Medea: la prima femminista della storia, secondo l’anime Fate Stay Night Unlimited Blade Works

Tutti, almeno una volta, hanno sentito parlare degli Argonauti e del Vello d’Oro. La leggenda degli eroi della generazione precedente a quelli della guerra di Troia cantata da Omero è discretamente famosa e trattata da più autori, primo tra tutti Apollonio Rodio. Di quella impresa, o racconto di formazione, come fa notare Andrea Marcolongo nel libro “La Misura Eroica” è curioso notare che vi prendono parte pure i padri dei ben più famosi Ulisse e Achille, per esempio. Un dettaglio importante, spesso trascurato, è da notare: questi baldi giovani, infatti, si impossessarono del vello grazie ad una donna, dalla storia e dalla mitologia spesso trascurata: Medea.

 

La figura di questa “strega”, come viene spesso chiamata, è trattata da una visual novel, poi anime, giapponese, Fate Stay Night, in una luce molto originale e moderna, facendoci notare la forza e la modernità di questo personaggio. Attualmente è possibile godersi l’opera in streaming su VVVVID.

Andando con ordine è però necessario sapere cosa ci dicono gli autori antichi di questa donna.

La storia di Medea

Abbiamo più versioni del mito di Medea e perfino le sue origini sono un po’ discordanti: nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, il primo ad aver messo per iscritto – almeno tra le opere attualmente conosciute – la storia degli Argonauti la definisce come la nipote di Elio e della maga Circe. Secondo Diodoro Siculo, invece, Elio ebbe due figli, Perse e Eeta. La figlia di Perse, Ecate, uccise il padre e si unì allo zio da cui ebbe tre figli: Circe, Medea e Egialeo. Una cosa è certa: Medea era la figlia di Eeta, re della Colchide, e aveva almeno un fratello (questa cosa tornerà utile più avanti).

Della prima parte del mito le fonti sono generalmente concordi nel finale. Nell’intermezzo si seguirà la versione di Apollonio Rodio. La storia è questa: Giasone si presenta al cospetto del re il quale gli impone delle prove dalle quali quasi sicuramente non ne uscirà vivo. Medea, anche se ancora ragazzina, si innamora di questo ragazzo. Decide, dopo un enorme tormento interiore, di aiutarlo. Decide di diventare donna. Prepara così un φάρμακον (phàrmakon, cioè pozione o medicamento) in modo da permettergli di superare le prove e infine sconfiggere il drago che custodisce il vello d’oro. In alcune versioni del mito, Giasone prende il vello e, per permettere agli Argonauti di scappare, Medea uccide e fa a pezzi il fratello, disperdendone le membra. Così Eeta è costretto a cercare tutti i brandelli e lei può scappare con gli Argonauti.

Medea e Giasone tornano a Jolco, ma lì Pelia, il re, si rimangia la parola data al giovane eroe: designarlo come successore. Così con uno stratagemma Medea lo fa uccidere. Il figlio di Pelia, Acasto, bandisce dalla città i due che si rifugiano a Corinto.

Del periodo di Corinto ci sono molte versioni diverse ma in tutte Giasone abbandona Medea, che non accetta di essere usata come un oggetto, per poi essere buttata. Quindi si adopera in stratagemmi e sotterfugi per uccidere le concorrenti. Secondo Euripide è comunque costretta a fuggire, sposa Egeo ma anche da lui è costretta a fuggire e alla fine torna a casa. Secondo Ovidio Medea va sul carro del sole e diventa una vera e propria strega.

Medea, “Caster”, in Fate Stay Night

La visual novel, e anime, ipotizza un mondo identico a quello reale ma alcune persone possiedono dei poteri magici, che nascondono alla società. In tutto ciò dei maghi della città di Fuyuki sono riusciti ad evocare un oggetto chiamato Grail in grado di evocare spiriti eroici del passato per farli combattare. Il mago, detto master che vince, può esaudire un desiderio insieme allo spirito eroico evocato. Medea viene evocata nella classe “Caster” quella del mago e fin da subito non ha vita facile. Fin dalle prime battute le cose vanno molto male, soprattutto perché il mago che l’ha evocata è spaventato dall’incredibile abilità di lei. Per questo la maltratta. Lei riesce a liberarsi dal contratto grazie alla sua “arma nobile”, “rule breaker”, cristallizzazione della sua leggenda costellata di sotterfugi e tradimenti, e scappa. Viene trovata da un ex assassino decaduto, che ormai è insegnante di filosofia alle superiori. Lui, essendo completamente vuoto e freddo la accoglie, le crede e accetta di essere la sua ancora, dato che lei necessita di qualcuno per restare nel mondo. Inizia così a costruire il suo territorio e inizia a giocare le sue solite carte per vincere.

 

 

 

 

 

Da questo punto in poi la storia si divide in tre percorsi a seconda delle scelte del giocatore. Quello in cui Medea è più importante si chiama “Unlimited Blade Works”. In questa “route” viene quindi costantemente contrastata, nonché disprezzata dai protagonisti, finché non riesce a controllare l’eroe di classe Saber (spadaccino) e quello di classe Archer (arciere). Infine viene tradita proprio da Archer che tenta di colpire il suo master (di cui si è perdutamente innamorata). Lei si mette in mezzo in modo da fargli da scudo e scompare. Infine lui cerca di portare a termine il desiderio di Medea ma viene rapidamente ucciso.

Medea come femminista vittima degli uomini

Alla luce dei racconti è possibile notare e leggere la storia di Medea come un continuo tentativo di stare bene ed essere amata. Infatti, il suo master ad un certo punto parlando con Archer di Medea dice che lei vorrebbe solo tornare a casa. Per tornare a casa, alla luce delle varie versioni del mito potrebbe semplicemente significare “tornare in un luogo in cui essere amata”. È interessante notare come le sue ultime parole (per chi conosce l’inglese propongo il link di un video su YouTube della scena https://www.youtube.com/watch?v=3k6Iv_7liXk) siano “it is a pity, though, i had finally found my wish” (tuttavia è un peccato, ho finalmente trovato il mio desiderio), che sarebbe un uomo che semplicemente non la tratti come un oggetto.

Ripensando a tutti i gesti da lei compiuti, infatti, c’è solo voglia di essere indipendente e al tempo stesso amata. Tradisce il padre per seguire l’uomo che ama, segue Giasone e cerca di proteggere sé stessa e i suoi figli completamente da sola quando lui l’abbandona. Infine, come in un contrappasso, nella sua vicenda all’interno dell’anime continua a far paura, a essere chiamata strega, quando il termine greco con cui è descritta è “φάρμακος” (phàrmakos, cioè guaritore, mago). In effetti il suo primo ruolo è stato quello di guaritrice, permettendo a Giasone di superare le sfide. C’è solo un uomo che la rispetta: il suo master, il professor Kuzuki. Nella sua freddezza è l’unico che si cura di lei, della sua salute e che non la usa come un oggetto. Lui è l’unica persona che la tratta da essere umano.

Ultima annotazione. In tutto il viaggio di ritorno nelle “Argonautiche” vengono incontrate solo donne, fatta eccezione di Alcinoo. Medea, a differenza dell’Iliade e dell’Odissea, è l’unica donna protagonista del poema, citando Andrea Marcolongo ne “La Misura Eroica”:

“Medea, che delle donne di Omero è la sintesi, il prologo e l’epilogo. L’indizio, la traccia, il tutto.”

La scrittrice conclude dicendo che “Medea rappresenta tutte le donne che abitano in noi. Figlie, madri, mogli, amanti, seduttrici, amiche, dal giorno in cui siamo venute al mondo, femmine.”