Dal locus amoenus in età classica alla scuola di magia e stregoneria di Hogwarts

Filo conduttore della letteratura occidentale è la presenza del locus amoenus, un luogo idealizzato che fa da sfondo alle avventure dei totemici personaggi della nostra cultura. Da centro di piacevolezza estetica diventa, nei romanzi moderni, il sito dove il protagonista trova il proprio benessere psichico. Tra gli esempi più conosciuti la storia di Harry Potter, che trova nel mondo magico amore e amicizia.

                                                                         Troppo spesso lasciamo che i masterpieces della nostra letteratura subiscano il peso dell’indifferenza:
vagliano mondi troppo distanti dal nostro e finiscono per annoiarci.

Eppure, proprio attraverso quelle pagine, il germe dell’antica cultura occidentale ha delineato le forme del sapere moderno.
Basta strizzare a malapena l’occhio per seguire il continuum che intercorre tra passato e presente, come i cavalieri abbiano gettato l’armatura e impugnato giubbotti antiproiettile.

Il Locus Amoenus

Un luogo comune molto ricorrente nelle vicende letterarie è il familiare locus amoenus, in altri termini un posto ideale e piacevole, dove si trascorre una vita serena e spensierata, circondati da un’atmosfera di quiete, a contatto con la natura.
Un’antica tradizione che dal mondo classico abbraccia la storia della letteratura occidentale, trovando validi esempi nelle Bucoliche di Virgilio, ma anche nel Trentesimo canto del Purgatorio dantesco: l’approdo al paradiso terrestre.
Segue Francesco Petrarca intento a poetare la chioma dorata della sua Laura in un luogo lontano dalla corruzione del tempo, laddove scorrono Chiare, fresche et dolci acque. Quindi l’onesta brigata, che fugge dall’incubo della peste e trova rifugio nel contado fiorentino, tra raffinati palazzi trecenteschi, giardini profumati e valli armoniose.
Ogni autore aggiunge dettagli nuovi, esalta il diletto che i protagonisti traggono dai luoghi idealizzati della sua fantasia.

La distanza dal tradizionale luogo incantato

La frenesia della quotidianità e la meccanizzazione del nostro tempo ci portano a sogghignare di fronte a certe rappresentazioni idilliache. Lasciamo le valli incantate agli illusi e ai perdigiorno, preferiamo leggere storie che ci raccontino dei giorni che viviamo, nelle quali possiamo calarci senza troppo arzigogolare.
A noi, che siamo abituati alle colate di cemento delle nostre città e sappiamo addirittura rintracciarne la bellezza, non serve fantasticare una natura incontaminata.
Lo spirito moderno cerca altro, che si trovi sull’orlo di un marciapiede o nel bel mezzo del letto di un fiume; la serenità che noi tutti andiamo cercando consiste nel trovare il nostro posto nel mondo.

Hogwarts: metafora del nostro desiderio di trovare un posto nel mondo

Harry Potter, figlio di due famigerati maghi assassinati dal malvagio Lord Voldemort, cresce nel disamore e nell’ostilità degli zii materni, i quali devono accontentarsi di una comune esistenza da ‘Babbani’.
Il vuoto affettivo della sua famiglia e la solitudine, che lo avevano accompagnato durante la crescita, conducono Harry a ricambiare il disprezzo verso gli zii e ad attendere l’arrivo della maturità per potersene liberare.
Nel giorno del suo undicesimo compleanno, Harry Potter scopre di non essere solo, che qualcuno lo sta aspettando lontano dal sottoscala di ‘Privet Drive 4, little whinging’.
Il ragazzo ha ereditato i poteri dei suoi genitori ed è chiamato a coltivarli nella scuola di magia e stregoneria di Hogwarts. L’entusiasmo della partenza, gli occhi sognanti di un bambino che si catapulta in un mondo letteralmente magico, conducono Harry attraverso l’avventura che determinerà la sua vita. In quel castello troverà i suoi migliori amici, avrà modo di costruirsi una vera e sognata casa, la sua famiglia.
Non è forse questo un locus amoenus?
La vera piacevolezza non sta nella visione armoniosa di una natura incontaminata; ciò che conta è l’equilibrio interiore, il canto della nostra anima che s’avvinghia agli ambienti che la fanno gioire.
Questo romanzo ci insegna che non tutta la magia è irreale. Nel dilettevole contesto di una scuola di stregoneria, il capolavoro di J.K. Rowling resuscita il desiderio di trovare il locus amoenus della nostra esistenza.
Ognuno di noi, a propria misura, somiglia al piccolo Harry confinato nel sottoscala della casa degli zii.
Quel che serve è un ‘dove’ che possa restituirci la libertà di essere chi sentiamo di essere.
Ognuno di noi dovrebbe volere per sé un locus amoenus.
Leonardo Botticelli

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