Falcone, Borsellino e storie di altri eroi: ecco gli omicidi politici più sconvolgenti della storia

Gli omicidi di Falcone e Borsellino, ottimo esempio di cosa sia un omicidio politico.

Cosa accomuna Matteotti e Kennedy? Cosa invece Francesco Ferdinando e Aldo Moro? Il loro tragico e ingiusto destino.

Magistrati-eroi

Se si parla di lotta alla mafia tutti pensiamo in particolare a due persone: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La loro vita termina, purtroppo, fra maggio e luglio del 1992, un periodo buio per l’Italia e le sue istituzioni, fra cui il neo-eletto Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro.

Il loro destino li avvicina sin da piccoli, infatti i due futuri magistrati nascono entrambi a Palermo, nello stesso quartiere. L’adolescenza li vede ancora legati. Frequentano il liceo classico e in seguito gli studi di giurisprudenza ( anche se Giovanni entrò all’Accademia militare di Livorno, ma decise di non proseguire). I primi anni lavorativi seguono due strade differenti, che però si ricongiungeranno negli anni Ottanta. Falcone, chiamato nel pool antimafia di Palermo suggerì come collega proprio il nome dell’amico d’infanzia Paolo Borsellino.

La squadra lavora molto bene, fino ad ottenere un’importantissima confessione da parte di Tommaso Buscetta che decise di collaborare, ma voleva parlare solo con Falcone. Lo stesso magistrato affermerà che ” Prima di lui non avevamo che un’idea superficiale del fenomeno mafioso. Ci ha dato una visione globale del fenomeno“. Totò Riina, sconfitto al maxi-processo si vendicò organizzando la terribile strage di Capaci dove persero la vita Falcone, sua moglie Francesca e tre uomini della scorta. Il 19 luglio lo stesso tragico destinò toccò anche a Paolo Borsellino.

Giacomo Matteotti

Quando ha vinto Golia

I due omicidi citati in precedenza rientrano nel grande pentolone degli omicidi politici. Questo genere di assassinio può arrivare, ad esempio, quando ci si schiera contro qualcuno di troppo forte da essere sconfitto da solo. E’ stato il caso di Falcone e di Borsellino, ma anche di Giacomo Matteotti e di Kennedy.

Il 6 aprile 1924 si svolsero le elezioni politiche in Italia. La legge elettorale aveva fissato l’asticella della vittoria al 25% e per raggiungere tale traguardo i fascisti decisero di fare uso di violenza e intimidazioni. La gente lo sapeva, ma l’unico che parlò fu proprio il leader del Partito socialista unificato (PSU), Matteotti. Tenne un celebre discorso il 30 maggio durante il quale denunciò i brogli delle elezioni, decretando così il suo rapimento e la sua morte (avvenuta il 10 giugno). L’episodio acquisisce valore considerando che l’opposizione si ritirò sull’Aventino per spingere il re a punire Mussolini, ma esitò, dando inizio alla dittatura.

Del presidente americano Kennedy si sa che governò molto giovane, che non era un marito fedele e che morì per un colpo di un cecchino mentre si trovava sull’auto. Per capire il motivo di questo omicidio bisogna guardare alla strada politica percorsa da J.F.K. Tralasciando la questione estera ( invasione di Cuba e guerra del Vietnam), si mise in mostra per la sua idea progressista riguardante gli afroamericani del Sud. Scatenò contro di sé le opposizioni conservatrici, in particolar modo quelle più estremiste. Convinto di poter battere i suoi avversari decise di recarsi a Dallas, in Texas, lì dove i Conservatori andavano forte. Fu questo il suo ultimo viaggio.

Nel posto sbagliato al momento sbagliato

Gli omicidi politici possono avere un’altra sfumatura. La vittima non fa la guerra a nessuno, ma viene scelta come bersaglio perché ha un ruolo importantissimo nella società. Il primo esempio è l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono asburgico. La questione geopolitica dell’Est Europa è sempre stata confusa e mal gestita, ma certamente non era colpa di un giovane erede al trono. L’assassinio, per mano di uno studente bosniaco, aveva lo scopo di scuotere lo Stato, ma causò la Prima Guerra Mondiale.

La seconda vittima è molto più vicina a noi per spazio e tempo. Si tratta di Aldo Moro. Il corpo del presidente della DC venne ritrovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa, dopo che le Brigate Rosse, un movimento di estrema sinistra, lo tennero in prigionia per più di cinquanta giorni. Sono gli anni del terrorismo e del compromesso storico, un patto che avrebbe visto governare democristiani e comunisti, un accordo che evidentemente non piaceva a certa gente. Il caso Moro fu solo il più celebre di vari altri rapimenti fatti per indebolire lo Stato e le istituzioni.

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