Il Superuovo

Contractor: esportare democrazia a basso costo

Contractor: esportare democrazia a basso costo

Al-Qāʿida. Leggete attentamente quel nome. Ogni cittadino occidentale (tristemente) lo conosce: particella terroristica, che opera, anzi domina, avamposti dimenticati da Dio quali il Ciad, il Niger, il Pakistan, l’Iraq. E anche l’Afghanistan. Tutte nazioni, queste, che paradossalmente vengono tenute da conto proprio in virtù della presenza terroristica al loro interno. E le soluzioni a questo problema, questo “al-Qāʿida” che tanto spaventa, sono tra le più varie e colorite. La proposta del momento? Mercenari.

Fonte: http://sf.co.ua/id117667

Dal 2001 ad oggi, in Afghanistan, sono morti tra i 150.000 e i 360.000 civili (fonte: ANAMA). Centinaia di migliaia di vite sacrificate per quella che da un lato del campo di battaglia viene chiamata “guerra santa”, dall’altro lato “guerra al terrore”. Per avere un’idea vaga dell’enormità di una simile cifra, provate a immaginare che l’intera popolazione della Valle d’Aosta scompaia da un giorno all’altro: questi sono- più o meno- i numeri.

Un’altra, ulteriore perdita pare però che lasci sgomenti gli organi esecutivi degli USA: si tratta dei 900 miliardi di dollari spesi dalle nazioni occidentali per sostenere un conflitto che, ad oggi, è una vera e propria “guerra di Schrödinger”: è finita, ma non è finita allo stesso tempo. Un simile affronto, a detta del govrno statunitense, non è ovviamente accettabile: una guerra deve in ogni caso poter essere inquadrata, ed è necessario capire quale fazione abbia vinto. Forse è questo il motivo per cui il nome di Erik Prince è, al momento, sulla bocca di ogni funzionario americano dell’esecutivo.

Fonte: https://www.esquire.com/news-politics/

Il piano di Prince

Prince, fondatore dell’azienda privata di difesa Blackwater, amico fidato di Steve Bannon (pappagallo perennemente appollaiato sulla spalla di Donald Trump), è senza dubbio tra i più grandi sostenitori del mercato della guerra. E lui stesso, tramite la sua seconda azienda Academi (anch’essa di natura bellica), dimostra quanto il conflitto armato sia nient’altro che un mero prodotto economico: da qui la sua idea, apertamente proposta all’amministrazione Trump nel corso della settimana.

“Ciò che il Signor Presidente dovrebbe dire alla NATO è che non serve un ulteriore invio di truppe in Afghanistan: casomai serve un ulteriore invio di denaro”. Ma come può il denaro citato da Prince servire concretamente ai fini della pace? Ebbene, la risposta del miliardario è quella di rendere la guerra un affare privato, gestibile in primis da aziende private. E per quanto possa suonare assurda una simile soluzione, non va dimenticato il passato degli Stati Uniti: nel “Curriculum Vitae” della nazione che spende più denaro a fini bellici al mondo, spicca già una proposta dello stesso Trump nello scorso anno, per l’invio di “contractors”, mercenari provenienti da ogni parte del mondo, al posto di soldati statunitensi, sarebbe un’ottima soluzione al fine di de-militarizzare l’Afghanistan. Una soluzione che, riassunta, equivarrebbe a curare un uomo che ha subito un’amputazione ricucendogli una gamba, ma tagliandogli l’altra.

USA in difficoltà

Il governo statunitense, recentemente, ha subìto molte critiche interne a seguito dei dati emersi riguardanti il conflitto in Afghanistan: con quasi 4.000 soldati occidentali uccisi (di cui 2.400 americani), il suolo afghano rappresenta una delle più gravi sconfitte per la nazione a stelle e strisce nel ventunesimo secolo. E se è vero che nei primi anni del 2000 era Fallujah, in Iraq, ad essere soprannominata “il cimitero degli americani”, oggi lo stesso nome può essere tranquillamente dato alla capitale dell’Afghanistan, Kabul.

Fonte: http://www.townhallmeeting.org

Come se non bastassero le cifre umane a far rabbrividire il popolo americano, va aggiunto poi il lato economico: 76 miliardi di dollari l’anno spesi in un paese che difficilmente un occidentale potrebbe anche solo indicare su una cartina geografica.

Bastano perciò simili motivazioni a convincere un intero paese a smettere di inviare i propri figli a morire in guerra? A quanto pare si. Ma ciò che Erik Prince propone è ben lontano dall’essere considerato un “cessate il fuoco”. Il dubbio maggiore (e peggiore) sta infatti nel disumanizzare la guerra in un modo simile: allontanare da quel “cimitero” i soldati americani, per darlo in pasto a mercenari di dubbia provenienza. Soddisfacendo così le famiglie statunitensi, ma non quelle afghane. Perchè se è vero che le perdite americane sfioreranno lo zero, quelle civili in Medio Oriente potrebbero subire una brusca salita, superando l’attuale soglia di circa 10.000 afghani uccisi ogni anno.

Giudizio finale

Fonte: Sean Gallup/Getty Images

La NATO deve ancora esprimersi a riguardo, ma Trump e Prince sembrano molto convinti di ciò che dicono. E per quanto possa essere difficile da accettare, ciò potrebbe davvero rappresentare il futuro dei conflitti armati. Non va dimenticato, infatti, come appena un decennio fa una simile preoccupazione fosse emersa con la nascita dei droni da combattimento: semplici macchine che, guidate dall’altro lato del mondo, potevano uccidere decine di persone col minimo costo. E se davvero la guerra dovesse definitivamente abbandonare l’area umanitaria per spostarsi verso quella economica, e tragica solo per le fazioni “vincenti”, beh, la speranza è che, malgrado le parole degli afghani (mai del tutto prese in considerazione), continuino ad esistere in Occidente persone in grado di distinguere la guerra per quello che è: una forma di violenza fine a sé stessa che non potrà mai evitare di lasciare profonde cicatrici su chi la subisce.

Meowlow

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