Riscopriamo l’arte di mangiar bene attraverso Feuerbach e Pellegrino Artusi

L’alimentazione corrisponde ad uno di quei beni che il filosofo Epicuro definiva necessari, senza i quali la sopravvivenza dell’essere umano diviene impossibile.

Lontani dalla grecia epicurea, il nutrimento, molto più semplice da procurarsi, lungi dall’essere una necessità insoddisfacibile nell’odierno occidente, ha iniziato ad occupare ruoli differenti tra i suoi consumatori.
Nella profonda e complessa diatriba alimentare emergono due poli opposti: il cibo come appetitoso amico per alcuni ed il cibo come insidioso, calorico e malsano nemico per altri.
In entrambi i casi, l’evidenza di un abbondanza alimentare porta con sé sovente anche la scomparsa di un vero e proprio culto del cibo e l’assenza della genuina arte di mangiar bene.

Nel XXIesimo secolo sembra infatti sempre più mancare nei paesi industrializzati la valorizzazione del cibo in quanto fonte vitale, e non solo come elemento calorico o di peccaminoso piacere.

In questo contrasto attitudinale fra eccesso e minimo indispensabile riscopriamo l’essenzialità ed il piacere di un mangiar bene genuino attraverso Pellegrino Artusi e Feuerbach.

Artusi ci insegna il mangiar bene

Varcate le soglie dell’Emila-Romagna non vi è abitante che alla domanda “chi è Pellegrino Artusi?” Non sappia rispondere.
Si tratta infatti di un celebre gastronomo e scrittore, nato a Forlimpopoli (Emilia-Romagna) nel XIXesimo secolo e che ha significativamente influenzato la cultura locale.
Le figure di gastronomo e scrittore si fondono dell’opera La Scienza in cucina e l’Arte di mangiare bene in cui, con tono goliardico e preciso, Artusi consiglia ricette casalinghe, semplici ma anche molto gustose.

La cucina è una bricconcella; spesso e volentieri fa disperare, ma dà anche piacere, perché quelle volte che riuscite o che avete superata una difficoltà, provate compiacimento e cantate vittoria.

Pellegrino riscopre la cucina come arte ed elemento unificante tra uomo e vita. Non è quindi un’iperbole affermare che la cucina, e dunque il cibo, è di vitale importanza.

Due sono le funzioni principali della vita: la nutrizione e la propagazione della specie; a coloro quindi che, rivolgendo la mente a questi due bisogni dell’esistenza, li studiano e suggeriscono norme onde vengano soddisfatti nel miglior modo possibile, per render meno triste la vita stessa, e per giovare l’umanità, sia lecito sperare che questa, pur se non apprezza le loro fatiche, sia almeno prodiga di un benigno compatimento.

Alcune simpatiche ricette

Nella dettagliata raccolta, Pellegrino Artusi mostra la sua essenza poliedrica spaziando tra ricette eleganti e raffinate e altre semplici e utili, aggiungendo sfumature divertenti grazie alla sua penna involontariamente simpatica.
Tra le ricette più particolari e caratteristiche troviamo:

  • Brodo per gli ammalati
  • Cappelletti all’uso di Romagna, con tanto di indicazioni circa la misura della circonferenza del cappelletto perfetto (ø 6.7 cm)
  •  Tortellini alla bolognese
  • Cuscussù ( oggi meglio noto come Couscous)
  •  Sandwichs, ancora una volta Artusi non lascia nulla al caso e fornisce ogni minimo dettaglio: “Prendete pane […] e tagliatelo a fettine grosse mezzo centimetro e all’incirca lunghe 6 e larghe 4.”

 

Cappelletti

Le ricette sono ben più numerose e la loro lettura è fortemente consigliata. Tuttavia, da questi pochi esempi emerge il grande gastronomo che è Pellegrino Artusi: preciso, attento e internazionale!

 

Feuerbach ed il recupero della materialità

Alla morte del grande pilastro della filosofia G. W. Friedrich Hegel, emergono i primi contrasti tra quelle che diventeranno due correnti ben distinte: gli hegeliani di destra, vicini all’aspetto teologico della filosofia hegeliana, e quelli di sinistra, vicini a Hegel per il fronte storico/dialettico.

Tra questi ultimi vi è il filosofo Ludwig Feuerbach, un ateo umanista desideroso di recuperare l’aspetto più fisico e tangibile dell’uomo, tristemente denigrato dal grande maestro.
Feuerbach è un materialista, nel senso che valorizza tanto l’aspetto fisico quanto quello spirituale/metafisico.
In quanto essere materiale, sostiene Feuerbach, l’uomo ha bisogni materiali, e negare questa evidenza sarebbe follia.

Proprio in questo stà il compito del filosofo: recuperare l’umanità smarrita attraverso bisogni in passato sottovalutati, quali l’alimentazione.

Il cibo non è più anonimo carburante necessario al funzionamento della nostra gabbia fisica, ma si trasforma in linfa vitale, nutritiva e creatrice di una dimensione umana completa.
Ecco allora spiegata la celebre citazione

Siamo quello che mangiamo

Il cibo, tanto quanto altri elementi astratti/spirituali, arrivano a definirci e caratterizzarci nella nostra essenza umana.
Si fondono così i pensieri non troppo distanti cronologicamente, e non solo, di Feuerbach ed Artusi: Il cibo come fonte di vita deve essere riscoperto e valorizzato in una quotidianità che sia all’insegna di fusione spirituale e fisica, lontana da una dicotomia denigratoria che sminuisca anche solo un aspetto dell’uomo.

L’uomo è essere spirituale E materiale ed è suo dovere preservarsi in quanto tale, attraverso cure costanti, soddisfacimento spirituale… e mangiando bene!

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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