Quello di Salvini è davvero fascismo? Uso e abuso mediatico del termine

Uno spettro si aggira per l’Europa. Non si fa altro che parlarne, i media sono saturi del termine, con cui additano praticamente qualsiasi cosa non sia di sinistra. Analizziamo il problema aiutandoci col pensiero di Emilio Gentile

L’errore

i leader europei del fronte sovranista

“Dottrina e prassi politica fondata sulla violenta e indiscriminata affermazione di motivi nazionalistici e imperialistici, sulla presunta loro adeguatezza a superare e armonizzare i conflitti economici, politici e sociali, e sull’imposizione del principio gerarchico a tutti i livelli della vita nazionale; estens., qualsiasi concezione della vita politica e dei rapporti umani e sociali basata sull’uso indiscriminato della forza e della sopraffazione.” Questa è la definizione del termine “fascismo” presente nell’enciclopedia Treccani. Si parla dunque di un movimento totalitario, militarizzato e autoritario, che ha ben poco a che vedere con gli attuali movimenti neofascisti, o con partiti quali la Lega, che entrano nel gioco democratico, sottomettendosi alle sue regole. I media questo però non sembrano comprenderlo appieno, additando come fascismo, ogni movimento o partito sovranista, populista e xenofobo, dimenticandosi, come dice Gentile, di dover diversificare le realtà.

 

Dalla Le Pen a Trump, passando per Putin, un filo nero sembra collegare il mondo. Filo che viene fatto risalire i totalitarismi sanguinari del ‘900. Nella storia, non esistono mai due cose uguali. Già nel 1976, Giorgio Amendola aveva messo in guardia dall’abuso del termine che non si adattava a tutto come si credeva, invitando ad educare i giovani a riconoscere le diversità. Il rischio che si corre con questa pratica semplicistica di omologazione è di perdere di vista problemi ben più pressanti, o addirittura di confondere la crisi della democrazia con un ritorno del fascismo.

Le differenze

Gentile fa poi notare che il fantomatico “ritorno del fascismo” è in realtà un’invenzione. Il fascismo in Italia non se ne è mai andato. Un partito di chiara ispirazione ideologica fascista fu l’MSI,

Giorgio Almirante,leader del MSI

attivo fin dal ’48, che si stabilizzò come quarta forza partitica, con vette elettorali del 15%. Clamorosamente lontane da quelle del suo erede diretto guidato dalla Meloni, o dalle percentuali ancora più insignificanti di Casapound e Forza Nuova. Andiamo ora, sempre seguendo Gentile, ad analizzare i cosiddetti neofascisti, che tanto minacciano la tenuta democratica dell’Italia, e per alcuni dell’Europa e del mondo. Si tratta di movimenti xenofobi, populisti, sovranisti e di opposizione alla modernità vista come forza omologatrice. Praticamente condividono con il fascismo solo il populismo sfrenato. Il regime di Mussolini si basava su una volontà modernizzatrice, votata al progresso in tutti i campi, affondando le sue radici ideologiche nel futurismo; i quattro straccioni che tentano di ripercorrere le orme del ventennio invece a questo si oppongono, invocando un ritorno al passato e ai suoi valori. Per quanto riguarda la xenofobia, i giovani osservanti odierni, sono spaventati dall’omologazione, proclamano a gran voce la difesa delle differenze, e la diversità come un valore da difendere. Ignorano perciò il fatto che il Duce in persona si prodigasse per tentare di assorbire tutte le minoranze nel “popolo italiano”, dai tirolesi ai libici.

Militanti di Casapound Italia

 

Infine il sovranismo di cui sono bandiere questi movimenti non potrebbe essere più lontano dal fascismo, che aborriva qualsiasi tipo di sovranità popolare, avendo instaurato una dittatura appunto. La stessa sovranità che per i cosiddetti “fascisti del terzo millennio” è la base del loro ideale. Il partito accusato di strizzare l’occhio al fascio è senza dubbio la Lega, tacciata di antidemocraticità e di voler attentare alla tenuta democratica del Paese, ispirandosi negli ideali al PNF. Basterebbe studiare per capire che questo è impossibile, il fascismo era un movimento militarizzato, con una propria forza armata paramilitare, con cui riuscì a prendere il potere tramite un colpo di Stato. La Lega è invece un partito perfettamente inserito nei meccanismi democratici, dai metodi autoritari e dai tratti antidemocratici, ma sicuramente non è un partito da cui, almeno ora, far partire una nuova svolta totalitaria. Mi spiace quindi per chi ci spera, ma Matteo non sarà il Benito 2.0. Se e quando (ed è un se molto grosso) riuscirà davvero a piegare la democrazia italiana, lo avrà fatto utilizzando le armi democratiche della Repubblica. Il problema va ricercato quindi alla radice. Non è l’autoritarismo di Salvini, ma il fatto che questo possa calzare a pennello con la democrazia, senza che vi siano strumenti per fermarlo. È inutile quindi agitare lo spauracchio del fascismo, ricercandolo come dei detective, e volendolo trovare a tutti i costi ovunque. Il fascismo per come è nella definizione della Treccani usata prima, è morto. Sperare di combattere un nemico già morto fa perdere di vista i nemici vivi, e quelli che stanno per nascere. Non è detto che non nascano altri “similfascismi”, ma sicuramente cercare di concentrare l’opinione pubblica nella lotta a dei poveretti nostalgici che hanno il busto sul comodino è fuorviante. Non sarà certo così che combatteranno i problemi del Paese. Eiaeia alalà!

 Luca Simone

4 thoughts on “Quello di Salvini è davvero fascismo? Uso e abuso mediatico del termine

  1. Davvero un ottimo articolo, ma avrei preferito che rispondesse di più del titolo: una domanda. In realtà penso che la questione debba allargarsi, coinvolgendo non solo le azioni, ma anche e soprattutto il linguaggio (dalla propaganda costante al peso che raggiungono determinate parole nei suoi comizi). Per il resto, consiglio “Il fascismo eterno” di U.Eco, la mia “grande luce” su questo tema.

  2. In realtà non è corretto dire che il fascismo prese il potere con un colpo di stato. Il fascismo prese il potere nel pieno rispetto dello statuto Albertino. Con la marcia su Roma, il re Vittorio Emanuele III, invece che dichiarare lo stato di assedio come aveva chiesto Facta, capo del governo, diede l’incarico di formare un governo a Mussolini. Per cui Mussolini ottenne il potere dalle mani del re, che vide in lui la soluzione alla questione sociale e al biennio rosso, esattamente come la vedevano in lui i liberali e altre forze politiche che si allearono con i fascisti nella prima fase del ventennio. Il fascismo si configura quindi come un movimento autorizzato nel pieno rispetto delle leggi. Il colpo di stato non ci fu mai

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