Apologia dell’ignoranza: Salvini contro il valore legale della laurea, la cultura come strumento di opposizione

Ha fatto molto discutere la proposta del Ministro dell’interno Matteo Salvini del 12 novembre 2018: l’abolizione del valore legale del titolo di studio. Bussetti, ministro dell’istruzione, ha immediatamente dichiarato che questa non rientra nei programmi prossimi del governo. L’occasione si offre succulenta per analizzare il rapporto dei politici in generale, e del vicepremier in particolare, con il mondo dell’istruzione, della cultura, dell’università che proprio quest’ultimo ha appellato come bacino elettorale.

L’abolizione del valor legale del titolo di studio è uno dei cavalli di battaglia della Lega sin dai tempi in cui era ancora Lega Nord. Le motivazioni erano legate ad una presunta differenza di valutazione del percorso scolastico tra le università del Nord e quelle del Sud Italia. Secondo Salvini e compari, infatti, nel meridione è molto più facile accedere ad un titolo di studio e conseguire una laurea a pieni voti. La tematica, molto attuale, si inserisce nel tradizionale schema dell’Italia divisa a metà.

Istruzione tra Nord e Sud: l’Italia si divide

Il Fatto Quotidiano già nel 2016 denunciava il fatto che gli alunni del Mezzogiorno ottenevano più 100 e lode al voto di maturità, ma risultavano peggiori nelle prove invalsi. Lo stesso è stato detto miliardi di volte per il mondo universitario. Il problema di base è il fatto che viene sempre fatta di tutta l’erba un fascio: il fatto che forse, effettivamente, dati alla mano, conseguire ottimi voti al Sud sia più immediato che al Nord, non implica certo che gli studenti di quell’ambiente siano meno meritevoli di quelli degli atenei di Milano, Trento, Torino e così via.

Fonte: Neos magazine

L’idea alla base della proposta di Salvini non può trovarci in disaccordo sulla volontà di creare un livello di equità  di attribuzione del punteggio che ora effettivamente manca nelle università italiane. Ma la soluzione non può e non deve essere trovata l’abolizione del valore della laurea perchè attraverso questo sistema si andrebbero a creare università di serie A ed università di serie B ed il divario tra Nord e Sud, tra atenei pubblici e privati, tra infrastrutture e possibilità degli uni e degli altri crescerebbe anzichè diminuire. Senza contare l’indignazione che è già nata e nascerebbe a maggior ragione con la concreta realizzazione della proposta negli studenti universitari che ogni mattina si svegliano, magari all’alba, magari portando avanti un lavoro scomodo nel mentre, magari studiando con impegno e passione per poi vedere il traguardo del loro percorso di studi vanificarsi all’orizzonte. D’altronde Salvini, che una laurea non ce l’ha, non lo può capire.

Università ed ex ducere: la cultura può cambiare il mondo

Le universitas, nate nel medioevo come luogo d’incontro delle menti più brillanti e degli intellettuali più all’avanguardia, sono da sempre alcuni tra i più grandi epicentri di diffusione di idee politiche  e non solo. Uno egli esempi più ecclatanti e vivi nella memoria di un paio di generazioni antecedenti alle nostre è la rivoluzione del 1968: il movimento che ha innescato un profondo cambiamento nella società, che ha cambiato la storia ed il suo corso ed è partito e passato per le università. La cultura può cambiare il mondo, e chi non ne è consapevole sottovaluta incredibilmente il potere delle pagine che giorno dopo giorno universitari e non solo si fanno scorrere tra le dita.

L’obiettivo dell’università e ella scuola in generale, a volte riuscito, altre meno, è quello di educare: ex ducere, tirare fuori. I giovani non sono meri contenitori da riempire con fiumi di parole e nozioni, sono possibilità da fare fiorire, da stimolare, da lasciar crescere. Questo sfugge oggi agli occhi di Salvini e Di Maio e a tutti i portavoce dei  populismi diffusi in Europa: non ci potete riempire con le vostre idee pronte e confezionate e diffuse a suon di hashtag su twitter. La cultura è il più grande nemico del qualunquismo, del luogo comune, del pregiudizio e Salvini questo lo sa.

Definizione di sè in contrapposizione con l’alterità: la strategia di Salvini

Fonte: Il giornale

A Salvini bisogna riconoscere una grande intelligenza nell’adottare strategie di unione della comunità legate allo stringersi tra simili, riconoscersi, creare un nucleo in opposizione ad una presunta alterità. Lo facevano gli antichi greci che, pur non riconoscendosi come unico popolo, ma legati alla singola polis di appartenenza, si sono creati un’identità comune e collettiva per contrapposizione  con il barbaro. Il meccanismo bene o male è lo stesso, ma che senso ha nel 2018? La globalizzazione ha fatto sì che si creasse una società multiculturale, fluida sotto ogni punto di vista come sosteneva il grande Bauman. Non si può più parlare di noi e loro: sono categorie superate, obsolete.

La cultura come strumento di opposizione: Salvini la teme?

Un popolo ignorante è più facile da governare, non è una novità. Ecco perchè quando poche settimane fa è trapelata la notizia del ricercatore che ha accoltellato il collega che gli spoilerava il finale dei suoi amati libri gialli, Salvini ha ben pensato di farci un tweet ironico sostituendo ai gialli le serie TV. E’ una piccolezza, una banalità, ma è un forte indice della sua politica di condizionamento: perchè leggere quando puoi startene sul divano a fruire prodotti già confezionati, con cui non ti devi nemmeno sforzare di andare a fondo? Salvini di libri ne legge, eccome, ma per l’uomo della ruspa è più comodo quel gregge che chiama popolo, considerando i suoi sostenitori e non solo, come un ammasso indistinto di individui che pensano, agiscono, parlano in modo uguale. Non esiste più il popolo in questa accezione, forse non è mai esistito. Ci sono solo persone, e sono tante, e sono diverse.

Fonte: Il sole 24 ore

Per ora possiamo sentirci al sicuro, la proposta di Salvini non dovrebbe andare in porto. Se così fosse, in futuro remoto, le nostre uniche armi potrebbero essere quelle di cui già disponiamo: i libri, la cultura, la possibilità e il dovere e diritto di contestazione, di opposizione e di schieramento contro la politica del qualunquismo e della disinformazione. Abbiamo davanti agli occhi tutto ciò che serve per diventare pensatori critici all’interno di una realtà sempre più preoccupante: impariamo a servircene.

Sapere aude: abbi il coraggio di servirti della tua intelligenza. (Immanuel Kant)

 di Maria Letizia Morotti

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