Studenti in protesta in 70 città: il governo non si dimentichi dell’istruzione

Studenti in protesta in 70 città: il governo non si dimentichi dell’istruzione

16 Novembre 2018 0 Di Francesco Rossi

Sin dall’inizio del suo operato, il “governo del cambiamento” capitanato dal trio Conte-Di Maio-Salvini non ha avuto vita facile, da un lato a gestire un paese che ha bisogno di risollevarsi dalle politiche degli ultimi anni, mentre dall’altro lato a mantenere le promesse elettorali senza creare un tracollo economico e sociale del paese.

Al fianco di tutto ciò sono innumerevoli le critiche piovute sui capelli sempre composti del vice-presidente del consiglio pentastellato e dell’ultra-discusso capitano dall’animo verde padania. Molte fuoriuscite di Di Maio infatti sono state oggetto dell’ironia della popolazione ma anche di altri politici e giornalisti. Classe, quest’ultima, con cui recentemente sembra essere stata ingaggiata una guerra per la verità.

Le dichiarazioni di Salvini poi hanno tenuto testa al suo compagno di governo per quanto riguarda il tasso di polemica contenuto in esse, considerando anche come molti esponenti del partito leghista abbiano contribuito ad alimentare la nuvola plumbea di critiche nel cielo italiano in virtù di una mentalità tradizionalista, Fontana su tutti.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Il governo del cambiamento ora sembra aver alimentato lo scontento anche di quella fetta forse più agitata della nostra società, ovvero gli studenti, che dal liceo all’università si sono visti forse costretti a far sentire la propria presenza e la propria voce, anche in maniera fin troppo esplicita e violenta.

Tra le giornate di oggi e domani infatti studenti da tutta italia hanno occupato e occuperanno le piazze di 70 città italiane. Da Milano fino a Cagliari e per terminare con Messina, le strade sono oggi state invase da una marea inarrestabile di studenti pronti a minare la sicurezza dell’agire giallo-verde del governo democraticamente eletto.

Milano la situazione è “politicamente sfuggita di mano”, visti gli atti di vandalismo di alcuni gruppi. Un negozio del noto brand Zara è stato preso d’assalto con delle uova, una ricevitoria è stata attaccata a colpi di vernice e la polizia in divisa antisommossa che stazionava davanti al consolato degli Stati Uniti, punto cruciale della marcia degli studenti di oggi, è stata bersagliata con uova e petardi.

La protesta nel capoluogo lombardo era inoltre stata anticipata da un gruppo di studenti che negli scorsi giorni avevano depositato delle macerie davanti al Provveditorato agli studi, simboleggiando le condizioni precarie degli edifici scolastici italiani, e che avevano appeso dei poster contro il ministro Salvini.

Al fianco di tutto ciò lo scontento del popolo studentesco si è manifestato anche nel fumo prodotto dalle bandiere rappresentanti i simboli del partito leghista e del Movimento 5 Stelle, che sono state date alle fiamme dalla folla manifestante.

A riguardo non è mancata la risposta del diretto interessato, Matteo Salvini, forse il più attaccato all’interno della protesta, che ha fatto notare come il fuoco in questi casi non sia la soluzione più appropriata, ribadendo la propria sicurezza nelle sue politiche.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Padova la protesta invece si è sviluppata attraverso l’occupazione della sede della facoltà di Scienze Politiche, in modo da poter mandare un messaggio chiaro. A Roma gli studenti hanno indossato delle maschere di Dalì durante la protesta, vista la voce che ha unito tutte le manifestazioni di quest’oggi, ovvero l’invito diretto al governo a “togliersi la maschera”, dirigendo la manifestazione verso la sede di Trastevere del Miur, organo responsabile della gestione del sistema scolastico e accademico. A Napoli il governo è stato contestato attraverso il nomignolo “governo del manganello”, a ricordare gli atti di violenza della polizia contro i manifestanti, con gli studenti che si sono dipinti le mani di rosso per ricordare il sangue.

Le motivazioni di simili tafferugli devono essere cercate nello scontento a cui le politiche del governo in merito all’istruzione hanno portato. Il popolo studentesco infatti ha richiesto a gran voce lo stop ai tagli dei finanziamenti per le scuole invitando, al contrario, il governo a investire maggiori fondi nell’educazione e nella cultura, additando anche le condizioni fatiscenti di moltissime strutture scolastiche lungo tutto il territorio italiano.

Oggetto di protesta è stato anche il superamento dell’alternanza scuola-lavoro, che non ha portato alcun beneficio agli studenti ma solamente allo stesso Miur. A queste tematiche poi vanno aggiunte anche le questioni del numero chiuso delle facoltà universitarie (medicina su tutte), delle borse di studio, di cui molti studenti si sono visti privati per mancanze di fondi, e delle promesse mai mantenute del governo, che sembra aver “giocato” fin troppo a lungo con il futuro delle generazioni più giovani.

Le motivazioni di una protesta così vasta e così capillare sul suolo italiano in effetti sembrano essere sensate. Investire sull’istruzione e sulla cultura di un paese risulta essere uno dei modi principali per riuscire a garantire a se stessi e alla popolazione a cui si è associati un futuro florido. Se è vero che il tempo va solo avanti e mai indietro, che il fumo esce dalla sigaretta senza mai rientrarci, allora è necessario vedere l’istruzione come una parte fondamentale della società in quanto espressione presente del futuro verso cui siamo inesorabilmente diretti.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

In questo senso è infatti necessario guardare al futuro dell’Italia, e nel nostro contesto guardare al futuro significa portare la propria attenzione sulle voci e sui volti delle migliaia di studenti che si sentono abbandonati in un paese che saranno costretti a guidare nei prossimi decenni, in quanto la consapevolezza di un popolo non si ottiene solamente con la speranza e le promesse.

Come il fumo della sigaretta, tuttavia, a non rientrare da dove è venuto è anche il fumo proveniente dai roghi delle bandiere politiche del governo e, in precedenza, dei fantocci dei vicepresidenti del consiglio di qualche tempo fa. La violenza da un lato potrebbe essere anche un sintomo evidente di esasperazione davanti a una situazione immodificabile, ma con il ricorso a un simile metodo di protesta ciò che avviene è l’annullamento della politica e la sua cancellazione, ovvero la disgregazione di un popolo dal fine che tutti quanti ci si era proposti attraverso la creazione di una società.

Il governo attuale è un governo che, senza bisogno di alcuna indagine, è stato evidentemente eletto su base democratica, ascoltando quello che la maggior parte della popolazione aveva da dire e desiderava per il proprio paese. Il malcontento è qualcosa di inevitabile, al contrario degli atti fisicamente e ideologicamente violenti, che non dovrebbero far parte di un discorso attivo di protesta con il governo vigente, nella direzione di un contrasto politico sempre più efficace per la crescita dell’una e dell’altra parte. In questo modo, l’ascolto del destinatario del messaggio di protesta potrebbe venire a mancare a priori.

Giovanni Ciceri