Salvini e Cicerone: due maestri della persuasione (e della propaganda) a confronto

Che differenza c’è tra l’ars retorica ciceroniana e le adunate oceaniche salviniane ? Quasi nessuna in realtà . Da una parte abbiamo un genio creativo senza eguali e dall’altra un politico discusso , eppure …

1. O capitano, mio capitano

Matteo Salvini è certamente la figura politica più chiacchierata dai tempi del Cavaliere. Sul Capitano si riversano ogni giorni tanti  complimenti ed elogi quanti insulti e commenti derisori. C’è chi lo acclama come ” pater patriae ” e chi lo affossa come ” ministro della malavita “. Non è oggetto del mio articolo trattare la validità dell’una o dell’altra posizione ( anche perché non mi è permesso dal regime esprimere la mia opinione politica ! ). In ogni caso, oppositori o acclamatori, nessuno può negare l’immediata e dirompente forza mediatica di Salvini: egli ha rinnovato ingegnosamente le modalità della propaganda e del contatto con i cittadini  creando una macchina elettorale spaventosamente potente. Se si ascolta un suo discorso, sempre procedendo “sine ira et studio “, non possiamo negare l’oscura forza delle argomentazioni salviniane; il Capitano ha una capacità unica nel semplificare le grandi problematiche, schematizzarle, imbrigliarle in un quadro argomentativo che ci convinca alla fine non solo della sua validità intrinseca ma anche della follia di pensarla diversamente. Da dove deriva questa forza? Perché la retorica di Salvini è così potente? Credo che la classica ” il popolo italiano è ignorante” non basti a giustificare la fortuna e il potere della parola del leader leghista. Forse è meglio rivolgersi ad un maestro più antico.

2. Tempi duri creano uomini forti

Nonostante le accuse di uomo superficiale e incolto l’oratoria e la retorica salviniana presentano vicinanze quasi assurde con le modalità stilistiche ciceroniane. La cosa non ci dovrebbe stupire: Cicerone visse in uno dei periodi più turbolenti della storia di Roma, dominato dalla corruzione, dall’uso incostituzionale della forza militare e dal dilagare del populismo ( nulla che ci riguardi da vicino insomma ). In tale compagine il pater patriae, lungi dall’essere un uomo dell’ideale, sfruttò spesso il potere della parola con modalità che oggi potremmo definire ” volgari “: Cicerone era un vero maestro dell’insulto ( si pensi alla povera Lesbia-Clodia !)  oltre ad essere un consumato conoscitore delle tecniche persuasive. L’uomo di Arpino amava suscitare il pianto e la rabbia dei suoi ascoltatori con modalità che renderebbero Salvini un dilettante smandrappato. Nell’orazione Pro Fonteio ad esempio Cicerone difendeva un tale accusato di corruzione ( sì , lo stesso reato per cui Cicerone aveva accusato Verre ). Per assicurarsi la vittoria egli fece entrare la sorella di lui, una Vergine vestale,  purissima e casta, riscuotendo ovviamente grande impatto sulla folla. La retorica è un’ arte spietata e entrambi i nostri uomini ne sono consapevoli.

Una delle principali caratteristiche dell’arte ciceroniana è la capacità di creare vivacissimi ritratti dell’assistito o dell’avversario: l’avvocato di Arpino prende alcuni aspetti, ne trascura molti altri e crea uno schizzo del proprio interlocutore capace di forzare qualsiasi attacco logico. Lesbia è una ” proterva meretrix “, Verre è ” predonem ” e ” pernice “, Catilina è ” peste ac pernice “. Così Salvini inquadra spesso i suoi avversari, collocandoli in determinati schemi e stereotipi, facilmente attaccabili e riconoscibili: il banchiere, il buonista, il burocrate, l’uomo che porta la cravatta, le formiche rosse dei centri sociali ecc… D’altronde nulla di più studiato: lo stesso Schopenhauer annovera tale tattica tra i suoi 38 consigli ne ” L’arte di ottenere ragione “.      Risultati immagini per cicerone     Risultati immagini per salvini

3. Due maestri dell’elocutio

Ma giungiamo al cuore della questione. Le vicinanze tra Salvini e Cicerone non sono solo ad un livello contenutistico ma, e questo potrebbe sembrare quasi blasfemo, stilistico. Prendiamo in esame il capolavoro retorico di Marco Tullio, le Catilinarie; in particolare il brano che si conosce più di ogni altro: l’incipit ex abrupto .

Nihilne te nocturnum praesidium Palati , nihil urbis vigiliae , nihil timor populi, nihil concursus bonorum omnium, nihil hic munitissimus habendi senatus locus , nihil horum ora voltusque moverunt?

Non ti turbarono per niente il presidio notturno del Palatino, per niente le sentinelle notturne della città, per niente il timore del popolo, per niente l’affluenza di tutti gli onesti, per niente questo protettissimo luogo per tenere la riunione del senato, per niente la bocca e il volto di questi?

