Conosci il Disturbo Bipolare? Lo racconta Alda Merini attraverso le sue poesie

Quando nascere nell’epoca sbagliata significa essere considerati pazzi piuttosto che bisognosi di aiuto.

 

Alda Giuseppina Angela Merini nasce il 21 marzo 1931 a Milano. Bene, direi che le notizie biografiche a carattere nozionistico possono tranquillamente terminare qui, perchè ai fini della trattazione in ambito psicologico sono rilevanti nella misura in cui ci danno informazioni riguardo la relazione tra la sua vita e il tema della pazzia. Questi due aspetti contrastanti caratterizzano la sua scrittura ed è proprio quest’ultima a parlarcene in via diretta.Vediamo di esplorare il suo abisso.

“Nelle malattie mentali la parte primitiva del nostro essere, la parte strisciante, preistorica, viene a galla e così ci troviamo a essere rettili, mammiferi, pesci, ma non più esseri umani. Così la mia bellezza si era inghirlandata di follia, ed ora ero Ofelia, perennemente innamorata del vuoto e del silenzio, Ofelia bella che amava e rifiutava Amleto”

Il luogo ideale per contrarre una patologia: la famiglia!

Costretta ad una situazione familiare ambivalente, non sorprende il fatto che in lei si sia manifestata una forma di bipolarismo patologico; da un lato un padre affettuoso, gentile, colto che la introduce al mondo delle lettere facendola sedere sulle sue ginocchia e sfogliando insieme a lei il vocabolario della lingua italiana, dall’altro una madre distaccata e austera che mira ad addestrare la figlia a quello che dovrà essere il suo ruolo esclusivo di moglie e madre.  Alda, fin dalle prime crisi interiori, non viene mai capita fino in fondo, tanto che i suoi sintomi vengono scambiati per patologie organiche e come tali combattuti a suon di farmaci e vitamine. Tuttavia in lei permane l’istinto alla ribellione, l’incapacità di rassegnarsi anche quando nel 1947 le verrà diagnosticato un disturbo bipolare, che lei definirà le prime ombre della sua mente.

Il disturbo bipolare e la personalità Borderline: separati alla nascita

“Disturbo Bipolare”. Artista : Shawn Coss

Un errore piuttosto frequente è quello di considerare questi due disturbi come molto simili o, peggio ancora, come modi per definire gli stessi sintomi. Ebbene, NO, non sono la stessa cosa. C’è un motivo per cui si chiamano diversamente e sebbene presentino, per l’appunto, sintomatologie tra loro sovrapponibili, vengono anche classificati in maniera diversa nel DSM-V (il Manuale Diagnostico e Statistico del Disturbi Mentali ). Perchè?

Dunque, il Disturbo Borderline appartiene alla famiglia dei Disturbi di personalità, è un problema definito personologico, ha quindi origine e prende significato dalla prima età adulta. Il profilo clinico prevede instabilità nelle relazioni, nell’immagine di sè e nell’umore.

Il DSM-V  riserva, invece, al Disturbo Bipolare un capitolo che trova posto tra la sezione sui disturbi depressivi e quella sui disturbi dello spettro psicotico. Il Bipolarismo ha cadenza saltuaria e la sintomatologia, per quanto acuta, non fa parte del vissuto dell’individuo ma necessita di un fattore scatenante, emotivamente significativo. Per completezza, rendo noto che il Disturbo Bipolare segue una diagnosi diversa a seconda se si tratti del tipo I, del tipo II, di ciclotimia o di disturbo derivante da sostanze.

La presenza di episodi maniacali o depressivi è una discriminante diagnostica importante: si parla di bipolarismo a causa della patologica oscillazione da un estremo all’altro. Gli episodi maniacali includono logorrea, senso di grandiosità, agitazione psicomotoria o eccessiva sventatezza nel partecipare ad attività che una persona ‘normale’ riterrebbe rischiose. Dal lato opposto, le fasi depressive presentano senso di colpa, angoscia, sensazione di vuoto interiore ed emotivo, con eventuali ripercussioni somatiche.

La cura ieri e oggi : dal Manicomio alla Cognitive-Behaviour Therapy

 “Debbono essere custodite e curate nei manicomi le persone affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé e agli altri o riescano di pubblico scandalo e non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché dai manicomi”.                                                                                                                                                            -Disposizioni sui manicomi e sugli alienati, Legge n°36, 1904

La permanenza di Alda Merini in manicomio durò dal 1962 al 1972 e non dobbiamo immaginare che quelle strutture, in cui finivano  tutti quelli che venivano considerati rifiuti della società, fossero anche lontanamente simili ai moderni Centri di Salute Mentale. La vita lì per Alda significava lontananza da una famiglia della quale desiderava ardentemente sentire la vicinanza, ma che invece aveva preferito imprigionarla in quello che lei stessa definirà un labirinto dal quale avrà difficoltà ad uscire. Sebbene reclusa, Alda continua a preservare il suo senso di ribellione e a mantenere salda in lei la convinzione di non essere pazza. Il suo atteggiamento indomito incoraggia i medici a trattarla con  la Terapia Elettroconvulsionante, comunemente nota come elettroshock ; l'(ab)uso di questa pratica lascerà una profonda cicatrice nella memoria di Alda.

La Legge Basaglia del 13 Maggio 1978 sancisce la chiusura dei manicomi riformandoli in Istituti Psichiatrici. E’ bene notare che non si tratta poi di un’epoca così distante come del resto non distano anni luce gli studi che hanno comportato notevoli traguardi nella psicologia moderna; proprio questi hanno permesso di affiancare trattamenti di tipo farmacologico alle cure di psicoterapia pura. Nello specifico, per il Disturbo Bipolare si può agire a livello farmacologico sulla riequilibrazione emotiva somministrando stabilizzatori dell’umore e psicofarmaci atipici. Tuttavia il metodo d’azione più affidabile rimane la Terapia Cognitivo-comportamentale(CBT) la quale assume che sia la valutazione cognitiva del paziente ad instaurare una specie di circolo vizioso; dai pensieri si generano emozioni e poi comportamenti che rinforzano -cioè confermano, sostengono – i concetti di partenza, positivi o negativi che siano. La CBT si propone di riconoscere e rompere eventuali schemi mentali disfunzionali e quindi sostituirli con altri più consoni al benessere del paziente.

Non credo serva paragonare questi due approcci radicalmente diversi. Da un lato il paziente è un qualcosa di difettato e pericoloso, dall’altro viene considerato come un essere umano ma in difficoltà. Soffrire significa subire, sopportare; portare nel cuore e nella mente un fardello che non si desidera e non si può scegliere se avere o meno. Alda non era un mostro e come lei tutti quelli che soffrono di patologie mentali; la sua mente era il suo tesoro più grande,come ci raccontano le sue parole, prove tangibili della complessa meraviglia racchiusa in lei.

 

 

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