Il mistero di Vesta è ormai stato svelato grazie agli zirconi

Vesta è l’asteroide più studiato, e del quale si sono raccolti più dati e più campioni. È molto interessante per le sue caratteristiche fisiche. Eppure solo da poco tempo si è trovata risposta alle domande più importanti riguardanti questo corpo.

L’asteroide Vesta

Vesta è il secondo asteroide più grande della Cintura degli Asteroidi, che si trova tra le orbite di Marte e Giove. Ha un diametro medio di 503 km e una massa che corrisponde al 12% dell’intera massa della fascia. La sua forma e le sue caratteristiche hanno da sempre incuriosito gli scienziati.

Vesta

Vesta è il secondo asteroide più grande (dopo Ceres) della Cintura degli Asteroidi ed è il più luminoso, talvolta visibile ad occhio nudo.

Struttura interna di Vesta

Esso ha un raggio medio di 503 km e una massa di circa 2,7 x 1020 kg. Vesta ha una forma di uno sferoide oblato, ha una rotazione prograda ed una velocità piuttosto alta per un asteroide (periodo di rotazione di circa 5,34 ore). Le sue temperature vanno da -20°C a -190°C. Quando il Sistema Solare si era appena formato, Vesta era così caldo da fondere al proprio interno, ciò ha permesso la differenziazione dell’asteroide. Si pensa che Vesta abbia un nucleo metallico composto prevalentemente di ferro e nichel, un mantello roccioso con olivina e una crosta superficiale di roccia basaltica. Sulla superficie sono presenti numerosi crateri, segno di collisioni, il più grande è il cratere Rheasilvia, che ha un diametro di 505 km e che si trova vicino al polo sud. Inoltre è uno dei sei corpi di cui abbiamo campioni fisici, gli altri cinque sono l’asteroide Itokawa, la cometa Wild 2, la Luna e la Terra.

La missione Dawn e i risultati

Schema della collisione tra Vesta ed un altro asteroide

La missione spaziale Dawn, della NASA, iniziata nel lontano 2011, che ha mappato Vesta, ha riportato un insolito ispessimento della crosta nell’emisfero sud dell’asteroide. Vesta ha mantenuto la sua crosta, il suo mantello e il suo nucleo metallico, molto simile a quello della Terra. Presso il centro Eth di Zurigo, sono state fatte due datazioni molto precise, usando l’uranio e gli isotopi del piombo in due dozzine di zirconi, le due datazioni sono 4.558,5 e 4.525,39 milioni di anni fa. La prima data corrisponde alla formazione della crosta. Mentre la seconda corrisponde a uno scontro tra Vesta e un asteroide (di dimensioni di circa 1/10 di Vesta), che ha distrutto l’emisfero settentrionale di Vesta; i residui della collisione si sono depositati nell’emisfero sud, dando all’asteroide la particolare forma che ha tutt’oggi e ciò spiega sia l’ispessimento della crosta, sia l’assenza di minerali di olivina nel mantello.

Metodo di datazione Uranio-Piombo

Schema del decadimento radioattivo degli isotopi dell’uranio in piombo

Il metodo di datazione U-Pb (uranio-piombo) è stato ideato nel 1907 da Boltwood ed è uno dei metodi più usati per la datazione delle rocce. Il minerale più usato per questa datazione è lo zircone poiché è particolarmente resistente alle alterazioni chimiche e all’erosione, mantenendo così la sua composizione originaria. Il processo si basa sul decadimento radioattivo dell’uranio in piombo, infatti lo zircone incorpora nella sua struttura l’uranio, mentre respinge il piombo, quindi tutto il piombo legato ad uno zircone è il prodotto del decadimento radioattivo, avvenuto dopo la formazione del minerale. Per determinare l’età della roccia si usano i rapporti tra gli isotopi di uranio e quelli di piombo. Il primo rapporto mette a confronto 238U e 206Pb, mentre il secondo rapporto si ha tra 235U e 207Pb.

Laura Messina

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