Qualcosa che hai o che hai perso? La reminiscenza platonica e i ricordi di Joel

Filosofia…

La teoria della reminiscenza platonica ha una collocazione importante nell’alveo delle dottrine innatiste, in particolare, essa esplicita la modalità con cui la nostra conoscenza avviene. Quest’ultima, secondo Platone, non è altro che ricordo di quanto l’essere umano avrebbe esperito prima della sua nascita nel mondo delle idee. Se nel mondo terreno esistono cose che possiamo giudicare belle, anche se diversamente e relativamente, a dir di Platone nell’Iperuranio esiste l’idea assoluta del concetto di bellezza. Le idee sono quindi perfette, immutabili, permanenti e semplici e per questo si differenziano dalle cose che presentano caratteristiche diametralmente opposte. Le idee sono indipendenti dalle cose e sono collocate in un contesto aspaziale e atemporale che è proprio l’Iperuranio. Quanto al rapporto diretto tra cose e idee, le cose sono in un rapporto di mimesi con le idee, in quanto ne rappresentano delle copie imperfette, di metessi poiché le cose a immagine delle idee ne lasciano intravedere un qualche aspetto, e di parusia, nel senso che le idee sono presenti nelle cose e ne costituiscono l’essenza. L’idea di base di Platone, per quanto riguarda la reminiscenza, si fonda sul fatto che quando entriamo a contatto con la realtà sensibile e veniamo a conoscenza delle cose terrene, quest’ultima in realtà non è altro che ricordo di qualcosa che abbiamo sperimentato prima della vita in una dimensione trascendentale, la dimensione dell’Iperuranio. Quando nasciamo e l’anima prende forma terrena, serbiamo dentro di noi, senza esserne a conoscenza, il ricordo di quanto appreso prima della vita stessa. Nell’atto di apprendimento della realtà sensibile, in maniera automatica, quindi, non facciamo altro che richiamare una conoscenza pregressa e sovrasensibile. Due sono le opere in cui Platone espone questo tassello della sua filosofia. Nel Fedone, l’omonimo protagonista, amico di Socrate, mentre attraversa la città di Fliunte incontra dei passanti che gli chiedono di raccontare le ultime ore della vita del suo amico. Fedone riferisce loro un dialogo tra Socrate, Simmia e Cebete: Socrate si dice felice di morire, poiché sicuro di poter far ritorno al mondo delle idee. Qui, l’immortalità dell’anima viene dimostrata da Socrate attraverso varie tesi, tra cui quella della reminiscenza platonica: in particolare spiega che se nella vita terrena ricordiamo qualcosa che abbiamo già vissuto, ciò implica che in un tempo precedente a questa abbiamo appreso ciò che ricordiamo nel mondo sensibile e di conseguenza l’anima deve necessariamente essere presente nel mondo delle idee prima di appartenere al suo involucro mortale. Nel Fedro, invece, si parla di una biga guidata da un auriga, personificazione della ratio. La biga è trainata da una coppia di cavalli, uno bianco e uno nero: quello bianco identifica la parte volitiva dell’anima (il coraggio, la forza di volontà) ed è diretto verso il mondo delle idee, mentre quello nero personifica i desideri carnali e si dirige verso il mondo terreno. I due cavalli sono tenuti per le briglie dall’auriga, il cui scopo è quello di condurre i cavalli verso l’Iperuranio, incoraggiando il cavallo bianco (cioè la parte volitiva) e tenendo a freno quello nero (la parte concupiscibile) al fine di contemplare il mondo delle idee e assorbirne la sapienza, cercando di ritardare il più possibile la caduta nel mondo terreno, per acquisire un maggior numero di idee, e quindi la reincarnazione. L’atto di conoscenza è quindi un richiamo o un ridestarsi di tale saggezza.

