Vele spaziali: dallo studio dei pianeti ai film giapponesi sempre cullate dal Sole

Ultimi test prima del lancio

La navicella spaziale LighSail 2 è pronta a partire per una missione dimostrativa della potenza del Sole come forza propulsiva di sonde di quel tipo: 5 kg di tecnologia impacchettata in pochi decimetri, partirà il 22 giugno 2019.  Nello Spazio, LighSail 2 dispiegherà una vela solare che dovrebbe permetterle di prendere il volo grazie alla dolce spinta delle particelle solari. Se avrà successo, LightSail 2 sarà il primo veicolo spaziale a sollevare la sua orbita utilizzando solamente la luce della nostra stella. La luce, o meglio i fotoni che la compongono, non hanno una massa, ma una quantità di moto (ossia energia), che può essere trasferita ad altri oggetti. È un sistema differente da quello delle  micronavi a propulsione laser, anch’esse dotate di vele, spinte però dalla luce sparata da batterie di laser dalla Terra.

la vela dispiegata della microsonda LightSail 2

Spiegate le vele

Il veicolo spaziale dispiega una grande pellicola riflettente (specchio membranoso) che riflette la luce del Sole o di qualche altra sorgente. La pressione di radiazione sullo specchio genera una minuscola quantità di moto dovuta ai fotoni riflessi. Inclinando la vela con un certo angolo rispetto al Sole si determinano i cambiamenti di direzione del veicolo spaziale. Nella maggior parte dei progetti lo sterzo viene realizzato con delle pale ausiliarie che agiscono come piccole vele solari per cambiare l’assetto della vela grande. L’inclinazione delle pale può essere modificata grazie a motori elettrici. In teoria una vela solare guidata da un laser o da altri fasci di luce dalla Terra può essere impiegata per decelerare una sonda quando questa si avvicina a una stella distante o a un pianeta. Ciò può essere fatto distaccando parte della vela e usando quest’ultima per focalizzare il fascio sulla superficie della parte rimanente. In pratica tuttavia la maggiore decelerazione avverrebbe mentre le due parti si trovano a grande distanza l’una dall’altra e ciò significa che per focalizzare correttamente il fascio bisognerebbe dare alla parte distaccata una corretta forma e un corretto orientamento. Una caratteristica della propulsione a vela solare è la possibilità di inviare una sonda in fuga dal sistema solare con una velocità anche molto più alta di quella di un razzo tradizionale.

Vela spiegata prima di essere montata sul supporto

Odin: Photon Sailer Starlight

Odin: Photon Sailer Starlight è un film del 1985 diretto da Takeshi Shirado e Eiichi Yamamoto.  L’evoluzione tecnologica delle navi spaziali ha portato, nel 2099, ad una maggiore presenza umana nei pianeti del sistema solare. Nel tentativo di ampliare ulteriormente la colonizzazione dello spazio e di migliorare ulteriormente la tecnologia dei veicoli spaziali, viene lanciata un’astronave a forma di vascello, mossa da vele che si servono di fasci di luce laser e denominata Starlight. All’inizio del viaggio l’equipaggio soccorre Sarah Cyanbaker, unica persona sopravvissuta alla distruzione della sua astronave. Ripresasi, la ragazza inizia ad avere alcuni sogni su di un pianeta chiamato Odin, la cui esistenza sembra essere confermata da alcuni manufatti di origine norrena rinvenuti in un asteroide. Il percorso dell’astronave viene presto interrotto da un alieno che, identificatosi con il nome di Asgard, minaccia la chiusura delle porte del paradiso agli esseri umani e ai non credenti: di conseguenza l’astronave si imbatte in alcuni attacchi da parte di altre navi spaziali comandate da uomini meccanizzati. Sconfitti gli avversari, Sarah e la ciurma dello Starlight si accorge che gli uomini meccanizzati erano in realtà dei cyborg: in particolare uno di essi, sul punto di morire, consegna un chip di cristallo contenente tutti i segreti di Odin e degli alieni che lo popolavano.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.