Per essere poeta non serve erudizione: il caso clinico di Sacks e Nietzsche

Rebecca, la poetessa incapace di leggere e scrivere

Nell’immaginario comune la parola “poesia” evoca l’idea di un grado di comprensione della realtà superiore a quello a cui normalmente ci è consentito accedere. La poesia è pensata e insegnata a scuola come il prodotto dell’intelligenza superiore di uomini (i poeti) che tramite la parola si sono elevati comprendendo aspetti della realtà che lo sguardo dei comuni mortali non è  in grado di cogliere. Nella nostra cultura il poeta è colui che riesce ad accedere a questo status di superiorità grazie alla propria smisurata erudizione. Pensare ad un poeta incapace di leggere e di scrivere ci risulta impossibile. Oliver Sacks, celebre neurologo e scrittore della seconda metà del 900′, nella famosa raccolta di racconti di casi clinici “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” ci racconta di Rebecca, ragazza con problemi cognitivi molto rilevanti, e del suo rapporto con la poesia.

Per essere poeta non serve erudizione

Sacks racconta che Rebecca, diciannovenne rimasta orfana di entrambi i genitori, viveva con la nonna che la ha portata in clinica perchè si potesse fare chiarezza riguardo i problemi cognitivi profondi che la ragazza presentava. Secondo la nonna Rebecca era rimasta bambinanonostante l’età. La ragazza infatti non era ancora in grado di orientarsi in un luogo a lei familiare, di distinguere la destra dalla sinistra, di leggere, scrivere, fare calcoli e svolgere azioni apparentemente banali come infilarsi una scarpa o aprire una serratura con una chiave. I suoi movimenti erano goffi e scordinati, la sua voce un buffo sibilo e nel complesso appariva come una persona allo stesso tempo ridicola e grottesca. Ma l’aspetto su cui Sacks pone l’accento nel racconto di un caso clinico come tanti altri è la passione per le poesie che la nonna le leggeva. Sembrerà paradossale che una persona incapace di leggere e scrivere potesse apprezzare dei componimenti poetici, ma il paradosso diventa inaccettabile quando questa persona risulta in grado non solo di apprezzare la poesia ma di produrla. Sacks racconta infatti che Rebecca in più circostanze lo stupì utilizzando figure retoriche e immagini simboliche – proprio come fanno i poeti – per descrivere situazioni comuni. Di fronte alle sfide cognitive Rebecca risultava una persona insicura e incapace ma in certe situazioni si esprimeva con una forma poetica che scaturiva in maniera del tutto naturale e che lasciava chiunque esterrefatto.

Questa storia sembra contraddire la concezione che la nostra cultura ha della poesia come forma di genio che deriva da una grande erudizione. Ma allora che cos’è la poesia? E quale rapporto ha questa con la cultura e l’erudizione?

La poesia come innocente menzogna nella filosofia di Nietzsche

Ne “La gaia scienza“, opera composta da aforismi ma che si apre e si chiude con due raccolte di componimenti poetici, Nietzsche sviscera in maniera confusa e frammetata – come del resto tutta la sua opera – la sua concezione dell’arte poetica. Secondo il filosofo tedesco la creazione poetica comporta per il poeta un momento di estraneazione nel quale questo attribuisce alle cose un significato nuovo, ma durante la creazione esso è bugiardo e fanciullo. Il bambino, così come Rebecca secondo la nonna, attribuisce con innocenza  significati nuovi a ciò che lo circonda senza alcuna pretesa di dire il vero. Il poeta – così come l’artista – allo stesso modo crea nuovi significati senza alcuna pretesa di diventare portatore di verità, consapevole del fatto che ciò che crea è finzione. Ma per comprendere meglio questo è necessario cercare di comprendere cosa intenda Nietzsche quando parla di verità.

Per essere poeta non serve erudizione
Friedrich Nietzsche

Secondo Nietzsche non esiste una verità assoluta, bensì solo verità prospettiche, finzioni prodotte dall’uomo con lo scopo di conservare la vita permettendo agli uomini di relazionarsi e vivere insieme migliorando la propria condizione. Per questo Nietzsche colloca le verità della scienza sullo stesso piano delle verità della fede e dei precetti morali che da quest’ultima scaturiscono. L’illuminismo secondo Nietzsche ha smascherato l’inconsistenza dei dogmi della fede religiosa invitando alla fiducia nella ragione e nella scienza, questo perchè il sistema di verità della ragione e della scienza hanno mostrato di essere più “utili” alla vita rispetto a quelle di fede. Ma a differenza del sacerdote e dello scienziato – che vogliono produrre conoscenza con l’arroganza che questa sia tale – il poeta mente in maniera innocente senza pretendere di dire il vero. A partire da questo presupposto appare chiaro come secondo Nietzsche per fare poesia e goderne sia qualcosa che prescinde dall’erudizione del singolo perchè ogni bagaglio culturale vive in una fede nella verità. La poesia nasce libera da questo vincolo così come è libero il bambino che non conosce nulla e proprio per questo attribuisce a quello che lo circonda significati innocenti che nessuno eleverà al rango di verità. Forse anche Nietzsche – così come Oliver Sacks – avrebbe definito Rebecca una poetessa nonostante il sui deficit cognitivi e la sua totale mancanza di erudizione e cultura.

Edoardo Dal Borgo

 

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