YouTube dichiara “guerra” ai contenuti generati dall’AI. Soprattutto a quelli che sta inondando i social network, come lo Skibidi Boppy.

La piattaforma video di proprietà di Google si prepara a introdurre nuove regole per contrastare la proliferazione di contenuti non autentici e prodotti in serie grazie all’uso sempre più diffuso dell’intelligenza arti.
Cosa sta succedendo?
La piattaforma di condivisione video più popolare al mondo si trova al centro di una tempesta mediatica che ha coinvolto milioni di creator digitali negli ultimi giorni.O meglio, fare finta di esserlo. Sui social, ovviamente. A breve, il colosso dello streaming aggiornerà le linee guida del suo Programma Partner, così da definire più dettagliatamente quali tipi di contenuti potranno generare ricavi e quali, invece, saranno esclusi. A partire dal prossimo 15 luglio cambieranno delle regole molto interessanti su YouTube relative ai video generati dall’IA monetizzazione a rischio per i contenuti “non autentici”. Si tratta una delle ultime politiche e delle linee guida applicate al colosso della piattaforma di streaming proprietaria di Google. Certamente è un provvedimento volto a contrastare la proliferazione di contenuti generati con l’intelligenza artificiale, che se non moderati rischierebbero di surclassare

Intelligenza artificale sui social
Questa mossa arriva in un momento cruciale, con l’intelligenza artificiale che sta rivoluzionando la creazione di contenuti. Mentre l’IA offre nuove opportunità per l’innovazione e la scalabilità, la sua crescente sofisticazione solleva anche questioni complesse riguardo all’autenticità e alla potenziale diffusione di disinformazione. YouTube sembra voler tracciare una linea chiara tra ciò che considera creazione genuina e ciò che potrebbe essere percepito come manipolazione o contenuto a basso valore. La sfida per i creator sarà adattarsi a queste nuove direttive, trovando un equilibrio tra l’utilizzo degli strumenti AI per migliorare la produzione e il mantenimento dell’originalità e dell’integrità dei propri contenuti. Sarà interessante vedere come questa evoluzione influenzerà il panorama della creazione digitale e la relazione tra piattaforme, creator e pubblico.

Censura
Il Novecento, secolo di grandi sconvolgimenti e ideologie contrastanti, fu anche un’epoca in cui la censura assunse forme pervasive e capillari, manifestandosi come strumento essenziale di controllo sociale e politico da parte dei regimi autoritari e, in misura diversa, anche in contesti democratici. Dai roghi di libri nelle dittature totalitarie, come quella nazista e fascista, alla soppressione di opere letterarie e artistiche ritenute “degenerate” o “scomode”, la censura mirava a plasmare l’opinione pubblica, eliminare il dissenso e imporre una narrazione unica e conforme al potere. Ogni mezzo di comunicazione, dalla stampa al cinema, dalla radio al teatro, fu sottoposto a un controllo minuzioso, con l’obiettivo di filtrare informazioni, idee e immagini che potessero minare l’autorità dello Stato, la moralità dominante o l’immagine pubblica del regime. L’impatto fu profondo, limitando la libertà di espressione, impoverendo il dibattito culturale e spingendo molti artisti e intellettuali verso l’autocensura o l’esilio, ma al contempo, in alcuni casi, stimolando forme di resistenza creativa e comunicativa che cercavano vie traverse per aggirare le maglie del controllo.