Binge Drinking e Giovani: Ripensare la Cultura del Bere nelle Scuole Italiane.

La scorsa estate, la costa marina abruzzese è diventata teatro di un dramma collettivo.: la Notte Rosa, manifestazione molto amata da giovani e turisti.
Binge drinking fra i giovani
Il binge drinking giovani è oggi una delle principali emergenze sanitarie che riguarda la fascia giovanile in Italia. Non si tratta più soltanto di una questione di comportamenti individuali, ma di un fenomeno sociale dal forte impatto collettivo, che mette in discussione la cultura del bere Italia. L’allarme lanciato dall’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto Superiore di Sanità mette l’accento sulla necessità di trovare risposte sistemiche, coinvolgendo in prima linea il mondo della scuola e le famiglie. Per binge drinking si intende l’assunzione di una quantità elevata di bevande alcoliche in un breve periodo di tempo – solitamente 5 o più unità alcoliche nell’arco di due ore nel caso dei maschi, 4 per le ragazze. Questo comportamento, spesso sottovalutato, ha effetti devastanti soprattutto nella popolazione giovane, il cui organismo è meno preparato a smaltire l’alcol.

Rito sociale
Il binge drinking è spesso associato a un desiderio di evasione dalla routine quotidiana o dallo stress, ma le sue conseguenze sono tutt’altro che innocue, comportando rischi immediati come incidenti, atti di violenza, e intossicazione acuta, oltre a danni a lungo termine sulla salute fisica e mentale. Sebbene sia spesso normalizzato come un rito di passaggio, il suo impatto a livello sociale e sanitario solleva serie preoccupazioni sul benessere della nuova generazione.Non si tratta di un consumo abituale e moderato, ma di una rapida e massiccia assunzione di alcol, spesso con l’obiettivo deliberato di raggiungere uno stato di ebbrezza in un lasso di tempo molto breve.

Un fenomeno storico
Sebbene il termine sia una definizione moderna e scientifica, il consumo eccessivo e incontrollato di alcol non è un fenomeno nuovo, ma ha radici profonde nella storia dell’umanità. Nelle civiltà antiche, come quella greca e romana, il vino era un elemento centrale della vita sociale e religiosa, ma le fonti storiche mostrano un’ambivalenza significativa. I Greci, per esempio, condannavano l’ubriachezza sfrenata come un segno di barbarie e perdita di controllo, distinguendo tra il consumo moderato dei simposi e l’eccesso. Allo stesso modo, il Medioevo e l’età moderna vedono l’alcol non solo come una bevanda, ma come una fonte di calorie, una medicina e un bene di scambio, con un consumo spesso quotidiano e abbondante. Tuttavia, è a partire dalla rivoluzione industriale, con l’urbanizzazione e la produzione di massa di bevande a basso costo come il gin in Inghilterra del XVIII secolo, che l’abuso alcolico di massa, con le sue conseguenze sociali e sanitarie estreme, si manifestò in modo drammatico, prefigurando le problematiche del consumo odierno. Le fonti storiche, dai testi medici ai racconti popolari e alle opere d’arte come la famosa “Gin Lane” di William Hogarth, evidenziano la consapevolezza dei pericoli legati a un consumo che, pur non definito come binge drinking, ne condivideva la natura e gli effetti devastanti.