Difendersi con la semantica: la strategia di Matteo Salvini e Giovanni Boccaccio

Come il buon uso delle parole possa essere considerato un’arma fondamentale nella difesa. 

(noisiamofuturo.it)

Semantica: Ramo della linguistica che studia il significato degli enunciati di una lingua o di un dialetto, come rapporto tra il significante e il significato di ciascun elemento e come relazioni reciproche tra i varî significati di una determinata fase cronologica. Questa la definizione che ci viene fornita dal vocabolario Treccani di questo particolare ramo della linguistica, tuttavia non sempre le parole vengono usate o riconosciute per quello che è il loro vero significato…

L’accusa contro Matteo Salvini

È stata rimandata al 5 Novembre, per questioni preliminari, e poi al 10 Dicembre la causa che ha come protagonista il ministro dell’interno e vicepremier Matteo Salvini, accusato di vilipendio all’ordine giudiziario per frasi contro la magistratura pronunciate nel 2016.

Il processo è in corso presso il tribunale di Torino e si riferisce agli sviluppi di un’inchiesta della procura di Genova, nota come ‘Rimborsopoli’, in occasione della quale il ministro aveva detto: “difenderò qualunque leghista venga indagato da quella schifezza che è la magistratura”.

Claudia Eccher, avvocato di Salvini, sembra intenzionata a portare in tribunale, fra i numerosi testimoni che saranno chiamati in aula, anche un docente universitario di lettere che, avvalendosi della semantica, dovrà dimostrare la natura inoffensiva della frase pronunciata dal vicepremier giocando appunto sul significato della parola “schifezza”.

L’identità del docente è ancora segreta ma l’importanza della semantica e del buon uso delle parole è un problema antico come la lingua e il suo uso in termini di difesa fu portato avanti anche da Giovanni Boccaccio.

(lavoroediritti.com)

Giovanni Boccaccio e la novelle delle papere

Nell’introduzione alla quarta giornata Giovanni Boccaccio rompe la finzione narrativa e prende la parola difendendosi, qui, dalle accuse che erano giunte alla sua opera. 

Le novelle del Boccaccio avevano infatti iniziato a circolare prima della pubblicazione definitiva.

Le accuse rivolte all’opera riguardavano sopratutto il carattere eccessivamente licenzioso dei racconti e la scelta di una materia che, a detta degli accusatori, mal si adattava all’alto ingegno del Boccaccio che avrebbe potuto scrivere di argomenti decisamente più alti.

Boccaccio difendendosi desidera dimostrare la naturalezza del sentimento amoroso e degli istinti sessuali e per argomentare la sua tesi narra una breve novella, priva di conclusione, che ruota tutta attorno all’importanza del buon uso delle parole.

La critica infatti aveva accusato Boccaccio di parlare in modo troppo diretto e con un lessico troppo colorito delle vicende amorose che riguardavano i suoi personaggi. 

La novella delle papere narra la storia di Filippo Balducci, un uomo che perde molto presto l’amata moglie e che si ritrova a crescere da solo il figlio avuto da lei. Filippo e il figlio si ritirano su un monte dove il padre fa condurre al bambino una vita da eremita parlandogli solo della religione e non del mondo.

Compiuti 18 anni, il figlio convince il padre a farsi portare a Firenze, in occasione della gita il ragazzo verrà in contatto per la prima volta con il mondo e si meraviglierà di qualsiasi cosa veda compreso un gruppo di donne che passeggiano per la strada.

Il giovane entusiasta chiede al padre cosa siano quelle creature meravigliose e Filippo, tentando di salvare il figlio dalla malvagità della carne, racconta al giovane che si tratta di papere.

Il ragazzo sempre più attirato da quelle nuove creature chiede al padre se sia possibile prenderne una, qui si chiude la novella del Boccaccio.

La novella delle papere, che si configura come la centunesima novella del Decameron e non viene quindi considerata nel conteggio complessivo delle 100 novelle, è volta a dimostrare la superiorità della natura sull’ingegno e l’importanza di chiamare le cose con il proprio nome, in quanto la storpiatura del termine non cambia la sostanza dell’oggetto, dimostrando così come il suo lessico chiaro e pregnante, motivo di critica nei suoi confronti, di fatto rappresenti un valore aggiunto all’opera. 

(losbuffo.com)

Alice Consigli 

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.