalisi del Novecento

“Ora, guardando questo particolare paziente, viene detto che sta morendo. Di nuovo, questo non m’impressiona, perché stiamo tutti morendo, visto che in effetti siamo vivi. Ma mi interessa se la vita e lo spazio che rimangono sono tali che valga la pena di vivere o no.” (Wilfred Bion, psicanalista britannico) “Buona parte del processo di elaborazione del lutto consiste nel ricostruire l’immagine della persona amata, per custodirla per sempre nella memoria, e per anni il mio dolore si sarebbe intrecciato in modo inestricabile agli interrogativi sulla stabilità mentale ed emotiva di Dylan nel periodo precedente alla sua morte.” (Sue Klebold, madre di uno dei due artefici della strage di Columbine). Ventidue anni sono tanti, è la distanza, ad esempio, che posseggono queste due citazioni, una del 1977 e l’altra del 1999, anno del massacro della Columbine High School. Due studenti, Eric Harris e Dylan Klebold, entrarono armati dentro la scuola americana e cominciarono a sparare all’impazzata, ferendo ventiquattro persone e uccidendo dodici compagni, apparentemente in maniera del tutto insensata.

Wilfred Bion e Sue Klebold, due citazioni complementari

Le citazioni scritte poco sopra ci aiutano a comprendere due lati dell’insensatezza, che è poi l’humus, il retroterra, del massacro di Columbine. Bion ci viene in soccorso con uno dei suoi tanti seminari psicanalitici pubblicati postumi, offrendoci una chiave di lettura che si interseca perfettamente con l’argomento che stiamo trattando: la fuga delle idee. Eric e Dylan, i due artefici della strage, sono l’esempio perfetto di ritiro delle idee. Il loro mancato accordo tra la percezione sensibile e il significato concettuale degli eventi che li circondano producono un’incapacità di attribuire un vero significato alle impressioni sensoriali. I due carnefici statunitensi, infatti, non sanno effettivamente il perché brandiscano così ferocemente quelle armi, non hanno un obiettivo preciso, la loro idea è solamente quella di creare più scompiglio possibile, quasi come se fossero immersi in una trance che non faccia collegare la razionalità con le pulsioni emotive.

“(Un)natural selection” – Selezione (in)naturale

La strage di Columbine venne vista, all’inizio, come una semplice vendetta verso i bulli, alimentata soprattutto dal fatto che Harris e Klebold fossero due incalliti “videogiocatori” e ascoltatori di musica industrial. Mesi dopo la strage, quando vennero analizzate con più cura le telecamere di sicurezza dentro la Columbine High School, si notò che Harris, il giorno della strage, indossasse una maglia bianca con su scritto “natural selection” (“selezione naturale”). Questo “diede il la” a scavare ancora più a fondo sulle personalità dei due studenti, poi morti suicidi il giorno stesso della strage. Si venne a scoprire che Harris stesso fosse affetto da psicopatia e Klebold da depressione. La strage compiuta dai due ragazzi quindi non aveva un retroterra comune, ma uno agì per sadismo e l’altro per vendetta. Nel libro “Mio Figlio” scritto proprio dalla madre di Dylan Klebold ci viene presentato un profilo inedito del figlio: era seguito da degli psichiatri che avevano manifestato in lui una personalità remissiva, sofferente e disagiata, tanto che nel suo diario personale (rinvenuto successivamente alla strage) mostra il suo odio verso sé stesso, alimentando già per iscritto le sue intenzioni suicide.

Eric Harris e Dylan Klebold in azione la mattina del 20 aprile 1999 all’interno della Columbine High School

Binswanger e il significato moderno di dissociazione dell’io

Continuando gli studi sulla nevrosi iniziati da Freud, Ludwig Binswanger, analista svizzero, lavorò parallelamente agli studi sulla fuga delle idee teorizzata da Bion. Lo psicologo svizzero arrivò a definire il disagio psichiatrico come una patologia (che oggi definiamo comunemente psicosi o schizofrenia). Ma la scoperta più importante ottenuta da Binswanger fu la differenziazione tra masochismo e sadismo: la prima intesa come qualità non naturale dell’uomo e quindi un provare piacere nella sofferenza, mentre la seconda come estremizzazione della pulsione aggressiva come compiacimento per noi stessi. È proprio qui il collegamento finale tra le tesi di Bion e Binswanger e i due criminali di Columbine: essi hanno agito per sadismo, covando un sentimento aggressivo-passivo per così tanto tempo che poi è sfociato, solamente al culmine di questa tendenza sadica, nella strage del 20 aprile 1999. Eric Harris e Dylan Klebold sono il risultato di sfaccettature negative covate nel passato che hanno avuto eco nel presente. In conclusione, per Freud, tutti possediamo una zona d’ombra, un cono buio, non immediatamente visibile: tutto sta nel trovare un equilibrio interiore per evitare di spingersi a compiere atti estremi ed evitare che eventi come quello di Columbine non accadano nuovamente.

“Il dolore non può essere assente dalla personalità. Un’analisi deve essere dolorosa, non perché vi sia per forza qualche valore nel dolore, ma perché non si può ritenere che un’analisi nella quale il dolore non venga osservato e discusso, affronti una delle ragioni centrali per le quali il paziente è lì.” (Wilfred Bion)

Giovanni Maria Zinno

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