Pretty Woman su Rai 1: l’apprendimento osservativo di Bandura spiega la sua popolarità

Pretty Woman porta dopo quasi quarant’anni 3,3 milioni di italiani incollati allo schermo nella prima serata su Rai 1, siamo nostalgici o inguaribili sognatori?

L’amore in uno sguardo. Vivian e Edward sapevano che sarebbero rimasti insieme

Una favola per adulti che non perde il suo fascino dopo molto tempo, riesce ancora a farci sognare il vero amore, il riscatto sociale, le infinite possibilità di vita che possono aprirsi davanti a noi. La storia è ormai nota a tutti eppure non perdiamo occasione per ricordarci come sarebbe bella una vita sulle note di Roy Orbison.

Una favola d’amore per grandi e piccini

Il giovane Richard Gere nei panni dell’opportunista e miliardario Edward Lewis ci mostra come un incontro casuale può sconvolgere la vita. Sull’orlo della strada la bellissima Julia Roberts interpreta Vivian Ward, una prostituta, a cui Edward chiede informazioni. Da qui scoppia la scintilla. La ragazza verrà “ingaggiata” per l’intera settimana con un rinnovo di guardaroba e un particolare ingresso nell’alta società. L’amore è nell’aria e Vivian sta trasformando Edward in un uomo più onesto che le confesserà il suo amore. Una favola ha sempre il suo lieto fine. 

“E cosa accadde dopo che lui salì sulla torre e la salvò?”

Le radici dell’imitazione: nasce un modello da seguire

Fu nel 1969 che si parlò per la prima volta di imitazione grazie allo psicologo A. Bandura che studiò l’interazione tra primati simili. L’ipotesi iniziale riguardava l’apprendimento basato solo sull’osservazione e, oltre ad aver evidenziato attivazioni neurali, ha aperto le porte allo studio del comportamento dei bambini. La situazione sperimentale poneva il bambino di fronte a una situazione in cui un adulto interagiva in modo neutro o aggressivo con una bambola sia dal vivo che su uno schermo. Strano fu notare come i bambini non facevano altro che imitare gli adulti in atteggiamenti e sentimenti. Fondamentale fu la concezione di modello che questi esperimenti riportarono. Più simile è il modello, più siamo tentati all’imitazione.

Oggi siamo noi a scegliere i nostri modelli

In un’era di social network, Instagramer, Blogger e Influencer il minimo che possiamo fare è scegliere i modelli da seguire. È inevitabile per l’uomo seguire i suoi simili e aspirare ad ottenere uguali risultati, per questo imita. Tempestati da modelli giusti, sbagliati, eccentrici, combattivi e non, siamo arrivati in un momento storico in cui non possiamo limitarci ad apprendere da chiunque o finiremmo per perdere la nostra personalità. Scegliere i modelli da seguire è una via per affermare se stessi e Pretty Woman ci propone quel modello vero e sincero che non passa mai di moda. Di 3,3 milioni di italiani una buona percentuale ha deciso di gustarsi questo capolavoro cinematografico per ridefinire il proprio percorso di vita e per ritrovare la sicurezza in se stesso. I restanti hanno deciso di appagare la loro voglia di romanticherie e di non smettere mai di avere speranza nel futuro. 

Contro stereotipi e convenzioni sociali

L’idea comune è che una prostituta sia sporca e senza sentimenti, che non sappia cos’è l’amore a causa di un pregiudizio che alberga sulle famiglie di generazione in generazione. Pretty Woman scardina l’idea di prostituzione legata alla schiavitù e propone una visione di una donna fragile, che fa la prostituta per necessità e che ha bisogno solo di essere amata. Lei trova se stessa e la sua dignità e lui impara a non credere alle apparenze. Vivian porta Edward a riflettere sul fatto che la vera povertà sia la povertà d’animo. Un film che rimarca i valori democratici e della libertà di ognuno. Persone prive di qualcosa che possono e riescono a trovarla, l’amore come emblema e soluzione a tutto. L’importante è iniziare a credere che nulla è perduto.

Ogni favola ha il suo lieto fine

Francesca Morelli

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