Secondo la biologia Godzilla potrebbe esistere davvero: la regola di Cope spiega perché

Godzilla è un mostro immaginario proveniente dall’omonima serie di film giapponesi. La sua prima apparizione  risale al 1954, tutt’oggi è considerato un’icona mondiale della cultura pop. Per quei due sventurati che non avessero la minima idea di come sia fatto sappiano che esistono ben trentadue versioni di questo mastodontico lucertolone. Generalmente si tratta di un rettile anfibio, basato sul concetto sciolto di dinosauro con una posizione eretta, squame, torso antropomorfo e placche ossee lungo la schiena. A presentazioni fatte possiamo passare alle cose serie. Possono esistere ai giorni nostri creature così grandi? Senza girarci troppo intorno la risposta è un gran bel ‘ni’. Sono infatti esistiti, ed esistono, esseri abnormi ma il nostro kaiju ha esigenze biostrutturali e metaboliche un po’ troppo esigenti. Dopotutto la fantasia non ha limiti, ma la realtà sì, vediamo perché.

Piccolo entourage alla base di 34 film che coinvolgono Godzilla.

Un po’ di paleobiologia

Il percorso logico più facile comprende i dinosauri. Però, il motivo per cui tanti animali preistorici erano così grandi, rimane un mistero. Le teorie a riguardo sono numerose. C’è chi crede all’elevata quantità di ossigeno presente un tempo in atmosfera, chi è convinto invece che lo spazio vitale sia direttamente proporzionale alle dimensioni, ed esiste anche chi ha sviluppato modelli statistici. Una delle ipotesi più accreditate riguarda proprio un algoritmo: la regola di Cope. Quest’ultima prende il nome dal paleontologo americano Edward Drinker Cope e postula che i lignaggi di una popolazione tendono ad aumentare di dimensioni rispetto al tempo evolutivo. Parole complicate per dire che più una specie vive più diventa grande. Il buon vecchio Edward ha dimostrato che la selezione direzionale agisce sulla taglia degli organismi. Teoria oltretutto avvalorata dai vantaggi evolutivi che comporta. Ma allora perché il mio gatto non è grande quanto una mucca? Ad un certo livello, diversi fattori, limitano questa regola. Prima di tutto, ai ritmi calcolati dal paleontologo, nessuna specie sopravvive abbastanza da diventare enorme. Un’altra questione sono i limiti fisici: le ossa degli uccelli sono leggere per consentirgli il volo, la lunghezza del collo delle giraffe è limitata dalla capacità di pompaggio del loro cuore, e così via.

Dalla scienza alla fantascienza…

Supponiamo per un momento che questa tendenza espressa dalla regola possa prodursi all’infinito. Logicamente un essere come Godzilla, sopravvissuto dall’epoca preistorica, si è evoluto nella creatura mastodontica che vediamo nei film. Quindi sì, il nostro amato mostro potrebbe esistere secondo le leggi evolutive ma no secondo quelle fisiche.

Esiste un libro, recentemente tradotto in una nuova edizione, che spiega i particolari anatomici di Godzilla.

Da dove cominciare? Godzilla è troppo grande per stare in piedi, esistono per l’appunto dei limiti che evitano che un animale di collassare letteralmente su se stesso. Questa barriera corrisponde a circa 100 tonnellate per una creatura bipede, dopodiché essa muore sotto il suo stesso peso (ricordiamo che Godzilla pesa circa 30.000 tonnellate). Un altro problema altrettante evidente risiede nell’alimentazione. Alcuni dei più grandi dinosauri mai esistiti mangiavano diversi quintali di cibo al giorno, dunque Godzilla dovrebbe decimare la popolazione ittica mondiale in una decina d’anni. Inoltre Godzilla si nutre di radiazioni: è vero, un tempo la terra era radioattiva ma rimane il problema di come esso possa essersene nutrito prima che l’uomo potesse svilupparsi.

…Fino alla realtà

Ad un certo punto, in natura, le dimensioni smettono di contare. Una formica infatti sarebbe migliaia di volte più efficiente a procurarsi del cibo rispetto a Godzilla. Una volta che le specie vulnerabili scompaiono, quelle nuove tendono ad assumere il controllo, cominciando ad ingrandirsi. Fino a quando non incontrano problemi derivanti dallo spazio e dalla disponibilità di cibo. In fondo, uno dei motivi per cui l’uomo ha avuto tanto successo, nonostante le scarse dimensioni, è dovuto al suo cervello in grado di amministrare spazio e risorse.

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