memoria e ricordo
Biga alata, particolare

…e letteratura

Abbiamo detto che la teoria della reminiscenza platonica è uno dei primi esempi di innatismo della storia della filosofia: per citarne alcuni, filosofi come Cartesio, Leibniz e Kant, molto posteriori a Platone, sono stati sostenitori di questa teoria. Spostando l’attenzione in campo letterario, Marcel Proust, nella sua opera Alla ricerca del tempo perduto, ci fornisce uno spunto di riflessione circa la correlazione e l’influenza che il tempo presente subisce sulla base delle esperienze passate. Al rientro da una passeggiata, un Marcel adulto, prende una tazza di tè e vi immerge una madeleine: il gusto del biscotto richiama l’autore ad un tempo passato, il periodo della fanciullezza, quando era solito mangiare quel biscotto dalla zia Léonie. Dal momento che nel tempo presente viene richiamato un tempo passato, si può affermare che l’azione di richiamo del passato nel presente corrisponde ad una vera e propria fusione tra la prima e la seconda dimensione temporale. Applicando il concetto di fusione temporale alla teoria della reminiscenza platonica, si potrebbe dire che nel momento in cui l’essere umano viene a conoscenza delle cose sensibili, viene automaticamente richiamata la conoscenza pregressa del mondo delle idee. In tal caso, anziché trattarsi di fusione tra presente e passato (come nell’esempio di Proust), si tratterà di fusione tra metapresente (il contesto della vita terrena) e metapassato (il tempo infinito passato che precede la vita umana e che corrisponde alla dimensione temporale dell’Iperuranio), in un’accezione che presuppone qualcosa di trascendentale e di cui l’esperienza paradigmatica di Proust può essere considerata un sottoinsieme.

Eternal Sunshine Of The Spotless Mind (2004)

Un film del 2004 di Michel Gondry, con protagonisti Jim Carrey e Kate Winslet, la trama di Eternal Sunshine of the Spotless Mind è semplice: Clementine decide di cancellare definitivamente dalla sua memoria ogni ricordo che riguardi Joel, il suo ex fidanzato, con cui ha avuto una relazione di due anni, e quando Joel lo scopre, non riuscendo a sopportare il dolore, decide di rivolgersi alla stessa clinica per sottoporsi al medesimo trattamento. L’intreccio segue due diversi binari, che finiscono però per incrociarsi costantemente durante la narrazione. Da un lato abbiamo la storia d’amore tra Joel e Clementine, durata due anni e finita tragicamente pochi giorni prima di San Valentino, una storia che non ci viene raccontata linearmente, ma attraverso sequenze che non hanno un filo logico, poiché si identificano con i ricordi. Joel rivive i momenti più significativi vissuti con Clementine in una corsa disperata contro il tempo, mentre i tecnici della clinica Lacuna gli stanno cancellando dalla mente ogni ricordo che ha di lei. Durante tutta la sua permanenza in clinica, Joel compie un vero e proprio viaggio nei meandri della sua memoria, sovrapposizione di luoghi, scene, suoni, volti, persino sensazioni di sentimenti tra il reale e il surreale, tra la fantasia onirica e il ricordo della realtà, un perfetto ingranaggio del meccanismo della memoria evocativa. Joel, come ognuno di noi, è il risultato del suo passato, così come l’uomo platonico lo è della sua vita trascendentale, e nulla è comprensibile se non attraverso la sua storia con Clementine. Mary, una delle dipendenti del centro Lacuna, amava ripetere: beati gli smemorati, perché avranno la meglio anche sui loro errori. Ma ben presto (o forse troppo tardi) Joel si rende conto che non è così: tutto ciò che gli resta sono momenti di assoluta autenticità, impronte lasciate sull’anima, momenti eterni e tanto pieni da assaggiare l’infinito, momenti in cui non ha più paura di morire, momenti che, per quanto siano legati alla sfera del terreno, per la carica emotiva di cui sono rivestiti, paiono appartenere ad un’idea perfetta di portata trascendentale.

memoria e ricordo
Eternal Sunshine Of The Spotless Mind

Valeria Parisi

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