Si nota in questo estratto l’uso della tecnica dell’enumerazione, volta a ingigantire la follia del congiuratore. Salvini fa un uso ( per non dire abuso ! ) dell’enumerazione: come dimenticare i suoi classici elenchi di forze dell’ordine ( poliziotti, finanzieri, carabinieri… ) o il più classico ” artigiani, imprenditori, operai …”. L’enumerazione dà sempre l’idea dell’eccesso, del grande, di qualcosa di assolutamente insormontabile.

Quid proxima , quid superiore nocte egeris, ubi fueris, quos convocaveris, quid consilii  ceperis, quem nostrum  ignorare arbitraris ?

Chi di noi ritieni che ignori che cosa hai fatto la notte scorsa, che cosa in quella precedente, dove sei stato, chi hai convocato, quale decisione hai preso?

Abbiamo qui uno splendido esempio di un’incalzante serie di domande, volte a distruggere ogni alibi. Si ricordi che Cicerone aveva pochissime prove concrete: l’aggressività è anche legata alla necessità di evitare una normale conversazione razionale. Questa vibrante requisitoria ricorda molto da vicino quel dibattito tra Matteo Salvini e l’ex ministro Padoan, quando il leader leghista incalzò dicendo ” Quanto costa un litro di latte? E di benzina? Quanto costa una retta di asilo nido? “. La vicinanza è spaventosa.

Consul videt; hic tamen vivit. Vivit ? Immo vero etiam in senatum venit, fit publici consilii particeps, notat et designat oculis ad caedem unum quemque nostrum.

Il console le vede; questo tuttavia vive. Vive? Anzi, viene anche in senato, diventa partecipe delle decisioni pubbliche, annota e designa con gli occhi ognuno di noi per la strage.

Qui siamo di fronte ad uno dei pezzi più geniali. L’oratore mette sarcasticamente in luce quella che egli vuole mostrare come un’evidente contraddizione, una follia inaccettabile. Salvini fa ampio uso anche di questa modalità. Tutti i suoi discorsi sono incernierati attorno ad una questione la cui evidenza pare quasi ovvia nonostante essa non venga riconosciuta obiettivamente: esempio è la modalità con cui viene affrontata la questione relativa alla flat tax o all ‘ immigrazione.

Salvini ha anche un’innata capacità, una ” divina rapidità ” , nel sintetizzare racconti o decisioni prese. Pensiamo per un attimo ad uno dei tanti resoconti delle sue attività, da lui raccontate: “Oggi  ho fatto la tal cosa, sono andato in tal posto, per difendere l’italianità e ho trovato queste persone che hanno detto queste cose e hanno fatto queste altre “. Sintetico, essenziale, incisivo e schematico. Anche Cicerone sfrutta queste tecniche: i suoi racconti, inseriti sempre nel contesto delle orazioni giudiziarie, sono brillanti, efficaci e sintetici. Entrambi gli oratores evidenziano un particolare e ne tralasciano molti di più.

Fuisti igitur apud Laecam illa nocte, Catilina, distribuisti partes Italiae, statuisti, quo quemque proficisci

placeret, delegisti, quos Romae relinqueres, quos tecum educeres, discripsisti urbis partes ad incendia, confirmasti te ipsum

iam esse exiturum, dixisti paulum tibi esse etiam nunc morae, quod ego viverem. Reperti sunt duo equites Romani, qui te ista

cura liberarent et sese illa ipsa nocte paulo ante lucem me in meo lectulo interfecturos [esse] pollicerentur.

Quella notte,o Catilina,tu fosti nella casa di Lece e

spartisti le parti dell’Italia,stabilisti chi e per dove dovesse partire,scegliesti coloro che avresti lasciato a Roma e coloro

che avresti condotto con te,stabilisti le zone di Roma da incendiare,confermasti che tu stesso saresti uscito,dicesti che ti

mancava ancora poco tempo per me di vivere.Furono individuati due cavalieri romani che ti liberassero da questo fastidio e

fossero sollecitati ad uccidermi nel mio letto poco prima dell’alba in quella medesima notte.

Un’intera notte riassunta in quattro righe.

Risultati immagini per salvini vs padoan Risultati immagini per cicerone e catilina

 

4. Actio e spiritus

Magistrale è poi l’uso della mimica e della gestualità. Consigliata da Cicerone nei suoi trattati ( il braccio teso, il petto aperto e solido ), Salvini l’ha modernamente reinterpretata: le mani che si congiungono, gli indici che vanno a lancetta da sinistra a destra.

Ciò che manca al buon Capitano è uno degli aspetti più pregevoli dell’arte ciceroniana: lo spirito. Cicerone fu uomo arguto e ironico, e le sue orazioni sono dominate da un’ingegnosa quanto irresistibile arte della comicità. In Salvini tutto questo non c’è. Sarà che Cicerone era solo il padre della patria, mentre Matteo è un capitano. I capitani non possono ridere. I capitani hanno altro a cui pensare: per esempio salutare le magnolie.

Immagine correlata           Immagine correlata

 Gabriele Cafiero

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: