La pornografia moderna al di là del bene e del male

Il porno, così come oggi è inteso, risulta essere un’invenzione moderna: nonostante  le critiche che suscita in campo etico la pornografia si basa su concetti che meritano un’indagine  approfondita.

Scena erotica in una miniatura medioevale

Porno, quidem totus noster est

La pornografia, come oggi la intendiamo, è un fenomeno tutto moderno. Certo, gli antichi conoscevano il concetto di rappresentazione di scene erotiche e sessuali: dagli affreschi latini nei lupanari alle raffigurazioni scultoree del buddismo tantrico il mondo antico pullulava di immagini che avrebbero potuto suscitare l’eccitazione dell’osservatore. L’idea della pornografia però, intesa come contenuto visivo finalizzato ad indurre esclusivamente l’eccitazione sessuale, è relativamente recente. Se si pensa a Roma ad esempio, esistevano occasioni come i “mimi”, spettacoli dall’evidente contenuto licenzioso, nei quali però la componente eccitativa non prendeva il sopravvento: l’homo latinus, insomma, non andava a teatro  per masturbarsi. Il genere pornografico-erotico nasce prima in letteratura (si pensi a un testo come “Le 120 giornate di Sodoma” del Divin Marchese) e poi si impone in ambito fotografico-cinematografico (come è largamente diffuso oggigiorno). Alla base della pornografia vi è l’idea che l’uomo costruisca con la fantasia situazioni atte a favorire uno stato di eccitazione sessuale, capace poi di indurre un appagamento genitale; proprio il presupposto che bene o male tutti gli individui provino piacere per le stesse cose sta alla base della diffusione massiva della pornografia.Obiettivo dell’articolo non è né quello di indagare le ragioni storico-biologiche del porno né tantomeno quello di denunciarlo pudicamente; l’obiettivo è quello di comprendere per quale motivo determinate categorie e tipologie di porno si impongano sul gusto della moltitudine: per una volta, la causa principale non sarà il fatto che sono marchiati “supreme”.

Scena erotica da uno dei templi sacri di Khajuraho

Il cacciator feroce e la timida pulzella

Alla base di ogni film porno vi è una situazione, un minimo intreccio narrativo drammatizzato capace di suscitare, spesso molto più intensamente delle evidenti immagini sessuali, l’eccitazione del soggetto. Se ci si pensa bene, nessuno sarebbe indotto al piacere da un analitico video di ricezione di un rapporto sessuale: tutto il gusto per la pornografia sta nei meccanismi e nelle modalità con cui il nostro principe e la nostra principessa arrivano a copulare sul talamo nuziale. Altro motivo di piacere è anche il ruolo svolto da ciascun personaggio nella storia: quest’ultimo punto è evidente nei porno basati sulla punizione. In questa tipologia un soggetto (maschio o femmina) dotato di autorità ne punisce un altro (attraverso prestazioni sessuali il più delle volte umilianti) che si trova in uno stato di inferiorità. Il principio psicologico alla base del successo di questa tipologia è abbastanza evidente: la punizione evoca l’idea del dominio e della sottomissione, concetti basilari nell’ambito della sessualità. Il sesso è, a livello inconscio, anche sottomissione del partner. Gli antichi, ad esempio, rifiutavano l’omosessualità maschile non tanto per ragioni morali o religiose bensì in quanto presumeva uno stato di passività, e dunque sottomissione, per un uomo. Se il sesso è concretizzazione inconscia del proprio dominio sul partner il racconto di un uomo che sfrutti la propria superiorità gerarchica per dominare il proprio partner non può non indurre eccitazione. Gli estremi ovvi di questa forma di piacere sono i contenuti pornografici noti come “gang-bang”: in questo caso la figura della donna risulta annichilita dalla superiorità (questa volta numerica) maschile.

Ratto delle Sabine, in una tela di Nicolas Poussin

Edipo Re e le pulsioni inconsce

Un’altra categoria particolarmente diffusa è quella del rapporto tra fratello e sorellastra o figlio e matrigna. In questo caso, il passaggio per l’intermedio “step-brother/sister/mother” cela l’evidente riferimento ad un rapporto incestuoso. L’importanza rivestita dall’incesto nelle pulsioni inconsce è stata egregiamente mostrata da Freud con il concetto di complesso edipico: la prima forma di fantasia sessuale infantile è proprio di natura incestuosa. Un fatto interessante è poi quello antropologico: incesto e cannibalismo sono i tabù della quasi totalità dei gruppi umani conosciuti o storicamente attendibili. D’altronde la relazione sessuale  e il matrimonio nascono con l’obiettivo di favorire uno scambio e un miglioramento del genotipo: evoluzionisticamente e statisticamente parlando il contatto con un gruppo esterno è certamente preferibile. Secondo l’antropologo Claude Levi-Strauss la negazione dell’incesto è il segnale del passaggio da un ipotetico stato selvaggio naturale ad uno civile e storico. Gli incesti poi dominano i racconti mitologici (non serve neanche nominare Zeus) e religiosi (si pensi ad Abramo e Sara, Lot e le figlie, Isacco e Rebecca…). Forse un film porno basato sull’incesto vero e proprio incontrerebbe il rifiuto del nostro Super-Io, ma il ricorso al concetto di “step-mother/sister/brother” permette di liberarsi dalla stretta della condanna morale, attingendo ad una delle fonti più profonde dell’eccitamento sessuale.

Abramo ripudia Agar in una tela del Guercino

Teatri per le profondità

Insomma, i film pornografici mettono in scena, animandoli, gli impulsi e le pulsioni sessuali inconsce: molto numerosi sono infatti i porno di carattere feticistico, che illustrano un panorama di gusti quanto mai vago e colorito. In altri termini i porno non fanno altro che stimolare quell’interesse profondo, appunto inconscio, che abbiamo per determinate situazioni o relazioni. Se Freud fosse nato nel ventunesimo secolo avrebbe, forse, studiato su youporn piuttosto che all’Università di Vienna.

                                                    Gabriele Cafiero

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